Un altro grande colpo alla mafia!

Salvatore Lo Piccolo, il potente boss latitante, amico dei ''cugini americani'', è stato arrestato

05 novembre 2007























Oggi è una giornata da ricordare, tanto quanto il martedì dell'11 aprile 2006, giorno in cui è stato arrestato Bernardo Provenzano. Proprio questo lunedì, 5 novembre, si celebra ''La giornata della memoria'' istituita dal Comune di Palermo, con la Curia, per ricordare tutte le vittime della violenza mafiosa, e proprio questo lunedì la Squadra mobile di Palermo ha arrestato i boss latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo.
Salvatore Lo Piccolo, latitante dal 1983, era ritenuto al vertice di Cosa Nostra palermitana dopo la cattura di Provenzano.
Padre e figlio sono stati arrestati in una villetta di campagna a Giardinello, vicino a Carini, nel palermitano, un'abitazione in cemento totalmente ammobiliati. Al contrario di Bernardo Provenzano, che viveva in un casolare immerso nelle campagne, i due boss erano in appartamenti veri e propri, anche se periferici, vicino al mare.
Insieme a loro, in quella che è subito apparsa una riunione fra boss, sono stati arrestati anche altri due latitanti, Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi. Il primo è reggente di Brancaccio il secondo di Carini. Tutti inseriti fra i 30 maggiori ricercati d'Italia.

Il blitz ha impegnato circa quaranta agenti della sezione Catturandi della squadra mobile. I poliziotti hanno fatto irruzione nella villetta dopo aver circondato la casa in cui si trovavano i quattro latitanti, che erano riuniti nel garage. Erano tutti armati. Gli agenti hanno pure sparato alcuni colpi di arma da fuoco. Nel covo sono stati trovati documenti, denaro e armi. In particolare in un borsone i poliziotti hanno trovato otto pistole. Tra queste: una è in dotazione alle forze di polizia, l'altra ha la matricola abrasa e una terza ha il silenziatore. Rinvenute anche numerose agende zeppe di appunti, soldi, e alcuni ''pizzini'' recuperati in bagno.
Il volto di Salvatore Lo Piccolo è differente da quello ricostruito dall'identikit che era stato effettuato durante le indagini su indicazione di alcuni collaboratori di giustizia. Il capomafia ha la barba incolta, veste casual, e indossa un giubbotto di pelle. Il figlio del boss, Sandro Lo Piccolo, somiglia molto all'ultima foto di cui erano in possesso gli investigatori.

Le indagini che hanno portato all'operazione che ha consentito l'arresto dei  4 boss è stata condotta dai pm Nico Gozzo, Gaetano Paci e Francesco Del Bene. L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo.
Per le indagini è stato decisivo il contributo di un nuovo pentito, Francesco Franzese, che è stato il fiduciario del boss nella gestione delle estorsioni. Franzese è stato arrestato lo scorso 2 agosto dagli uomini della Catturandi in una villetta alla periferia della città. Allora gli agenti credevano di arrivare con quel blitz a Lo Piccolo, invece trovarono Franzese, anche lui latitante, ma uomo di fiducia del padrino. Nella sua abitazione i poliziotti hanno trovato pizzini e indicazioni utili per ricostruire la cosca (leggi).
''E' un risultato straordinario che dimostra che questo non è un ufficio allo sbando e che il pool antimafia è pienamente operante - ha detto il pm palermitano Gaetano Paci -. Ovviamente - ha aggiunto - alla polizia di Stato va il merito di avere portato a compimento una brillante operazione''.
''Dopo l'arresto di Bernardo Provenzano adesso toccava ai Lo Piccolo e la polizia di Stato è riuscita a raggiungere questo risultato portando in cella anche altri due latitanti''. Queste le parole del questore di Palermo, Giuseppe Caruso. ''Eravamo sulle tracce dei boss già da tempo - ha affermato - e questo è un grande risultato, aver preso anche altri due latitanti importanti''.

