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Tra ''pummarola dagli occhi a mandorla'' e ''vino giallo'' il Made in Italy cerca le giuste difese dalle copie cinesi

Come difendere i veri prodotti Made in Italy dalla cavalcata sul mercato dei prodotti cinesi

28 luglio 2005

''Una iniziativa comune per difendere la vera passata Made in Italy ed evitare che venga venduto al consumatore un prodotto completamente differente da quello richiesto''. È questo il sostanziale contenuto dell'accordo di filiera raggiunto tra Paolo Bedoni, Presidente della Coldiretti, e Marcello Mutti, Presidente del gruppo derivati del pomodoro dell'AIIPA (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari).
Le principali organizzazioni di rappresentanza della coltivazione e della trasformazione industriale del pomodoro in Italia convergono dunque sul comune obiettivo di difendere la produzione di passata Made in Italy, dal campo alla tavola, con misure finalizzate a garantire la qualità del prodotto e la trasparenza dell'informazione ai consumatori in etichetta.

È necessario, sostengono Coldiretti ed AIIPA, che la passata sia ottenuta solo da pomodoro fresco; tutti gli altri prodotti, ottenuti dalla diluizione del concentrato, potranno essere posti in vendita sul mercato nazionale solo con denominazioni differenti, tali da non creare confusione con la vera passata di pomodoro. Un'esigenza, questa, volta ad evitare che venga spacciato come Made in Italy un prodotto ottenuto dalla rilavorazione di concentrato di pomodoro di qualunque provenienza; in particolare di prodotto cinese, che ha rappresentato la principale voce delle importazioni di prodotti agroalimentari in Italia, con un valore che nel 2004 ha superato i 62 milioni di euro.
La passata, riferiscono le due associazioni, è uno dei derivati del pomodoro preferiti dagli italiani, che nel corso del 2004 hanno incrementato gli acquisti familiari del 10 per cento per una quantità media che, secondo i dati dell'Osservatorio Ismea-Ac Nielsen, ha raggiunto il consumo di undici chilogrammi di prodotto per nucleo famigliare. Nel 2004 l'Italia, secondo trasformatore mondiale di pomodoro dopo gli Stati Uniti, ha destinato all'industria un quantitativo che ha superato 5,8 milioni di tonnellate, il 75 per cento dei quali ottenuto in Puglia ed Emilia Romagna.

Rosso, bianco o ''giallo''?
E anche sul fronte di Bacco l'Italia deve stare attenta alla Cina. Per conquistare gli intenditori il vino cinese ha ancora molta strada da fare, ciò nonostante, il pensiero che l'impero di mezzo sfondi anche sul fronte di Bacco Cabernet cinesenon fa dormire sonni tranquilli ai viti-vinicoltori italiani. Negli ultimi vent'anni in Cina la produzione di vino è triplicata, la superficie coltivata a vite - cresciuta dell'80% dal 1997 al 2003 - supera i 350mila ettari, l'export l'anno scorso è aumentato del 200%. La Cia (Confederazione italiana agricoltori) teme che all'invasione di pomodori, pummarola in scatola e frutta segua quella di vino ''giallo''. Ovviamente, a prezzi stracciati. Per ora, la concorrenza più agguerrita è quella della California. Nel 2004 il valore delle importazioni di vini californiani è cresciuto di quasi otto volte (+670%) rispetto al 2003. Flettono leggermente (-1%) le importazioni dalla Francia, che resta comunque il nostro principale fornitore di vino. Seguito da Spagna (+3,9%), Portogallo (+20,5%), Stati Uniti (+670%), Germania (+42%), Cile (+35%), Australia (+101%).
Sul mercato Usa il vino italiano mantiene la leadership delle esportazioni (+4,2%, l'anno scorso), seguito da Australia e Francia. Per converso, in casa nostra i vini californiani stanno sfondando tra i giovani. E a far da traino, ipotizza Coldiretti, potrebbe essere stato ''Sideways'', il road movie tra vigneti e cantine della California dove i protagonisti, due amiconi che danno l'addio al celibato, hanno sempre il bicchiere in mano.

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28 luglio 2005
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