Ultimi lavori per il restauro della fontana Pretoria a Palermo

Dovrebbero essere gli ultimi otto mesi di lavori per liberare dalle impalcature ''Piazza delle vergogne''

19 aprile 2003
Ancora otto mesi e poi la fontana di piazza Pretoria, ''Piazza delle vergogne'' (soprannominata così per via delle nudità delle statue), sarà liberata dalle transenne.
A fine marzo, a distanza di quasi un anno dall'ultima interruzione, è partita l'ultima tranche dei lavori di completamento della fontana del Camilliani di piazza Pretoria, a Palermo, appaltati Dalla soprintendenza.
Rimane, insomma, da rivestire il coccio spento, ultimare la vasca grande alla base dello stelo, e la peschiera nella quale dalle teste di sei animali, tornerà a zampillare l'acqua. Ma c'è anche da ultimare lo stesso stelo, unico elemento della fontana che non ha mai subito alcun intervento di manutenzione.

Ad aggiudicarsi il completamento dei lavori, per € 198.000, è stata la Tecnorestauri di Acireale (CT), la stessa ditta che ha curato finora l'assetto statico e strutturale degli interventi, mentre la San Giovanni Bosco ha ultimato l'impianto idraulico delle vasche grandi. Ultimo lotto dei lavori, dunque, che dal '99 sono andati avanti a singhiozzo, con uno stillicidio di riprese e battuta d'arresto.

''E' stata soprattutto la grave situazione di degrado dello stelo -spiega l'architetto Giuseppina Favara, che cura la direzione dei lavori insieme allo storico dell'arte Maria Pia Demma, del Centro del restauro- che richiede ulteriori interventi. E la scoperta che a circa due metri sotto la fontana, i vecchi cunicoli sotterranei per il passaggio e la distribuzione dell'acqua, possono essere utilizzati per collegare il sistema idraulico dello stelo''.
Elementi questi, che hanno indotto la Soprintendenza a chiedere alla consulenza esterna di un ingegnere strutturista, Filippo Trifirò e di un ingegnere idraulico, Sergio Cassarà.
''Abbiamo già predisposto il nuovo impianto di approvvigionamento dell'acqua -spiega l’ingegnere Cassarà- della fontana che sfrutterà una sorgente sotterranea che si trova a piazza Bellini. Immenteremo acqua 'di riciclo', che sarà reintegrata solo per la parte che naturalmente si perde per evaporazione, e che sarà trattata per evitare la formazione di alghe e di depositi calcarei che incrosterebbero nuovamente i gruppi marmorei ''.

Certo la situazione generale quando è stato aperto il cantiere, non era delle migliori. ''Abbiamo cominciato dallo stelo, il più danneggiato -spiega Maria Pia Demma- ma anche da opere di manutenzione ordinaria e straordinaria su tutti i gruppi scultorei: la statua di Ebe, ad esempio, aveva i piedi tenuti insieme dallo scotch, e sulle divinità (una era imbrattata con una svastica) c'erano perni e staffe di ferro dappertutto, usati in passato per garantire la stabilità delle statue. Li abbiamo eliminati e sostituiti con barre di carbonio e fibre sintetiche. Fili elettrici erano aggrovigliati alle statue dello stelo, pezzi di cemento sostituivano parti marmoree, le balaustre esterne erano spezzate. E poi l'intero impianto idraulico era invasivo, con tubi di ferro che bucavano le teste di marmo degli animali della pescheria e tutte le statue erano afflitte anche da alghe e degrado biologico''.

L'ultima tappa, a novembre 2003 sarà l'illuminazione di tutta la piazza. Saranno, infatti, ripristinati otto candelabri a stelo lungo di inizio 900 ai lati delle scalinate e attorno al perimetro della fontana. Il progetto, negli ultimi rilievi fatti maggio, dal Centro storico, l'Amg e Soprintendenza, è ancora in via di definizione. 

Ma non partendo subito i lavori di illuminazione si rischia per novembre un'inaugurazione al buio.


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19 aprile 2003

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