Tu chiamami Peter

Film ambizioso ma non riuscito, con un'interpretazione di Geoffrey Rush degna di Peter Sellers

29 agosto 2005

Noi vi segnaliamo...
TU CHIAMAMI PETER
di Stephen Hopkins

Biopic senza veli, contestato dai familiari per la puntigliosa ricostruzione delle miserie, accanto alla grandezza, dell'attore Peter Sellers, morto di infarto nel 1980 a soli 54 anni, venerato nella patria Inghilterra quanto un Beatle. Geoffrey Rush presta la sua faccia all'uomo che fece ridere milioni di spettatori con l'ispettore Clouseau della ''Pantera rosa'', ma malinconico, rancoroso e fragile nella vita privata. Picchiava le mogli, era pieno di capricci: il film sorvola alcuni lati più ruvidi di Sellers per soffermarsi invece sulle motivazioni psicologiche e la camaleontica carica umana.
La madre, ex attrice di varietà, è una nevrotica possessiva. E dunque fingere, reinventarsi su nuovi caratteri, recitare, diventa per Peter l'unica via di scampo: da lei e da se stesso. La malinconia e la cronica insicurezza lo accompagnano lungo tutto l'arco della vita contribuendo a restituirci l'immagine del ''comico triste''. I primi passi come attore nel mondo della radio, i quattro turbolenti matrimoni, il formidabile successo della ''Pantera rosa'', il contatto con i più grandi registi della storia del cinema - da Kubrick a Edwards - concorrono a disegnare l'avventura di un uomo che riusciva a trovare se stesso solo nei panni degli altri, attore geniale nel suo comico trasformismo. 
Il film si ispira al libro omonimo scritto da Roger Lewis.


Distribuzione Lucky Red
Durata 122'
Regia Stephen Hopkins
Con Geoffrey Rush, Charlize Theron, Emily Watson
Genere Biografico


La critica
'' 'The Life and Death of Peter Sellers' di Stephen Hopkins, sfrutta una minima parte delle sue potenzialità ripercorrendo la parabola del grande comico inglese morto nel 1980 a soli 54 anni. C'è tutto quel che ci si può aspettare da un biopic sul personaggio, interpretato con buona aderenza fisica da Geoffrey Rush. Gli inizi alla radio e i primi successi al cinema, già all'insegna del fregolismo che celava una mancanza quasi patologica di personalità. L'amore infelice per Sofia Loren (Sonia Aquino) e il rapporto patologico con la madre, attrice di varietà, ma anche con la prima moglie cui continua a chiedere consigli intimi. E poi l'incapacità di trattare i figli, l'odio per i suoi film, fossero anche 'La pantera rosa' o 'Il Dr. Stranamore' che con i suoi quattro ruoli quasi lo annienta, fino alla fase hippy, ai primi infarti, alla morte precoce. Ma tutto ricostruito alla svelta, senza vero amore, senza mistero. Peter Sellers meritava di meglio.''
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

''Le biografie dei comici non sono mai da ridere, ma quella di Peter Sellers è secondo il film di Stephen Hopkins tutta un tormento. (...) Come per tutti i film biografici ti chiedi quanto fosse necessario farlo.''
Paolo D'Agostini, 'la Repubblica'

''Prendendo per vera una sua battuta, 'Odio tutto quello che ho fatto', il regista britannico (nato in Giamaica) Stephen Hopkins, evidentemente infettato dal clima e dal tono del copione, si butta a capofitto nei luoghi comuni di Hollywood che esprimerebbe meno 'cultura viva' di un vasetto di yogurth, nella banalità delle situazioni domestiche, di set e di alcova e nelle 'sequenze-fatte' come quelle di Sellers con il suo truffaldino fattucchiere John Litgow (Blake Edwards), Stanley Tucci (Kubrick), Elily Watson (Anne Sellers) e Charlize Theron (Britt Ekland) completano il cast.''
Roberto Silvestri, 'Il Manifesto'

Presentato in concorso al 57mo Festival di Cannes (2004). - Golden Globe 2005 come miglior film per la tv e a Geoffrey Rush come miglior attore  un film per la tv.

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29 agosto 2005

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