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Trema l'Oceano Indiano

Tre interminabili minuti per il terremoto di pasquetta che ha di nuovo scosso il Sud Est Asiatico

29 marzo 2005

AGGIORNAMENTO
TERREMOTO: TRA NIAS E SIMEULUE 430 I MORTI ACCERTATI
E' salito ad almeno 430 morti accertati soltanto tra le due isole indonesiane di Nias e di Simeulue, al largo delle coste occidentali di Sumatra, il bilancio ufficiale del terremoto di ieri: tanti sono quelli confermati dalle autorita', secondo quanto riferito da fonti governative sul posto, dopo che a Nias il numero delle vittime e' salito a 330, cui vanno aggiunte un centinaio di altre a Simeulue, piu' a nord. Stando a una portavoce del Centro Disastri per Aceh e Sumatra Nord, Erni Ginting, a Nias vi sarebbero stati pero' un migliaio di morti come minimo; mentre secondo il vice presidente dell'Indonesia, Jusuf Kalla, il bilancio del sisma potrebbe arrivare fino a duemila vittime. Per il vice sindaco del capoluogo Gunung Sitoli, Agus Mendrofa, a Nias sarebbero state invece ben diecimila su un totale di 27.000 abitanti. A detta di T. B. Silalahi, inviato speciale nell'area terremotata del presidente indonesiano Susilo Bambang Yodhoyono, a Nias e dintorni la situazione si presenterebbe in realta' meno grave di quanto stimato in un primo momento. "Ritengo che le distruzioni non siano tanto massicce quanto riferito da funzionari locali, in quanto essi hanno stilato il loro resoconto nella notte, mentre noi abbiamo avuto la possibilita' di rendercene conto dall'aria". In effetti l'emissario presidenziale finora ha effettuato unicamente un sopralluogo in aereo, mentre in concreto visitera' l'isola solo piu' tardi; e comunque, dato il pessimo stato in cui sono state ridotte le strade, non potra' approfondire le valutazioni dei danni fino a domani. (AGI)

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Ci sarebbero da cogliere i segni di un imminente apocalisse, annunciata da tempi biblici e che oggi scende sulla terra per punire gli uomini.
Un altro cataclisma all'indomani di un giorno sacro. Un'altra catastrofe che come un divino ciclo punitivo, va a chiudersi nello stesso stesso luogo.
Oceano Indiano, 26 dicembre 2004: un terremoto di magnitudo 9.2 scatenando uno tsunami di gigantesche proporzioni, toglie le vita a circa trecentomila persone (182.035 morti e 106.341 dispersi, in totale 288.376 persone scomparse).
Oceano Indiano, 28 marzo 2005, all'indomani di Pasqua: un terremoto di magnitudo 8.7 semina il panico fra le persone rimaste vive la prima volta.

Nessun messaggio da parte di Dio per gli scienziati che si aspettavano quest'altro terremoto.
Secondo l'ente sismologico statunitense Usgs, la scossa di lunedì è collegata a quello che provocò il maremoto del 26 dicembre.
Enzo Boschi, direttore dell'Istituto nazionale di geofisica ha parlato di un episodio prevedibile che ''va a completare'' l'evento catastrofico di tre mesi fa.
Dunque una gigantesca scossa di assestamento. Un ''laico'' disegno della natura che non ha interesse nel guardare in faccia o nei sentimenti, gli uomini, siano essi di buona o cattiva volontà.
Dal terremoto di Santo Stefano, vi sono state oltre 9.500 repliche nella zona.
Appena venerdì scorso un sisma di magnitudo 5.4 sulla scala Richter ha scosso gli arcipelaghi indiani delle Nicobare e delle Andamane.
L'U.S. Geological Survey, l'agenzia federale americana che monitora i terremoti da Golden, in Colorado, spiega che il sisma di lunedì è avvenuto a una profondità di 30 chilometri al largo di Sumatra.
Secondo lo Usgs, la scossa si è verificata alle 23.19 ora locale dell'Indonesia ed è durata tre minuti. La valutazione della magnitudo è andata in crescendo, arrivando fino al valore di 8.7.
L'epicentro è localizzato in una regione non lontana del sisma di magnitudo 9 gradi Richter dello scorso dicembre.

