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Tra sopravvissuti e morti

Poteva essere un'immane sciagura: a Lampedusa, a Cala Francese, un barcone con a bordo 527 profughi ha rischiato il naufragio

09 maggio 2011

AGGIORNAMENTO
Non è andata, purtroppo, bene a tutti i 528 profughi del barcone incagliatosi nella notte tra domenica e lunedì sugli scogli di Lampedusa come s'era creduto inizialmente. Tre cadaveri sono stati, infatti, scoperti casualmente sotto il barcone dopo un'ispezione degli uomini della Capitaneria di porto che si erano recati con una motovedetta nel luogo dell'incidente per recuperare i gusci delle zattere utilizzate per i soccorsi dei migranti.
I tre cadaveri sono tutti maschi uno dei quali è di un giovane di circa 25 anni. I sommozzatori della Guardia costiera hanno perlustrato l’area dove si è incagliato il barcone. Lo si apprende dal Comando generale delle Capitanerie di Porto.

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Notte senza sbarchi sull'isola di Lampedusa dopo la tragedia sfiorata all'alba di domenica con 527 profughi arrivati sul barcone che si è incagliato sugli scogli. Ieri sera, Intanto, è salpata dal porto di Cala Pisana la nave traghetto 'Flaminia' con a bordo 1.296 profughi, sbarcati nei due giorni precedenti. Il traghetto raggiungerà i porti di Livorno, Cagliari e Napoli. Prima di partire sono stati tutti identificati e fotosegnalati. In nottata è arrivata a Lampedusa, e resta per il momento in rada, la nave 'Excelsior' che domani dovrebbe trasferire gli altri profugi sull'isola. A Lampedusa restano ancora 80 tunisini che nei prossimi giorni dovrebbe essere rimpatriati.

LA TRAGEDIA SFIORATA - Era ancora buio fitto a Lampedusa quando, poco prima delle quattro di notte, si sono sentite delle grida provenire da Cala Francese, alle spalle del porto commerciale. Prima grida flebili, poi le richieste di aiuto dalle centinaia di profughi stipati su un barcone in legno sono aumentate distinguendosi dal rumore del mare. 450, forse 500 persone. Alla fine, quello che doveva essere l'ennesimo sbarco di routine, ha rischiato di trasformarsi in una tragedia dalle proporzioni inimmaginabili. Poco prima di entrare in porto, dove il barcone era già atteso dagli uomini della Guardia costiera, di Finanza e Polizia, per le solite operazioni, la carretta del mare ha rotto il timone e ha proseguito il suo viaggio verso Cala Francese, proprio ai piedi del monumento dedicato ai tanti migranti morti in mare. Così, in pochi secondi, l'imbarcazione è rimasta incastrata tra gli scogli con il mare molto mosso, rischiando di capovolgersi da un momento all'altro. Immediatamente i soccorritori sono arrivati sul posto e la scena che si sono trovati davanti è stata apocalittica. Centinaia di profughi, tra cui donne e bambini, attaccati al barcone, con il terrore negli occhi, pronti a gettarsi in acqua per paura che la vecchia imbarcazione affondasse. "Servono luci, fari, presto!", urlava un finanziere. Alcuni profughi erano già in acqua rischiando di annegare. Le onde alte impedivano di salire sugli scogli. Il panico.

