Un'altra inchiesta sulla Sicilia dei veleni. La terra di Milazzo (ME) piena di Pcb

Pcb (policlorurbifenile), sostanza altamente tossica e cancerogena

19 novembre 2003
La meravigliosa isola a tre punte, amata dai greci, culla delle culture mediterranee, dal sottosuolo carico di ricchezza, negli ultimi tempi è stata teatro di fatti che le hanno valso la triste nomea di "Sicilia dei veleni".

Lo scenario è un impianto di raffinazione di Milazzo, in provincia di Messina
A Milazzo la struttura industriale è una joint-venture tra Q8 e Agip Petroli. Un'area di 212 ettari in contrada Mangiavacca, da sempre oggetto di attenzione degli ambientalisti, dove il 7 giugno ‘93 un pauroso incendio provocò 8 morti e oltre 20 feriti.
L'origine dell'ultimo caso risale ad alcuni mesi fa, esattamente il 5 febbraio 2003, quando in una zona di pertinenza della raffineria "Mediterranea", a ridosso di una stradina secondaria, durante una normale fase di trasporto si è rovesciato sul terreno un fusto contente olio Pcb (policlorurbifenile), sostanza altamente tossica e cancerogena. Come da protocollo sono scattati gli accertamenti con il successivo affidamento della bonifica agli operai specializzati della "Teseco".
Nel sito è stato eliminato il Pcb e la comunicazione sulla messa in sicurezza è stata inoltrata alla Provincia regionale di Messina.

Poi, a marzo, è successo l'imprevedibile. L'Arpa, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, è stata chiamata dalla Provincia ad effettuare le verifiche sul sito in questione. I tecnici hanno accertato la bonifica del Pcb, ma allo stesso tempo hanno riscontrato alti indici di idrocarburi pesanti nel terreno. I risultati delle analisi trasmessi a Messina a fine giugno del 2003, parlano chiaro. Sempre nella strada secondaria, si è registrata una concentrazione di 2.700-3.000 ptm.

Inevitabile l'immediata assunzione di responsabilità da parte della Provincia, che fra l'altro non ha rilasciato la certificazione sull'avvenuta bonifica del sito.
Tutto l'incartamento è stato trasmesso alla Procura della Repubblica di Messina. Da qui, per competenza territoriale, il fascicolo è passato a Barcellona.
Qualche settimana fa il sostituto Andrea De Feis, titolare dell'indagine con il coordinamento del procuratore capo Rocco Sisci, ha chiesto un'integrazione della documentazione alla Provincia regionale di Messina. Siamo, quindi, all'apertura ufficiale di un'inchiesta.

Ma sui pericoli ambientali non lascia dubbi l'intestazione della comunicazione del magistrato alla Provincia: "Sospetto inquinamento da idrocarburi in contrada Mangiavacca di Milazzo". Tanto basta per suscitare dubbi, paure, interrogativi. Se la concentrazione di sostanze pericolose è altissima in una stradina secondaria, cosa potrebbe nascondersi in tutto il resto della raffineria?
E ancora: gli stessi idrocarburi rilevati dall'Arpa non possono aver già raggiunto le falde acquifere nel sottosuolo?
Le vasche di contenimento risalgono a una trentina di anni fa: sono perfettamente impermeabili? Ipotesi tutte da verificare. Di certo c'è la comunicazione con la quale l'Arpa ha fatto suonare i "campanelli" della Provincia. "Non risulta a tutt'oggi - ha scritto in una nota alla raffineria la dirigente del dipartimento Tutela suolo della Provincia, Silvana Schachter - che sia stata attivata alcuna procedura di cui all'art. 17 deI decreto legislativo 22/97 (tonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati, ndr) e al decreto ministeriale n. 471 del 25110/99 (regolamento dei criteri, procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati, ndr); pertanto si invitano ad attivarsi tutti gli Enti interessati".

La raffineria Mediterranea
Attiva dal 1957, la raffineria «Mediterranea» dà lavoro a 590 dipendenti oltre ai circa 600 dell'indotto. Estesa su un'area di circa 212 ettari, è situata sulla costa tirrenica della Sicilia. Alla fine del 1996. la «Kuwait Petroleum Italia» ha acquisito dall'«Agip Petroli» il 50% del pacchetto azionario della struttura, che oggi gestisce in joint-venture con «Agip Petroli». Gli impianti hanno una capacità di lavorazione pari a 20.400.000 tonnellate annue di greggio. Il complesso industriale dispone anche di due pontili con capacità di attracco per navi cisterna pari a 104000 e 420.000 tonnellate. L'85% deI materiale finito viene esportato via mare. La raffineria ha un parco di circa 170 serbatoi per una capacità totale di 4.100.000 mc.

Rev. da La Sicilia del 30/10/2003

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19 novembre 2003

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