Un terremoto quello di pasquetta, capace di provocare un altro catastrofico tsunami che però non si è  manifestato.
Questa volta i centri di sorveglianza anti-Tsunami attivi nel pacifico, in Giappone e alle Hawaii, hanno dato prontamente l'allerta, avvertendo le autorità dei paesi che affacciano sull'Oceano Indiano di fare tutto il possibile per proteggersi, compreso l'ordine di evacuazione per la popolazione che vive lungo le coste interessate. L'allarme è cessato tre ore dopo il sisma, e nessuna onda anomale è stata osservata nei dintorni dell'epicentro.

Nessun nuovo grande tsunami, quindi, ma i tre interminabili minuti di terremoto hanno fatto le loro vittime, forse più di mille.
Decine di migliaia di persone residenti nella fascia costiera dei paesi colpiti dal sisma sono rientrati in mattinata rientrare nelle loro abitazioni al termine di una notte trascorsa in strada, dopo che i vari governi dei paesi asiatici hanno revocato l'allarme tsunami. Gli stati più colpiti dalla tragedia del 26 dicembre avevano esortato la popolazione a lasciare le case e spostarsi verso l'interno.
L'isola più colpita è stata certamente Nias. Il 75% delle abitazioni di Gunung Sitoli, la città principale sull'isola indonesiana, situata davanti alle coste occidentali di Sumatra, è stata colpita dalle conseguenze più dirette del sisma.
Il presidente della Croce Rossa Indonesia, Marie Muhammad, ha parlato di circa 340 vittime, precisando però che un numero ancora imprecisato di persone - forse migliaia - potrebbe trovarsi sotto le macerie degli edifici crollati in seguito al sisma. Non si dispone di dati sui feriti, ha poi aggiunto, citando invece una stima di 10mila senzatetto. Gli ultimi dati del Centro indonesiano disastri parlano invece di mille vittime sull'isola di Nias

Poco dopo il violento terremoto nell'isola indonesiana di Simeleu, situata a Nord dell'isola di Nias, un'onda anomala alta tre metri ha causato danni gravi e secondo fonti non confermate 25 morti. Il principale porto di Simeleu è gravemente danneggiato, ha affermato Endang Suwaraya, comandante principale della provincia di Aceh. Raggiunto dallo tsunami anche l'aeroporto della città costiera di Sinabang.

Tutti in salvo gli italiani in vacanza
Molta paura ma nessun danno per i circa 3.000 italiani in vacanza nelle zone colpite dal nuovo sisma di lunedì. Molti di loro si trovavano già in volo per fare rientro in Italia, e comunque le prime testimonianze dalle principali località di vacanza parlavano di un allarme dato con ordine e organizzazione. Stanno bene anche i due missionari italiani che si trovano sull'isola di Nias, quella più colpita dalla scossa. L'ambasciatore italiano in Indonesia, Franco Greco, ha però parlato in un'intervista di un nostro connazionale ferito in modo leggero. Si tratta di un padre francescano, Barnabas Winkler, 66 anni, dei Frati minori cappuccini, amministratore apostolico della diocesi di Sibolga, sul versante occidentale dell'isola di Sumatra che comprende anche l'isola di Nias, dove lo stesso padre Barnabas è rimasto coinvolto nel crollo di un edificio, provocato dal terremoto.
''Le sue condizioni sono più preoccupanti di quanto apparso in un primo momento'', ha riferito alla «Misna», agenzia di stampa delle congregazioni missionarie, padre Raymond Laia, anch'egli cappuccino. ''Ho incontrato padre Barnabas'', ha raccontato l'altro missionario, ''e le sue condizioni non sono rassicuranti. Stiamo cercando di organizzarne un'evacuazione a Medan, a Sumatra, insieme ad altri feriti gravi. L'unica possibilità per ora è l'elicottero'', ha spiegato padre Laia.

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29 marzo 2005
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