I ragazzi della Guardia di Finanza si sono organizzati in pochissimi minuti e mentre due di loro hanno raggiunto la barca, mettendo a rischio la propria vita, altri hanno organizzato una sorta di catena umana con una cima. Ma il buio era troppo. Si sentivano  solo le grida delle centinaia di africani impauriti, disperati. La barca più volte ha rischiato di abbattersi da un lato anche per le oscillazioni dovute ai migranti che si sono portati solo da un lato. Una donna è caduta in acqua e subito è stata tratta in salvo, ma appena arrivata sugli scogli ha iniziato a gridare: "Where is my baby, where i my baby, please?". Non sa dov'è il suo bambino di quattro mesi. I fari hanno illuminato il mare, ma non c'è traccia del bambino. Poi un uomo ha indicato un bambino sul barcone che sta per cadere in acqua e i finanzieri si sono fiondati per recuperarlo. Lo salvano e alla fine viene restituito alla sua mamma.
Molti profughi sono riusciti a risalire sugli scogli grazie alla catena umana. Il giovane tenente della Guardia di Finanza Davide Miserendino non ci ha pensato su due volte e si è gettato in acqua, tutto vestito, per prendere dei bambini caduti in mare. Più volte si è rigettato nel mare per continuare la sua opera di salvataggio. Così come il commissario di Polizia, Corrado Empoli, che è riuscito a salvare diverse donne, tirandole su dagli scogli e bambini ancora piccoli.
Intanto si sono fatte le cinque del mattino, ma è ancora buio. Nel frattempo sono arrivate due motovedette di Guardia costiera e Guardia di Finanza che hanno illuminato il barcone. Ma non è bastato. La luce continua ad essere troppo fioca e non si vede nulla. Tra i soccorritori anche dei pescatori lampedusani arrivati appena è scattato l'allarme.
I profughi riusciti ad arrivare sugli scogli, bagnati fino al midollo, sonos stati soccorsi con coperte termiche. Alla fine, sul barcone sono rimasti solo pochi profughi. Il peggio è passato. Sono le cinque e mezza e sta albeggiando, quando tocca ai finanzieri e alla Guardia costiera risalire sugli scogli per salvare la propria di vita, dopo avere salvato quella di centinaia di migranti.

I profughi salgono sui pullman della 'Lampedusaccoglienza'. Quando tutto sembra finito, si scopre che su un'ambulanza ci sono quattro bambini senza genitori. Uno ha pochi mesi, un altro poco meno di un anno e due bambine di cinque-sei anni. I piccoli vengono portati all'Area marina protetta. Qui le mamme, terrorizzate, riabbracciano i loro figli dopo avere temuto per quasi due ore di averli persi. Mentre 24 donne in stato di gravidanza sono state ricoverate al Poliambulatorio di Lampedusa. "A tutte loro è stata praticata l'ecografia - ha spiegato all'Adnkronos Pietro Bartolo, responsabile del Poliambulatorio dell'isola - e per tre di loro, con particolari problemi dovuti alla gravidanza, è stato deciso il trasferimento in elisoccorso all'ospedale Cervello di Palermo". Sempre in elisoccorso sono stati trasferiti a Palermo altri tre profughi uomini.
Ormai è arrivata l'alba e la tragedia, per fortuna, si è soltanto sfiorata. Ma come è potuto accadere? E' il maggiore Fabrizio Pisanelli, della Guardia di Finanza di Lampedusa a spiegare che una motovedetta delle Fiamme gialle ha raggiunto a una decina di miglia dall'isola la vecchia imbarcazione. "Tre nostri finanzieri esperti sono saliti sul barcone per governarlo fino all'arrivo a Lampedusa. Ma giunti in prossimità del porto si è rotta la catena del timone e la barca è diventata ingovernabile. Il nostro finanziere ha ingranato la marcia integrata per evitare di finire sugli scogli. Ma la barca si è incagliata e il mare agitato ha fatto il resto. L'importante è poter affermare che siamo riusciti a salvare tutti i profughi sulla barca".
Poche ore prima della sfiorata tragedia l'ennesimo sbarco. Un barcone in ferro di trenta metri, con la bandiera verde del regime di Gheddafi, era approdato al porto commerciale di Lampedusa con 800 profughi, tra cui 138 donne e 12 bambini.