''Siamo tutti estremamente soddisfatti per l'arresto di Salvatore e Sandro Lo Piccolo'', ha detto il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo. ''I personaggi arrestati non sono solo latitanti ma capimafia che esercitavano il loro potere sul territorio [...] Ci attendiamo adesso una serie di conseguenze positive di disarticolazione dell'apparato criminale - ha aggiunto - ed anche sul piano di possibili collaborazioni di imprenditori e commerciati, venuto meno il sostegno dei boss catturati''. ''Un riconoscimento particolare - ha concluso Messineo - va alla polizia e alla grande professionalità dimostrata nel condurre questa operazione''.

Ecco chi è stato arrestato - ''Non vorrei che si creassero altri 'miti' in negativo, come Bernardo Provenzano, ma se oggi dovessi spendere un nome su chi potrebbe avere preso il posto del capomafia corleonese, farei quello del palermitano Salvatore Lo Piccolo''. Così parlava lo scorso mese di gennaio il Questore di Palermo, Giuseppe Caruso, riferendosi al reggente della famiglia mafiosa palermitana di San Lorenzo, e definito vero erede di Provenzano.
Il 65enne Totuccio Lo Piccolo, detto il ''Barone'', fino all'ultimo, infatti, aveva avuto contatti diretti con Provenzano, la prova dentro a numerosi 'pizzini' rinvenuti nel casolare dove è stata posta fine alla lunga latitanza del capomafia.
Con lui, nascosto da una decina di anni, suo figlio Sandro, rampollo trentaduenne del capomafia di San Lorenzo.

Agli investigatori sono da tempo noti i contatti tra il Salvatore Lo Piccolo e i 'cugini' americani, con i quali sono stati avviati affari milionari. Il territorio di 'Totuccio' Lo Piccolo è molto vasto, parte da San Lorenzo-Tommaso Natale e raggiunge Capaci, Isola delle Femmine, Carini, Villagrazia di Carini, Sferracavallo e Partanna-Mondello.
Dopo l'arresto del capomafia di Trapani, Vincenzo Virga, Lo Piccolo è riuscito ad arrivare anche ad alcune zone del trapanese. I Lo Piccolo restano però i ''padroni'' dello Zen, una vasta zona a residenza popolare alla periferia di Palermo. La storia del clan Lo Piccolo è relativamente recente: controllo degli appalti a partire dalla realizzazione degli svincoli autostradali, l'esazione sistematica di una quota per le utenze elettriche: 15 euro per non avere problemi e tenere le lampadine accese nei cubi di cemento con i muri in cartongesso dello Zen2.

Più volte gli investigatori hanno parlato anche di un'alleanza con Matteo Messina Denaro, altro 'delfino' di Cosa nostra che potrebbe essere tra i successori del capomafia Bernardo Provenzano. Ma gli investigatori sono sempre stati convinti che sarebbe stato Lo Piccolo il vero erede di Provenzano. Convinzione condivisa anche dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia, che hanno sempre sottolineato il profilo criminale di Salvatore Lo Piccolo. ''La centralità di Lo Piccolo - avevano scritto i pm della Dda - è resa evidente anche dal fatto che diversi uomini d'onore appartenenti ad altri mandamenti manifestino la necessità di collegarsi con il medesimo Lo Piccolo per l'adozione di decisioni concernenti la risoluzione di questioni attenenti i rapporti tra le varie articolazioni territoriali operanti su Palermo''.

La sua carriera criminale comincia nel lontano 1942, come guardaspalle e autista del padrino di San Lorenzo, Rosario Riccobono, poi soppresso con il metodo della lupara bianca durante la guerra di mafia degli anni Ottanta. Lo Piccolo aveva fiutato l'aria e aveva cambiato schieramento, accreditandosi come fiduciario dei nuovi capi corleonesi di Cosa Nostra, Riina prima e Provenzano poi. Considerato boss 'vecchio stampo', per la sua riconosciuta fedeltà al 'padrino' Bernardo Provenzano, il suo potere si è poi esteso grandemente, fino ad abbracciare una vasta parte della provincia occidentale di Palermo.
Ricercato dal 1998 per omicidio e dal 2001 per associazione mafiosa, ''u baruni'' era ulteriormente emerso come il nuovo riferimento dei clan palermitani, anche in virtù delle alleanze negli Usa che Lo Piccolo aveva coltivato e rilanciato.
Il figlio Sandro, nato a Palermo il 16 febbraio 1975, braccio destro del padre, era sfuggito alla cattura nel 1998 durante un blitz della polizia, che lo aveva intercettato a Mondello e da allora era ricercato.

