Trattativa Stato-mafia: giunti ad una fase cruciale

I pm di Palermo scavano negli archivi del Dap per scoprire perché, tra il '92 e il '93, non venne rinnovato il carcere duro a centinaia di mafiosi

24 dicembre 2010

I pm di Palermo che indagano sulla trattativa tra Stato e mafia, mercoledì scorso sono andati a sorpresa, nella sede romana del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e hanno notificato un ordine di esibizione di tutti gli atti relativi ai provvedimenti adottati nel '92 e nel '93 sul carcere duro ai mafiosi, il periodo clou della trattativa, quello in cui l’ex ministro della Giustizia Giovanni Conso decise  - "autonomamente", ha detto lui ai magistrati e all’Antimafia - di revocare, in un caso, e non prorogare, in un altro, il regime carcerario speciale a oltre 300 mafiosi. I magistrati Nino Di Matteo e Antonio Ingroia, che si sono recati personalmente a Roma insieme a personale della polizia giudiziaria, hanno già acquisito diversi documenti; il resto del materiale sarà fatto avere alla Procura nelle prossime settimane. L'inchiesta dei pm di Palermo sulla trattativa sembra, dunque, ormai giunta a una fase cruciale.

Oltre ai provvedimenti, ministeriali, agli atti del fascicolo sulla trattativa, in cui sono indagati esponenti del Ros dei carabinieri come il generale Mario Mori, e capimafia come Totò Riina e Bernardo Provenzano, la Procura vuole consultare informative interne e documenti diretti ad altri esponenti istituzionali che abbiano avuto ad oggetto il 41 bis.
L’ipotesi che al centro del "dialogo", aperto dopo l’eccidio di Capaci tra Cosa nostra e pezzi dello Stato, ci fosse l’eliminazione del carcere duro per i capimafia, nelle scorse settimane ha spinto i pm di Palermo a interrogare sia Conso, che ha ribadito di avere deciso senza alcun input esterno le revoche, sia l’ex capo del Dap Nicolò Amato, che ha invece parlato di pressioni del Viminale volte a ottenere l’eliminazione del 41 bis per alcuni boss. Sulla vicenda sono stati sentiti anche funzionari del Dipartimento come Edoardo Fazioli che ha ricordato come tra dicembre e luglio del '93 si parlò di una possibile estensione ai capimafia dissociati del regime carcerario speciale previsto per i brigatisti che prendevano le distanze dall’organizzazione. Una rivelazione che ha molto colpito la Procura, che ha chiesto di sentire Fazioli al processo per favoreggiamento al generale Mori, perché sembra citare quasi alla lettera uno dei punti del 'papello', l’elenco delle condizioni poste da Riina per far cessare le stragi.

Presta fede a Conso, invece, il presidente dell’Antimafia Beppe Pisanu che, in un’intervista all’Ansa (LEGGI), sottolinea il rigore e il senso dello Stato dell’ex Guardasigilli, garanzie della sincerità delle sue affermazioni che di fatto negano la trattativa. Pisanu fa notare come le revoche del 41 bis del '93 non riguardarono capimafia "eccellenti". Argomentazioni confutate dalla Procura che fa notare che tra i boss a cui venne tolto il carcere duro c’erano personaggi del calibro di Diego Di Trapani, Vito Vitale e Giuseppe Farinella, pezzi da novanta di Cosa nostra.
Infine, dicono i pm, Conso, sentito specificamente sul 41 bis, otto anni fa, dal pm della Dna Gabriele Chelazzi, non fece cenno ai provvedimenti presi nel '93. Una dimenticanza? Su questo e su tanti altri punti oscuri tenta di far luce la procura di Palermo. [Fonte: ANSA]

 

 

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24 dicembre 2010

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