LA TRAGEDIA CONSUMATA - Ma prima che a Lampedusa si sfiorasse la tragedia, giovedì all'alba, davanti alle coste libiche nei presssi di Tripoli, una tragedia si è consumata: un barcone con oltre 600 migranti è naufragato. Decine i migranti morti; altri si sarebbero salvati raggiungendo a nuoto la riva. L'imbarcazione sarebbe colata a picco subito dopo la partenza, a poche decine di metri dalla spiaggia, perché sovraccarica. Secondo le testimonianze raccolte dal giornalista somalo Aden Sabrie, che collabora con la Bbc, sarebbero stati recuperati 16 cadaveri di suoi connazionali, tra cui alcune donne e tre neonati, mentre altri 32 risultano ancora dispersi. Ma il numero complessivo delle vittime, provenienti anche da altri Paesi dell'area subsahariana, sarebbe di gran lunga superiore. La notizia del naufragio è stata confermata al giornalista della Bbc anche dall'ambasciatore somalo in Libia, Mohamed Abdiqani.
La notizia si è subito diffusa nel centro di prima accoglienza di Lampedusa, provocando commozione e sgomento. Una donna somala giunta nei giorni scorsi ha pianto dopo avere appreso telefonicamente da alcuni parenti che il figlio, partito con il secondo barcone, sarebbe tra le vittime. Infatti, secondo una prima ricostruzione, fatta attraverso le testimonianze di alcuni sopravvissuti, il barcone con oltre 600 migranti sarebbe partito un'ora dopo un altro che aveva un numero analogo di persone a bordo. Quasi certamente si tratta dell'imbarcazione con 655 profughi approdata in nottata a Lampedusa dopo essere stata soccorsa a circa venti miglia dall'isola dalle
motovedette della Guardia Costiera.
Venerdì, secondo quanto riportato da Laura Boldrini, portavoce dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), un altro barcone con 600 immigrati sarebbe naufragato al largo di Bengasi, in Libia, provocando la morte di decione di persone tra cui due nenonati. L'imbarcazione, stipata ben oltre la sua portata, non avrebbe resitito al carico e si sarebbe spezzata in due. "Questo ennesimo incidente in mare conferma come il regime libico sta usando i profughi senza scrupoli", ha detto la Boldrini intervistata dall'AdnKronos. "Il regime vuole che vengano riempite le barche fino all'inverosimile allo scopo di creare una pressione migratoria nei Paesi di destinazione, cioè l'Italia - ha proseguito - tutto ciò ci conferma che siamo davanti a persone senza scrupoli".
Tragico il racconto di Ifrah, una donna che si trovava sul barcone e che ha perso marito e figlio: "Per molti di loro non c'e' stato nulla da fare, compreso il mio bambino e mio marito. Siamo sopravvissuti in pochi. C'erano in acqua tanti altri bambini che sono morti. Una scena raccapricciante. Sono disperata".

"TUTTI PROFUGHI" - "Gli ultimi sbarcati a Lampedusa sono tutti profughi non rimpatriabili, partiti dalla Libia a causa della guerra". Questo il commento del ministro dell'Interno Roberto Maroni. "Si tratta di immigrati dell'Africa subsahariana provenienti dalla Libia. Il flusso di clandestini - ha aggiunto Maroni - si è invece praticamente fermato, grazie all'accordo da me firmato il 5 aprile con Tunisi".
Per il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, la colpa è tutta di Gheddafi. "Così come hanno trovato una soluzione al problema Bin Laden l'Europa o gli Stati Uniti facciano lo stesso con Gheddafi in Libia. Lo so che sono parole dure, ma noi a Lampedusa siamo ormai vicini alla disperazione". "O si trova l'accordo con la Libia o si rimuova immediatamente Gheddafi - ha detto ancora De Rubeis - tempo fa lo avevo preannunciato durante una giunta regionale siciliana che il fronte libico era alle porte e così è stato. Sono convinto che fino a quando ci sarà Gheddafi al potere noi continueremo ad avere migliaia di profughi in arrivo. E' una vera e propria ritorsione umana". E prosegue: "Prima era lo stesso Gheddafi a bloccare la partenza dei profughi, adesso invece è lui stesso ad andarli a cercare, farli imbarcare e a mandarli da noi come scudi umani per fare capire che lui non se ne andrà mai dalla Libia. Ed è disposto a fare morire centinaia di innocenti pur di raggiungere il suo scopo".
Poi, De Rubeis ha lamentato ancora una volta l'assenza di turisti a Lampedusa "che ha gravi ripercussioni su tutta l'economia locale. Nei prossimi giorni molti albergatori e commercianti hanno intenzione di consegnare le loro licenze. In questo periodo avevamo già un buon 30% di prenotazioni per i mesi di luglio, agosto e settembre. I nostri commercianti e imprenditori avranno seri problemi per pagare i contributi allo Stato" (LEGGI).

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Lasiciliaweb.it, Repubblica/Palermo.it]

- L'accusa del Guardian: «La Nato non soccorse il barcone in difficoltà» (Corriere.it)

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09 maggio 2011
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