Le reazioni - ''E' un risultato di straordinaria importanza''. Così il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, ha commentato l'operazione di polizia che ha portato all'arresto di Salvatore e Sandro Lo Piccolo. ''Stamattina - ha riferito Amato - con il viceministro Marco Minniti, mi sono congratulato con il capo della Polizia e con il procuratore Grasso e ho chiesto loro di trasmettere il nostro ringraziamento non formale a tutti gli uomini e le donne che hanno partecipato all'operazione''. ''E' - ha proseguito il ministro - un risultato importante perché, dopo le operazioni che hanno portato all'arresto di Provenzano e poi dei suoi più stretti collaboratori, dimostriamo di riuscire a colpire ripetutamente i vertici di Cosa Nostra. E nessuna organizzazione può sopravvivere a lungo ritrovandosi continuamente senza i propri vertici. Non dare tregua alla mafia vuol dire proprio questo. Lo stiamo facendo grazie all'impegno di tutti i nostri uomini e le nostre donne. E la mafia - ha sottolineato - può essere certa che continueremo a farlo con un'azione costante''. ''Un elemento ulteriore di soddisfazione - ha detto ancora - è nel fatto che i boss Lo Piccolo erano un punto di riferimento diretto della rete che esercita il controllo sull'apparato economico siciliano. Colpire questa rete è e resta fondamentale. Da oggi l'economia siciliana può sentirsi un po' più libera, a beneficio dello sviluppo, degli imprenditori onesti e di tutta la società siciliana''.

''Salvatore Lo Piccolo in questo momento era l'unico in grado di raccogliere l'eredità di Provenzano e quindi era il capo di Cosa nostra e stava tentando la scalata al vertice dell'organizzazione''. Lo ha affermato il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che si è complimentato con il capo della Procura di Palermo, Francesco Messineo, per l'ottima operazione condotta dalla polizia. ''L'eccezionale risultato - ha detto Grasso - fa fare un grosso passo avanti nel contrasto a Cosa nostra''. Il procuratore nazionale ha espresso felicitazioni al capo della polizia, Antonio Manganelli, al questore di Palermo, Giuseppe Caruso e alla sezione Catturandi della Squadra mobile di Palermo.

''Gli arresti di oggi segnano una giornata straordinaria per la democrazia italiana e la lotta alla mafia. E' di grande importanza averli arrestati nel loro territorio, dimostra che erano nel pieno della loro attività criminale''. Questo il commento del presidente della commissione parlamentare antimafia, Francesco Forgione, che stamani ha appreso la notizia della cattura dei Lo Piccolo mentre si trovava all'Istituto tecnico commerciale ''Garibaldi'' di Marsalasi dove stava tenendo una conferenza sul tema della legalità. ''I Lo Piccolo - ha detto Forgione - sono due boss protagonisti della nuova ristrutturazione del dopo Provenzano, punto di mediazione con i boss americani, particolarmente attenti alla dimensione economica, finanziaria ed imprenditoriale delle cosche. E' la prova che Cosa Nostra può essere colpita e che non ci sono e non ci possono essere zone franche per nessuno dei loro capi. Ora tocca a Messina Denaro ed agli altri boss che assicurano continuità al sistema d'interessi di Cosa Nostra''. ''La politica - ha concluso - e le istituzioni devono cogliere questa occasione per accelerare la lotta ai patrimoni mafiosi e colpire il sistema dei fiancheggiatori che consente latitanze così lunghe''.

- Il racconto del blitz: ''Sono circondati...'' di Salvo Palazzolo (Repubblica.it)

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05 novembre 2007

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