Un'altra giornata di scontri a Yangoon

I militari sparano sui manifestanti scesi in strada per protestare contro il regime

28 settembre 2007

Si profila un'altra giornata di sanguinosi scontri a Yangon, (capitale del Myanmar, ex Birmania) dove stamane i militari birmani hanno caricato manifestanti scesi in strada per protestare contro il regime della giunta militare che controlla il paese dall'ormai lontano Gennaio 1962, quando prese il potere il generale Ne Win, ideatore della 'via birmana al socialismo'. Dopo la dura prova di forza di ieri con cui la giunta militare ha represso nel sangue le manifestazioni di protesta provocando la morte di 9 persone, tra cui un giornalista giapponese, stamane sono stati uditi una serie di spari nel centro della capitale. Un migliaio di persone si sono riunite per protestare contro il regime totalitario che dall'Agosto di quest'anno ha aumentato esponenzialmente i prezzi del carburante e ha fatto raddoppiare i costi dei trasporti, creando enormi difficoltà soprattutto tra i più poveri.

A guidare la manifestazione, dopo l'arresto di circa 800 monaci buddisti che per 11 giorni si sono fatti promotori della protesta, ci sarebbero i leader della Lega Nazionale per la Democrazia (Nld), vincitori delle elezioni del 1990, invalidate dalla giunta militare. Yangon oggi appare assediata dai militari: camion pieni di soldati a guardia delle vie centrali e della pagoda di Sule hanno deposto filo spinato per bloccare l'accesso ad eventuali manifestanti, mentre la grande pagoda centrale di Shwedagon è già completamente isolata e inaccessibile. In città sono chiusi la maggior parte di uffici e negozi, numerose aziende hanno fatto sapere ai dipendenti di non recarsi al lavoro. La giunta militare ha inoltre dichiarato 'no-go zone', zona interdetta, i dintorni di 5 monasteri buddisti.

Le autorità hanno comunicato la mappa delle zone pericolose ai diplomatici del sudest asiatico. Il Paese è completamente isolato perchè le autorità cercano ogni pretesto perchè le notizie non escano fuori dal paese e mentre Internet è stato oscurato dal regime, nel resto del mondo siti e blog si tingono di rosso in segno di solidarietà al popolo birmano. Le manifestazioni vanno avanti ormai da circa 11 giorni, da quando cioè i monaci buddisti si sono fatti promotori della protesta. Mercoledì notte l'esercito birmano ha condotto un raid in diversi monasteri del paese arrestando gran parte dei bonzi. Alcuni monasteri sono rimasti completamente vuoti, i monaci sono stati picchiati selvaggiamente e portati via su camion dai soldati. Macchie di sangue sulle pareti dei monasteri, che sono stati devastati, testimonierebbero i sistemi utilizzati per catturarli. Si presume che ne siano stati arrestati almeno 800. Anche per quanto riguarda le vittime degli scontri di questi giorni le cifre sono piuttosto confuse.

Di certo ai 9 morti di ieri si devono aggiungere quelli di Mercoledì per un totale di 15, ma il numero delle vittime sarebbe in realtà assai più elevato rispetto alle cifre ufficiali, come ha sottolineato l'ambasciatore d'Australia nell'ex Birmania, Bob Davis, intervistato dall'emittente radiofonica 'Abc'. Secondo la giunta militare i morti ammonterebbero a una decina in tutto ma testimoni oculari avrebbero riferito di aver visto 'rimuovere ieri dal teatro delle manifestazioni, nel centro di Yangon, un numero di cadaveri significativamente superiore' alle stime ufficiali. Nel frattempo il Giappone ha accusato eplicitamente le autorità birmane della morte del cronista giapponese che è stato colpito dai colpi di un soldato antisommossa. Secondo le fonti anche altri giornalisti stranieri sarebbero rimasti feriti. Lo stesso premier giapponese Yasuo Fukuda ha espresso 'forte preoccupazione' per la sanguinosa crisi in Myanmar e il viceministro degli Esteri Hitoshi Kimura ha convocato l'ambasciatore birmano a Tokyo Saw Hlamin, chiedendogli 'l'adozione di misure appropriate' per la sicurezza dei sudditi nipponici nel paese.

La Casa Bianca dal canto suo, ha annunciato sanzioni contro 14 membri della Giunta militare, intimando alla dittatura birmana ' di fermare subito la violenza contro le proteste pacifiche'. Nel frattempo, il segretario di Stato Condoleezza Rice ha salutato con favore il comunicato con cui l'Asean, l'organismo che rappresenta i Paesi del sud-est asiatico, ha chiesto al regime di non usare la violenza contro dei dimostranti. Gli Stati Uniti sono fortemente determinati a tenere alta l'attenzione della comunità internazionale concentrata su ciò che accade a Yangon. La Rice ha incontrato anche il ministro degli Esteri italiano, Massimo D'Alema. Nel colloquio è stato convenuto che bisogna fare pressione su vari Paesi e sulla giunta militare e c'è stata piena intesa sulla necessità che la comunità internazionale resti focalizzata su questa emergenza. Proteste sono scoppiate anche in numerose capitali asiatiche con incidenti a Canberra, in Australia, fra manifestanti e polizia perchè un centinaio di persone ha cercato di assalire l'ambasciata birmana.

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28 settembre 2007

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