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90 arresti tra Palermo e gli Stati Uniti: presi i boss mafiosi del ''nuovo patto Italia-Usa''

07 febbraio 2008


 












Una retata del genere non si vedeva dagli anni Ottanta, gli anni per intenderci della ''Pizza Connection'': gli agenti della Polizia di Stato e quelli del Federal Bureau of Investigation, l'FBI, hanno arrestato una novantina di persone su disposizione dei magistrati della procura distrettuale di New York e dei pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, nell'ambito dell'inchiesta “Old bridge”.
Nell'inchiesta sono coinvolti esponenti delle famiglie mafiose palermitane, nomi già noti per le inchieste sui traffici internazionali di stupefacenti tra l'Italia e gli Stati Uniti che avrebbero riallacciato relazioni sul territorio americano, in particolare con uomini della famiglia mafiosa americana degli Inzerillo-Gambino.

Nella maxi operazione sono stati impiegati oltre 300 uomini della squadra mobile di Palermo e del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato. L'attività d'indagine dei poliziotti si è sviluppata in stretto raccordo con la Procura distrettuale antimafia di Palermo con il coordinamento della Direzione nazionale antimafia. Gli arresti hanno permesso di disarticolare ulteriormente le famiglie mafiose collegate al capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano e, dopo di lui, a Salvatore Lo Piccolo, anche in relazione ai suoi collegamenti internazionali. A Palermo, nelle borgate di Passo di Rigano, Cruillas, Boccadifalco e nei paesi di Torretta e Carini, la squadra mobile e il Servizio centrale operativo (Sco) hanno eseguito circa trenta ordini di fermo disposti dalla Dda, mentre a New York, nei quartieri di Cherry Hill e Brooklyn, sono stati effettuati 60 arresti.
Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate a Palermo dai procuratori Giuseppe Pignatone, Maurizio De Lucia, Domenico Gozzo, Roberta Buzzolani, Michele Prestipino, Nino Di Matteo e Guido Lo Forte.
 
L'inchiesta "Old bridge", di competenza italiana, riguarda esponenti mafiosi in collegamento con gli americani sui quali stanno indagando l'FBI coordinati dai magistrati della procura distrettuale di New York, che hanno ordinato l'arresto di Frank Calì, ritenuto il nuovo capomafia della famiglia Gambino. Il boss, secondo le indagini, è da alcuni anni in contatto con i mafiosi palermitani che facevano capo a Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo.
L'analisi dell'FBI sui flussi finanziari riferibili al gruppo mafioso di New York Calì-Inzerillo, ha consentito di individuare numerose società americane che operano nel settore delle costruzioni e della distribuzione di prodotti alimentari, collegate con l'Italia e i boss palermitani, per un giro d'affari di milioni di dollari. Al centro della complessa struttura societaria riferibile a Frank Calì, meglio conosciuto come ''Franky Boy'', e di molteplici flussi finanziari e bancari, secondo l'FBI vi sarebbe uno studio legale di Brooklyn che gestisce le transazioni finanziarie e le attività di intermediazione connesse all'acquisto di immobili, al controllo di numerose società per conto di  Calì e di altri indagati appartenenti al suo clan.

Il ruolo di "amministratore" degli interessi della famiglia Gambino da parte dello studio legale di Brooklyn, era emerso in diverse indagini dell'FBI, in particolare quelle fatte sul conto di Tommaso Gambino, di 34 anni, detto Tommy, figlio di Rosario Gambino, il boss siciliano imputato nel processo "Pizza Connection". Per l'Fbi Tommaso Gambino appare come un importante "manager finanziario" che opera tra l'Europa e gli Stati Uniti. L'uomo è cittadino italiano e statunitense, ed è ritenuto un personaggio di notevole spessore criminale che fa parte di una famiglia di narcotrafficanti inserita nella Lcn (La Cosa nostra) denominata "Milano" che opera a Los Angeles. Secondo gli investigatori i Gambino avrebbero pure avviato un vasto traffico di ecstasy, costituendo una società di copertura in Spagna.
Ma questa prima retata è solo l'inizio di una più vasta iniziativa anticrimine concertata dall'Italia e dagli Usa. Gli investigatori, infatti, sono sulle tracce dei Padrini americani alleati degli Inzerillo, dei Mannino, dei Di Maggio e dei Gambino, da almeno due anni. E dopo due anni, a rimanere impigliati nella trappola preparata dalla polizia italiana e dall'Fbi, sono stati tutti personaggi mafiosi di primissimo piano.

