Tra arretratezza culturale e immani barbarie: l'Iran di Ahmadinejad non è più un paese islamico ''illuminato''

08 agosto 2007

Il regime conservatore imposto in Iran dal presidente Ahmadinejad sta trascinando indietro uno dei popoli islamici che la storia e la cultura ci aveva fatto conoscere come più illuminato.
La società civile iraniana, e insieme a questa l'Italia (leggi) e la gran parte della comunità internazionale, sono profondamente preoccupate per le continue e sistematiche condanne a morte che negli ultimi tempi  la Repubblica islamica infligge ed esegue per un numero impressionante di reati.
Nonostante siano continui i richiami per l'Iran da parte di tutta la comunità internazionale, i boia di Teheran continua ad impiccare condannati sulla pubblica piazza. L'ultima impiccagione è avvenuta l'altro ieri a Gonbad Kavus, nel nord-est del Paese, e a breve ne sono previste altre 12 nella sola città di Kerman, nel sud-est.

Dall'inizio dell'anno sono state 149, secondo notizie di stampa e testimonianze, le esecuzioni capitali avvenute in Iran, di cui molte in pubblico. Solo il primo agosto erano stati impiccati dieci uomini, di cui sette sulla pubblica piazza a Mashhad, nell'est del Paese, che erano stati condannati per reati quali rapina, ''banditismo, sequestro di persona, violenza carnale e atti contro la moralità''. Altri 16 erano stati giustiziati in due impiccagioni collettive nel carcere di Evin a Teheran nella settimana tra il 15 e il 22 luglio.

Davanti all'indescrivibile barbarie della pena di morte, viene difficile additare e preoccuparsi dei tanti altri aspetti che la rivoluzione culturale di Ahmadinejad ha imposto al popolo iraniano, ed in particolare ai giovani, soggetti per natura ad essere ''rapiti'' più facilmente dagli immorali costumi e usanze occidentali. Dopo l'esplicito divieto (divieto imposto per legge e che, quindi, prevede sanzioni per i trasgressori) di portare acconciature e abiti ''all'occidentale'', pena l'arresto (leggi), adesso per le donne di Isfahan, antica capitale e principale meta turistica iraniana, sarà severamente vietato andare in giro in bicicletta, pattini e scooter, ritenuti mezzi di trasporto sconvenienti per le donne, che quindi non potranno più farne uso in pubblico.
Queste misure restrittive, fanno paura soprattutto agli iraniani della diaspora che non esitano a esprimere i propri timori in questi giorni. Più che il divieto di circolare in bicicletta a preoccupare la più vasta società civile iraniana sono invece le condanne a morte che possono essere inflitte anche a chi si ''macchia'' di reati d'opinione.

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08 agosto 2007

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