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Tra i divari fra Nord e Sud quello della mortalità infantile, maggiore nelle regioni meridionali

Far diminuire la mortalità infantile nelle regioni del Sud è una priorità

04 giugno 2005

Le sostanziali differenze tra il Nord e il Sud Italia negli ultimi decenni si sono sensibilmente assottigliate. Rimane come caposaldo la differenza occupazionale, sempre minore nel Sud, anche se nelle regioni del Nord Est la globalizzazione ha inflitto negli ultimi anni colpi mortali.
Insieme alla classica disoccupazione, elemento di divario fra Nord e Sud è l'alta mortalità neonatale che, da quanto rivelato dal Rapporto ''La salute del bambino in Italia: problemi e priorità'', realizzato dall'Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Burlo Garofolo di Trieste (uno dei tre IRCCS pediatrici italiani), in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri e il Centro per la Salute del Bambino - Onlus, può considerarsi fra le principali criticità che affliggono le regioni del Meridione.

Il Rapporto fornisce un quadro d'insieme dello stato di salute dei bambini e degli adolescenti, condensando tutte le informazioni disponibili raccolte grazie a ricerche sul campo e dal confronto tra database nazionali e internazionali.
Scopo del Rapporto - come afferma Giorgio Tamburlini, Direttore Scientifico dell'IRCCS Istituto per l'Infanzia Burlo Garofolo  - è quello di ''costituire uno strumento di riflessione e stimolo soprattutto per quanti sono impegnati nella definizione di piani sanitari a livello regionale e locale e per la comunità intera dei professionisti e degli operatori che si occupano di salute dell'infanzia''.
 
Il tasso di mortalità infantile in Italia (4,4 per mille nati vivi) risulta molto vicino alla media UE (4,2 per mille - dati 2001), ma, tra le regioni italiane, persistono differenze notevoli nella sua componente principale, ovvero la mortalità neonatale. Infatti, nel Nord Italia solo il 2,5 per mille dei neonati muore tra il primo e il 28° giorno di vita; la percentuale nel Centro Italia sale al 2,9 per mille, per giungere al 4,3 per mille nel Sud Italia.
Considerando il tasso di mortalità infantile nell'intero primo anno di età, il dato medio nazionale del 4,4 per mille nati vivi evidenzia ancora una volta la disparità tra le regioni: 3,5 per mille al Nord, 3,9 per mille al Centro, 5,6 per mille al Sud Italia.
''Il dato indica che nel Sud Italia un bambino ogni duecento muore entro il primo anno di età, mentre al Nord ne muore uno ogni trecento - precisa Giorgio Tamburlini -. I dati mostrano come le regioni del Sud Italia evidenzino livelli di mortalità perinatale e neonatale tra i più alti di tutta l'Unione Europea, compresi i Paesi di recente annessione: Slovenia, Ungheria, Repubbliche Ceca e Slovacchia mostrano, infatti, a oggi indicatori migliori delle regioni meridionali italiane, pur in presenza di livelli socioeconomici meno favorevoli''.

''Le differenze tra Nord e Sud - sottolinea Giancarlo Biasini, Presidente del Centro per la Salute del Bambino -Onlus - rendono più evidente la necessità di attuare una regionalizzazione dei livelli di assistenza perinatale, con la razionalizzazione dei punti nascita, l'individuazione dei centri di riferimento per il trasporto sia delle donne gravide a rischio, sia dei neonati patologici. Tra gli elementi critici evidenziati dal Rapporto, anche le differenti modalità di approccio al parto, che nel Sud Italia vede un elevato numero di cesarei, che raggiungono, ad esempio in Campania, anche il 50% dei casi''.

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04 giugno 2005
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