A RISCHIO CROLLO

Le opere pubbliche italiane, costruite col materiale della Calcestruzzi Spa, potrebbero essere pericolose

01 febbraio 2008

L'indagine sulla Calcestruzzi Spa si allarga in tutta Italia per accertamenti e controlli di fondamentale importanza. Infatti, nell'inchiesta condotta dalla Procura di Caltanissetta (culminata nei giorni scorsi con l'arresto di quattro persone tra cui l'amministratore delegato della società Mario Colombini [leggi]) si è ipotizzato che sia stato utilizzato in tutto il Paese calcestruzzo “depotenziato” - e dunque non a norma di sicurezza - per le opere pubbliche, in modo da creare “fondi neri” per pagare il pizzo a Cosa nostra. Dunque, la preoccupazione (fondata) è quella di avere un Paese disseminato di infrastrutture e costruzioni che rischiano di crollare miseramente cagionando danni che qui non vogliamo immaginare ma facili da paventare.

In Sicilia le opere che la Dda di Caltanissetta ha sottoposto a screening sono quattro: la strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi e lo svincolo di Castelbuono-Pollina (che si sviluppa su un lungo viadotto) sul tratto autostradale A20 Palermo-Messina, un innesto non ancora inaugurato sulla Caltanissetta-Gela, il nuovo palazzo di giustizia di Gela e il Porto Isola-Diga Foranea della stessa cittadina. Per queste opere sarebbero stati forniti conglomerati composti da minor quantitativo di cemento rispetto alla quantità prevista nei relativi contratti di fornitura, "procurando così un ingiusto profitto di circa due euro per metro cubo di calcestruzzo fornito". In questo modo gli inquirenti sottolineano che hanno indotto in errore le rispettive stazioni appaltanti: la Prefettura di Caltanissetta, il Ministero della Giustizia e il Comune di Gela, il C.A.S. S.p.a. (Consorzio Autostrade Siciliane) e l'Anas Spa, "che ricevevano conseguentemente - per i pm - un danno di rilevante gravità".
I minori quantitativi di cemento e il diverso "mix design" fanno sorgere ai magistrati dubbi sulla resistenza statica e dinamica delle opere sequestrate o ancora sulla loro durabilità.
Gli inquirenti hanno inoltre osservato che dopo l'intervento della magistratura avvenuta nei mesi scorsi, l'impresa che ha realizzato lo svincolo di Castelbuono-Pollina, ha svolto opere di consolidamento alle fondamenta, mettendo così in sicurezza la struttura "che altrimenti non presentava caratteristiche minime necessarie al superamento di un collaudo statico". Diverso è il caso della Diga Foranea di Porto Isola di Gela per la quale gli inquirenti ritengono, in base alle consulenze tecniche, che il minor quantitativo di cemento non incide in modo significativo sulla resistenza statica dei "core loc" quanto sulla loro durabilità in relazione all'ambiente aggressivo in cui si trova.

Come dicevamo, la preoccupazione dei magistrati nisseni, Renato Di Natale e Nicolò Marino - motivata da elementi concreti -, è che questo “metodo di costruzione siciliano” possa essere stato esportato dal colosso di Bergamo anche negli impianti del resto d'Italia che riforniscono i più grossi cantieri di opere pubbliche, fra i quali quelli di alcuni tratti della Tav, della nuova metropolitana e del maximuseo d'arte contemporanea di Roma, del nuovo palazzo della Provincia di Milano, del nuovo ponte sul Po di San Rocco al Porto (Lodi), e dei cantirei della chiesa di San Paolo Apostolo a Pescara, tanto per citare quelli più recenti.
"Il sistema illecito - hanno scritto i magistrati - è in grado di funzionare su tutto il territorio nazionale e comunque dalla sede centrale è stato seguito e avallato. Gli elementi raccolti sul sistema informatico inducono allo stato a ritenere che l'intera struttura della Calcestruzzi sia in condizione di utilizzare il sistema della doppia ricetta". Ma spieghiamo cos'è il sistema della ''doppia ricetta'': per accertare la qualità del calcestruzzo gli impianti produttori fanno quella che si chiama “prova cubetto” (ossia, si sottopone un cubo di calcestruzzo ad alte pressioni per verificarne resistenza, durata, etc.). Le prove fatte nell'impianto della Calcestruzzi Spa di Castelbuono dava sempre esito negativo. Ma alla fine, qualche campione preso a sorpresa e fatto esaminare fuori, rivelò quello che è stato battezzato il metodo della "doppia ricetta". Quella ufficiale, con la composizione a norma di legge dei conglomerati da fornire alle aziende, e quella taroccata con un risparmio di cemento che fruttava all'azienda ben 2,40 euro a metro cubo. Per fare un singolo esempio: con la sola fornitura di cemento alla ditta che stava realizzando la galleria dell'autostrada Palermo-Messina a Castelbuono, la Calcestruzzi Spa avrebbe costituito un "fondo" di 240 mila euro con i quali pagare la quota di Cosa nostra.

Il Ponte sullo Stretto col materiale della Calcestruzzi Spa
Dalle pieghe dell'inchiesta, è venuto fuori che la grande società di Bergamo era pronta a scendere in campo per quella che si profilava come la più grande opera pubblica di Sicilia: il Ponte sullo Stretto di Messina. A rivelarlo un ex dipendente dell'azienda, Salvatore Paterna, arrestato nei mesi scorsi e accusato di collusioni mafiose, che sta parlando con i magistrati.
Infatti, proprio in previsione della realizzazione della faraonica costruzione la Calcestruzzi Spa aveva aperto a Messina uno stabilimento. La società era sicura che avrebbe fornito il calcestruzzo all'impresa chiamata a realizzare il ponte.
Salvatore Paterna, ex dipendente dell'azienda, ha dichiarato ai pm: "La Calcestruzzi Spa aprì l'impianto di Messina in previsione della costruzione del ponte sullo Stretto; del resto Impregilo ex Girola spa ha sempre lavorato con la Calcestruzzi". Paterna ha fatto capire agli inquirenti che la Calcestruzzi voleva mettere le mani sull'affare miliardario.
Il collaboratore di giustizia Calogero Barberi ha indicato proprio Paterna, che all'epoca era dipendente della Calcestruzzi, come affiliato a Cosa nostra a Riesi (Caltanissetta). Paterna, interrogato dai pm dopo essere stato arrestato, ha riferito dettagliatamente le modalità seguite dalla Calcestruzzi spa per creare fondi neri "da destinare alla criminalità organizzata o per conseguire illecitamente indebiti guadagni". Paterna, quale dipendente della Calcestruzzi, sosteneva di conoscere bene questi meccanismi e di avere aiutato Giovanni Laurino, raggiunto l'altro ieri da un provvedimento cautelare, a farli funzionare. Il dichiarante ha pure delineato il coinvolgimento di Fausto Volante, direttore di zona per la Sicilia e la Campania, anche lui raggiunto l'altro ieri da un provvedimento cautelare, nelle attività ritenute illecite in favore della Calcestruzzi e della mafia.

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01 febbraio 2008

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