FRANKY BOY E GLI ALTRI
Si chiama Francesco Paolo Augusto Calì, ma a Brooklyn lo conoscono tutti come Frank o Franky Boy. E' nato a New York da genitori di Palermo, e si è sposato con una Inzerillo da cui ha avuto due figli, la sua "combinazione" nella famiglia Gambino risale a molti anni fa. E' considerato l'"ambasciatore" di Cosa Nostra americana nell'impresa di mettere ordine nei rapporti con le "famiglie" di Palermo. Sin dalla fine del 2003 molti mafiosi siciliani sono volati dall'Italia a New York per incontrarlo, per fare business, per riferire proprio a Franky Boy come andavano le cose in Sicilia.
Frank Fappiano e Micheal Di Leonardo, due collaboratori dell'Fbi, ai poliziotti americani hanno rivelato tutte le attività di Franky Boy all'interno dell'organizzazione dei Gambino d'America.
"Frank è amico nostro, è il tutto di là", confidava in una telefonata il mafioso Gianni Nicchi (uno degli uomini d'onore siciliani che hanno fatto la spola fra Palermo e gli States) al suo capomandamento Antonino Rotolo. Era chiaro che "è il tutto di là" voleva dire che era Frank a comandare a New York.

E se a ''Bruccolino'' è stato arrestato l'"ambasciatore" della Cosa nostra americana, a Palermo è finito nella rete Giovanni Inzerillo, il figlio secondogenito di Totuccio, uno dei grandi capimafia siciliani prima dell'avvento dei Corleonesi. Giovanni Inzerillo fa l'imprenditore edile come ufficialmente lo era anche il padre, ha 36 anni, secondo gli investigatori ha "debuttato" in Cosa nostra in un summit tenuto l'11 agosto del 2003 al ristorante "Al Vecchio Mulino" di Torretta, un paesino a una ventina di chilometri da Palermo sulla strada provinciale che porta a Trapani. Quel giorno, al "Vecchio Mulino", si riunirono una quindicina di mafiosi - c'erano anche il cugino Giuseppe Inzerillo e gli zii Giovanni Angelo Mannino e Calogero Mannino - per discutere il loro gran rientro nella Cosa nostra palermitana. Qualche mese dopo a Giovanni Inzerillo fu affidato il compito di accompagnare il vecchio boss Filippo Casamento prima in Canada, a Toronto, per incontrare uomini d'onore di origine italiana come Michele Modica e Michele Marrese, e poi a New York.

Ed è Filippo Casamento un altro dei mafiosi coinvolti nel blitz di questa notte. Già sottocapo della "famiglia" di Boccadiflaco (prima che i Corleonesi prendessero il potere) e fra gli organizzatori dei traffici della "Pizza Connection", Filippo Casamento è fra i protagonisti del ritorno in Sicilia degli Inzerillo. E' stato lui a "garantire" per gli eredi di quelli che erano una volta i padroni di Passo di Rigano. Dal 2003 il mafioso Nicola Mandalà, aveva attivato canali e contatti tra questi ultimi e le famiglie americane della Lcn.
Gli investigatori però non hanno accertato se Mandalà fosse stato autorizzato da Provenzano, con cui ha avuto un rapporto molto stretto perchè ne gestiva la latitanza, oppure se è stato spinto dal capomafia Salvatore Lo Piccolo. Di certo Mandalà ha effettuato diversi viaggi negli Stati Uniti dove ha incontrato Frank Calì e altri affiliati al clan degli Inzerillo di New York sospettati dall'Fbi di essere coinvolti in traffici di droga.

[Da sinistra, Frank Calì, Nicola Mandalà e Gianni Nicchi, con le fidanzate]

Comunque l'inchiesta sugli Inzerillo e sui Gambino non è ancora finita. Intanto è certo che il "piano" degli Inzerillo di riconquistare Palermo è fallito. I boss della mafia storica siculo-americana sono stati fermati proprio mentre si stavano riorganizzando.

- Leggi l'ordinanza palermitana (pdf)

- Palermo/NY: le catture dei boss
(la Repubblica Tv)

- Il ritorno degli americani (Guidasicilia.it)

 

 

 

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07 febbraio 2008

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