L'emergenza rifiuti in Campania aumenta e il puzzo della monnezza di Napoli è arrivato fino a Bruxelles

03 gennaio 2008

Lo scorso dicembre la fotografia dell'Italia scattata dall'Annuario Apat 2007 presentava molte ombre e poche luci. Nell'annuario l'agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente e del territorio ha messo nero su bianco i dati di un paese sempre più inquinato, sempre più schiavo dell'automobile, sempre più incapace di ridurre i consumi energetici e la produzione di rifiuti. Tutti indicatori negativi non solo in assoluto, ma anche nella grande sfida per la riduzione delle emissioni di gas serra e la lotta ai cambiamenti climatici.
Sul fronte della produzione e dello smaltimento dei rifiuti la situazione è peggiorata in quelle zone che da troppo tempo soffrono la mancanza di una politica concreta atta a risolvere questi problemi, e quando si parla di zone sofferenti a cusa dei rifiuti inevitabilmente si deve parlare della Campania.

E' una situazione drammatica, per esempio, quella che si sta vivendo in questi giorni, e ancora in queste ore, nella regione partenopea. Nella provincia di Napoli da stamattina si sono infatti contati ben 12 roghi appiccati negli enormi cumuli di immondizia che sommergono le vie cittadine; sei pompieri feriti dallo scoppio di alcuni petardi mischiati ai rifiuti; un bus bruciato nel quartiere Pianura dai contestatori che non voglioni che si riapra l'ex discrica del luogo; sit-in davanti ai cancelli della discarica di Cercola; altri gruppi di contestatori hanno bloccato l'ingresso della superstrada a Pozzuoli. E oggi, a Napoli si prevedono oltre 2.000 tonnellate di spazzatura non rimossa.
Insomma, una situazione che per molti aspetti ricorda la pericolosa tensione sociale scoppiata nelle banlieue francesi due anni fa.

Qualcuno ieri ha detto che ''il puzzo della monnezza di Napoli è arrivata fino a Bruxelles'', e infatti di fronte ad una tale emergenza dall'Unione europea è arrivato un severo monito. "Seguiamo molto da vicino la situazione in Campania e nei prossimi giorni valuteremo se prendere nuove decisioni e adottare nuove misure". Questo l'avvertimento di Barbara Helfferich, portavoce del commissario Ue all'ambiente Stavros Dimas, che ha anche ricordato come l'esecutivo europeo, nello scorso giugno, abbia già aperto una procedura di infrazione contro l'Italia, responsabile di non aver seguito le indicazioni comunitarie in materia di smaltimento dei rifiuti. Col rischio di dover pagare nuove multe salatissime e perdere i finanziamenti comunitari. A giugno, infatti, la Commissione si disse "scioccata" dalle immagini televisive che mostravano le strade di Napoli invase dall'immondizia e i cittadini disperati che davano fuoco a cumuli di rifiuti. Di qui l'accusa all'Italia di non fare abbastanza per risolvere "un problema che crea rischi di diffusione di malattie e di inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo e che dunque desta gravi preoccupazioni per la salute umana e per l'ambiente".
Per Bruxelles, in particolare, "gli impianti regionali per lo smaltimento dei rifiuti sono inadeguati, in palese violazione degli obblighi comunitari previsti nella direttiva quadro sui rifiuti". Per questo all'Italia si era chiesto di "agire prontamente per adeguarsi e rimettere in efficienza gli impianti". A distanza di sei mesi, però - si lamenta negli uffici della Commissione Ue - Bruxelles è ancora in attesa di una risposta da parte del governo italiano. Mentre è ormai scaduto il termine del 24 dicembre fissato per l'attuazione del decreto varato lo scorso giugno che prevede un piano per l'apertura di nuove discariche.

L'emergenza rifiuti sarà sul tavolo della Commissione Ue già lunedì 7 gennaio quando riprenderanno i lavori dell'esecutivo europeo dopo la pausa festiva. La cosa più probabile, almeno per il momento - spiegano fonti della Commissione - è che Bruxelles decida di andare avanti con la procedura di infrazione già aperta nel giugno scorso, passando alla seconda fase., portavoce del commissario Ue all'Ambiente. L'Unione aveva già avviato nel giugno scorso l'iter per una procedura di infrazione a carico dell'Italia, inosservante delle direttive comunitarie sullo smaltimento rifiuti. Il 7 gennaio, data in cui si riunirà l'esecutivo europeo, potrebbe partire alle volte di Roma una sorta di ultimatum prima del ricorso davanti alla Corte di giustizia europea, organismo deputato eventualmente a comminare sanzioni nei confronti dell'Italia.

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03 gennaio 2008

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