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Trentadue milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno

In Italia la raccolta differenziata si attesta in media intorno al 30%. Ultima in classifica la Sicilia

22 novembre 2011

Cominciamo dal semplice, innocuo, leggero, fazzolettino di carta. Gettato via, dove capita, ha una vita di 3 mesi, niente in confronto ad una gomma da masticare che continua a "vivere" per almeno 5 anni mentre la lattina di alluminio resiste dai 10 ai 100 anni (in acqua dura di meno), ed il sacchetto di plastica arriva addirittura a 1000 anni...
Ogni anno "produciamo" 32 milioni di tonnellate di rifiuti, il 45% destinato alle discariche, il 9,7 agli inceneritori, il 20 a combustibile e il 7,2 al compost. Quasi il 10% non ha destinazione certa o, meglio, ufficiale: resta equamente distribuito tra discariche abusive, fondo del mare, fiumi, laghi e torrenti, boschi e prati, piazze e area pubbliche in genere. Le discariche autorizzate raccolgono 3 punti percentuali di rifiuti in più rispetto alla media europea.
La raccolta differenziata si sta facendo faticosamente strada, secondo i dati ANCI-CONAI 2010 (l'istituto per la protezione e la ricerca ambientale) siamo in media al 30% e - e questo è finalmente un dato positivo -, stiamo cercando di far meglio, i comuni infatti che la hanno introdotta sono sempre di più con una risposta dei cittadini decisamente incoraggiante.
La regione più virtuosa è il Trentino Alto Adige con il 55%, ultima in classifica la Sicilia con il 10,54%.

Ma da che cosa sono fatti i nostri rifiuti? Da organico per il 30% , da carta e cartone per il 24% , plastica per il 11%, vetro 10%, legno e stracci 10%, metalli 4% e altri materiali per il resto.
Tutto questo ha naturalmente un costo, secondo i dati ISPRA del 2007, i rifiuti ci costano 130 euro a testa all'anno, con un incremento del 3% rispetto all'anno precedente. Un costo tutto sommato sopportabile quando il servizio di raccolta e smaltimento funziona, meno quando le strade sono ostruite da cumuli di rifiuti e le discariche, stracolme, non sono più in grado di accogliere altra spazzatura. L'immagine di Napoli sommersa dai rifiuti docet e questo nonostante gli abitanti partenopei siano quelli che pagano di più.

Un discorso a parte va poi fatto per i rifiuti urbani pericolosi (rup per gli amanti degli acronimi), pile e farmaci scaduti che devono essere raccolti separatamente per poter essere smaltiti in modo corretto. La produzione di rifiuti pericolosi è cresciuta del 6% nelle regioni del nord e del 30% in quelle del sud.
L'obiettivo che si è posta l'Europa è una riduzione del 50% della produzione dei rifiuti entro il 2050. Un traguardo che dovrà essere raggiunto attraverso una severa politica di gestione e controllo che passa dall'attuazione di una serie di attività preventive, quali l'introduzione di sistemi di gestione ambientale all'interno dei processi industriali, alla modificazione delle tecniche di processo per ridurre l'inquinamento, al miglioramento dei sistemi di abbattimento delle emissioni, al perseguimento dell'efficienza energetica e della riduzione della produzione dei rifiuti, fino alla innovazione ambientale del prodotto premiandone le potenzialità di riutilizzo e recupero. Quest'ultima indicazione è particolarmente significativa perché punta alla trasformazione del rifiuto in "risorsa". Un obiettivo impegnativo ma non impossibile da raggiungere.

