Un altro crudele stop per la famiglia Englaro

Dal ministero della Sanità: ''L'interruzione dell'alimentazione in ospedale è contro la legge''

17 dicembre 2008

L'interruzione della idratazione e della alimentazione per le persone che si trovano in stato vegetativo persistente è "contra lege", se eseguita all'interno delle strutture del Servizio sanitario nazionale (Ssn), sia quelle pubbliche che quelle private convenzionate o accreditate.
Dunque, nel caso di Eluana Englaro, qualsiasi struttura si offrisse per interrompere idratazione e nutrizione che mantengono in vita la donna da quasi 17 anni, violerebbe la legge.
E' questo l'effetto dell'atto di indirizzo presentato ieri pomeriggio al Ministero del Welfare e della Salute dal titolare Maurizio Sacconi e dai sottosegretari Eugenia Roccella e Francesca Martini. Un atto di indirizzo che, al di là della vicenda di Eluana, fa riferimento a tutti i casi in stato vegetativo.
 
L'atto, indirizzato alle Regioni, è stato firmato ieri stesso ed è "doveroso affinché tutto il Ssn - ha spiegato Sacconi - si uniformi e garantisca a qualunque cittadino il diritto alla nutrizione e all'idratazione". I riferimenti alla base di questo documento sono il parere del Comitato nazionale per la bioetica del 30 settembre 2005, la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità approvata il 13 dicembre 2006, sottoscritta dall'Italia il 30 marzo 2007 e attualmente in corso di ratifica. E ovviamente l'articolo 32 della Costituzione italiana. L'unica possibilità per interrompere l'idratazione e l'alimentazione è che questi atti siano "rifiutati dallo stesso paziente in stato vegetativo. Cioè nel caso in cui l'organismo del malato rigetti queste misure. In ogni caso - ha detto ancora Sacconi - la valutazione clinica resta affidata al medico".

L'atto di indirizzo firmato dal ministro di Welfare e Salute ricorda che "ciò che va garantito ai malati in stato vegetativo persistente è il sostentamento ordinario di base: la nutrizione e l'idratazione. Sia che siano fornite per vie naturali che per vie non naturali o artificiali. Infatti, la nutrizione e l'idratazione vanno considerati atti dovuti eticamente in quanto indispensabili per garantire le condizioni fisiologiche di base per vivere". Questa regola recepisce in toto il parere del Cnb. Come pure la frase in cui si considera che "la sospensione di tali pratiche va valutata non come doverosa interruzione di accanimento terapeutico, ma piuttosto come una forma dal punto di vista umano e simbolico particolarmente crudele di abbandono del malato". Da queste frasi ne discende che, sempre in base all'atto del ministero del Welfare, la negazione della nutrizione e dell'alimentazione "può configurarsi come una discriminazione fondata su valutazioni della qualità della vita di una persona con grave disabilità e totalmente dipendente". Per Sacconi le ragioni alla base di questo provvedimento sono "il dovere di uniformare gli atti all'interno delle strutture che operano per il Ssn, che devono essere omogenei in tutta Italia. In più, l'atto di indirizzo è uniformato - assicura - a criteri di laicità a cui non sono estranei i valori della centralità della persona".
A sottolineare l'importanza di questo provvedimento il sottosegretario Francesca Martini, che spiega chiaramente come venga rispettato "l'articolo 32 della Costituzione". A chi le fa notare lo stretto legame con la vicenda di Eluana Englaro, Martini ha replicato: "in quel caso c'è una sentenza della magistratura che entra in un ambito di relazioni familiari. A noi spetta rispettare il mandato del servizio pubblico".

E ieri sera stesso la struttura friulana che avrebbe dovuto accogliere Eluana Englaro per accompagnarla nel suo ultimo atto, ha deciso di sospendere l'iter, riservandosi di esaminare prima l'atto di indirizzo del ministero del Welfare.
"La casa di cura Città di Udine ha ribadito la sua disponibilità ad accogliere Eluana Englaro. Ma i tempi del trasferimento dall'hospice di Lecco a quello friulano sono incerti". Carlo Defanti, il neurologo che ha in cura Eluana Englaro, fa il punto della situazione, dopo la decisione di ieri sera della struttura. "Era tutto pronto - ha confermato l'esperto all'Adnkronos Salute - e io l'avrei accompagnata. Ma intorno alle 23, un'ora prima che arrivasse l'ambulanza, è scattata la telefonata dell'hospice di Udine. Tutto fermo". Il motivo dello stop disposto all'ultimo momento, spiega, è che "la casa di cura, pur ribadendo la sua disponibilità, si riserva di esaminare l'atto di indirizzo del ministero del Welfare per valutarne le eventuali conseguenze giuridiche. Per questo motivo ha chiesto solo di sospendere momentaneamente il trasferimento, e ha assicurato che procederà come previsto se l'atto non dovesse essere rilevante".
Una volontà ribadita questa mattina in un incontro con la stampa dagli stessi vertici della struttura friulana. Adesso, ragiona il neurologo, "i tempi inevitabilmente si allungheranno. L'ipotesi che l'intero percorso possa ripartire già domani mi sembra irrealistica".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Adnkronos Salute]

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17 dicembre 2008

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