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Stragi del '93: chiesto l'ergastolo per il boss Tagliavia

Per i pm essenziale la collaborazione di Gaspare Spatuzza, pentito "affidabile e di indiscutibile attendibilità"

17 giugno 2011

Il pm di Firenze Giuseppe Nicolosi e Alessandro Crini hanno chiesto l'ergastolo per il boss mafioso Francesco Tagliavia, accusato di essere uno dei mandanti degli attentati organizzati da Cosa nostra nel 1993, in via Georgofili a Firenze (27 maggio), San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma (28 luglio), e via Palestro a Milano (27 luglio). Nella sua requisitoria il pubblico ministero ha chiesto alla Corte d'Assise di Firenze la pena dell'ergastolo con tre anni di isolamento diurno.
Il pm Alessandro Crini avrebbe infatti parlato di "intrinseca credibilità processuale" del contributo del pentito Gaspare Spatuzza, nell’udienza che si è svolta ieri nell’aula bunker di Firenze. In aula erano pressenti il procuratore Giuseppe Quattrocchi e l’ex procuratore aggiunto Francesco Fleury che partecipò negli anni scorsi alle indagini sulle stragi.

Il primo a prendere la parola è stato il pubblico ministero Giuseppe Nicolosi che ha ripercorso la storia di Tagliavia e il suo ruolo. Nicolosi ha sottolineato che la stagione delle stragi, per cui sono stati condannati con sentenza definitiva capi e gregari, tra cui Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano e Matteo Messina Denaro, è stata "unica, con il solo precedente della guerra, per la devastazione del patrimonio artistico" e duenque ha delineato la figura di Tagliavia, boss al comando della famiglia di Corso dei Mille. "I collaboratori sfilati in questa aula - ha ricordato il pm - hanno ben definito quale era la sua posizione, la sua caratura e i suoi rapporti con Graviano, il vero dominus della vicenda delle stragi. Tra le sua attività primarie ci sono il contrabbando e il traffico di hashish". Tagliavia, ha ricordato ancora Nicolosi, cerca collaborazione a Firenze per il supporto logistico alla strage di via dei Georgofili. "Spatuzza – ha proseguito il pm – ha spiegato che Tagliavia mise a disposizione della campagna di stragi tre suoi uomini: Barranca, Giuliano e Lo Nigro. La loro disponibilità è dimostrata dagli atti criminali compiuti insieme. E che Tagliavia abbia avuto ruolo nelle stragi lo dimostra il fatto che i tre erano a sua completa disposizione".

Il pm ha ripercorso anche il ruolo di Spatuzza ("una persona vicinissima ai Graviano [...] La sua attendibilità è indiscutibile per la procura"), che con le sue dichiarazioni ha permesso di avviare il processo contro Tagliavia, ricordando che "venne chiamato dopo 'il fallimento dell’attentato' di via Fauro e gli venne richiesto di esercitare il ruolo che poi Spatuzza ha svolto" a Firenze. "Viene convocato - ha ricordato Nicolosi - e gli viene detto, presenti Graviano, Tagliavia, Denaro, che si deve spostare su Firenze".
Parlando poi dell’attendibilità di Spatuzza, il pm Crini ha sottolineato che il collaboratore di giustizia "espone sempre cose che nella propria posizione criminale è in grado di dire. Non ci mette dentro altre cose. Ma si mantiene sempre nell’area di fatti legati al calibro che gli compete".
Il magistrato ha affrontato anche il tema della trattativa e ha sottolineato che non c’è solo quella del 'papello' di cui Giovanni Brusca parlò proprio al processo di Firenze affermando che il referente era il senatore Nicola Mancino e che le stragi non furono una reazione al 41 bis, ma piuttosto al maxiprocesso. Secondo Crini "ce ne sono state anche altre" a diversi livelli. "In un contesto d’emergenza così inusitato - ha detto - dopo Capaci e via D’Amelio si trattò di sfruttare la situazione e vedere di trovare un filo di contatto". Ma, ha concluso il pubblico ministero, "bene ha fatto la corte a voler approfondire" la questione della trattativa tra Stato e mafia e quella dei mandanti. Approfondimenti che "dimostrano – secondo Crini – che non vi sono gli estremi per poter contestare a qualcuno al di fuori di Cosa Nostra il concorso nelle stragi".

E' stato il pm Nicolosi a prendere la parola alla fine per pronunciare la richiesta di ergastolo per Tagliavia. "Riteniamo Tagliavia pienamente responsabile dell’avvio della campagna di stragi e di tutti i fatti di strage, con l’aggravante di terrorismo e di eversione. E allora le conclusioni sono doverose. Non vogliamo demonizzare Tagliavia. Vogliamo che abbia il suo".

L'associazione Familiari delle Vittime: "Per Tagliavia una pena giusta" - "L'accusa ha chiesto l'ergastolo per Francesco Tagliavia. Se Francesco Tagliavia, il quale pare abbia usato rispetto alle stragi l'espressione 'fermate il bingo', ricostruita la prova penale, risulterà colpevole tra l'altro di aver messo a disposizione i mafiosi Barraca, Lo Nigro e Giuliano, soggetti che tanto dolore hanno arrecato alle nostre famiglie, crediamo che la condanna a vita, ovvero 'fine pena mai', salvo eventuale collaborazione con la giustizia, sia quanto Tagliavia Francesco si merita. Quindi tutto il nostro sostegno all'accusa, Nicolosi/Crini, nella quale fortemente crediamo". Queste le parole, in una nota, di Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, a proposito della richiesta dell'ergastolo per il boss Tagliavia. "Diciamo questo - ha aggiunto Maggiani Chelli - per i nostri morti e i nostri feriti, per noi stessi, ma anche per tranquillizzare sul fatto che mai e poi mai abbiamo voluto allontanare la Corte dai fatti di strage che ci riguardano, anche quando abbiamo chiesto di ascoltare altri testimoni, lontani di sicuro dallo stretto contatto dell'esplosivo stesso come sembra essere stato Tagliavia, ma non per questo non informati su quanto avveniva in Italia in quel maggio del 1993".

"Del resto se noi oggi avessimo la certezza che per le stragi del 1993 si potesse solo sperare in un processo contro i 'mandanti esterni' a Cosa Nostra, mai avremmo cercato di inserire in questi atti processuali tarati sulla mafia qualcosa di diverso dai soli fatti legati a Francesco Tagliavia. Purtroppo, la storia di questo infausto Paese in fatto di verità sulle stragi ci ha fatto maestri della diffidenza. Per questo abbiamo fatto tutto quanto sta nelle nostre possibilità anche all'interno di questo processo penale per l'accertamento della verità tutta, contando in un futuro più illuminato, durante il quale questi atti del processo al mafioso Tagliavia, si leggeranno e verranno ampiamente pubblicati. Infatti è più che noto che noi aborriamo la salvaguardia di un sistema soprattutto a livello politico , quello attuale, che a livello di mandanti esterni a cosa nostra sulla strage di via dei Georgofili vuole fortemente ignorare l'enormità del torto subito da nostri parenti", ha concluso la signora Maggiani Chelli.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Corriere.it, Il Fatto Quotidiano]

 

 

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17 giugno 2011
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