Promosso il Nord per la raccolta differenziata, male il Sud ma miglioramenti in vista - Al Nord si differenzia più che al Sud. Il dato è noto e trova una dettagliata conferma nel primo Rapporto 2010 pubblicato dall'Osservatorio degli enti locali sui sistemi di raccolta differenziata in Italia, realizzato da Anci e Conai. Basta pensare che nel 2010 le regioni del Mezzogiorno hanno differenziato 394.530,8 tonnellate di carta contro 1.446.355,8 di tonnellate del nord; 63.727,7 tonnellate di plastica contro le 291.595,5 del nord e 160.620,9 tonnellate di vetro contro le 770.998,9.
Come si diceva prima, la regione più virtuosa è il Trentino Alto Adige, con una percentuale di differenziata del 54,66%, seguita da Piemonte (48,52%) e Veneto (47,35%), mentre Sicilia e Calabria si aggiudicano gli ultimi posti della classifica con appena il 10,54 e il 10,91%. Tra questi due antipodi, la media italiana si attesta sul 30,20%. E sezionando il Paese in macroaree, il risultato è che al nord la differenziata si attesta sul 40,54%, al centro sul 25,02%, mentre al sud si ferma al 17,15%.
La novità, però, è che "i dati che stiamo raccogliendo, relativi al 2011-2012, parlano di una raccolta differenziata in crescita soprattutto nelle regioni del sud - ha spiegato all'Adnkronos Walter Facciotto, direttore generale Conai - Sarà a causa dell''effetto Napoli', ma stiamo registriando una maggiore sensibilità, anche se qualche problema potrebbero causarlo i tagli fatti ai comuni e l'incertezza legislativa, perché se non c'è un quadro stabile di riferimento è difficile fare investimenti, soprattutto a lungo termine".
Il primo Rapporto dell'Osservatorio presenta, quindi, da una parte un nord Italia che procede in maniera generalmente decisa verso il raggiungimento dell'obiettivo del 65% al 2012, il centro che si attesta su un 25% medio e il sud che segue con percentuali nettamente più basse. Al centro prevalgono Toscana (36%) e Marche (33%), al sud la Campania (20%) e la Basilicata (19%), mentre per le isole a sorpresa la Sardegna raggiunge quasi il 54% contro lo scarso 11% registrato in Sicilia.

In tutta Italia nel 2010 sono stati differenziate 2.418.931 tonnellate di carta, 403.836,2 tonnellate di plastica, 520.094,3 di legno, 153.221,2 di metalli, 1.002.228,6 di vetro. Ma ogni regione ha la sua specialità: per esempio, gli imballaggi di carta e cartone vengono maggiormente differenziati in Emilia Romagna e Toscana, quelli in plastica in Lombardia, quelli metallici in Trentino Alto Adige e quelli in vetro in Lombardia. Carta, cartone e plastica vengono maggiormente avviati a differenziata in Lombardia, vetro e metallo in Emilia Romagna.
Poi ci sono i Raee (i rifiuti di apparecchi elettrici ed elettronici) che dicono molto anche delle abitudini di vita degli italiani: quelli maggiormente avviati a differenziata sono tv e monitor (81.008.815 tonnellate nel 2010) che costituiscono il 33,03% del totale dei Raee avviati a recupero. Seguono gli apparecchi per la refrigerazione e la climatizzazione (26,98%) e i 'grandi bianchi' come lavatrici e lavastoviglie (24,42%).

L'Osservatorio degli enti locali sui sistemi di raccolta differenziata in Italia e sui relativi modelli organizzativi "è uno uno strumento a disposizione della pubblica amministrazione per capire in itinere cosa succede nella gestione della differenziata e ai materiali avviati correttamente al riciclo, da ogni punto di vista", spiega il direttore generale del Conai. In questo modo, gli enti responsabili possono eventualmente intervenire per migliorare la qualità e quindi anche le entrate derivanti dai corrispettivi economici riconosciuti dal sistema Conai. I numeri e le informazioni sui servizi di raccolta differenziata vengono trasmessi dai convenzionati (comuni e soggetti delegati a sottoscrivere convenzioni con i consorzi di filiera), dai consorzi di filiera e dal Centro di coordinamento Raee. [Adnkronos/Ign]

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22 novembre 2011
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