Un blitz che si è concluso nel sangue

Finisce la latitanza dei fratelli Mignacca, boss del clan dei Tortoriciani, tra i 30 ricercati più pericolosi d'Italia

11 novembre 2013

La caccia ai fratelli Mignacca è durata circa cinque anni. Gli investigatori erano alla ricerca dei due boss latitanti da quando i due avevano fatto perdere le loro tracce. Ieri il cerchio intorno a loro si è chiuso. Ma il blitz dei carabinieri del Gis in un covo nelle campagne di Lentini (Sr) dove si nascondevano i due esponenti di spicco del clan mafioso di Tortorici (Me), si è concluso nel sangue: con l'arresto di Calogero Mignacca, 41 anni, e il suicidio del fratello Vincenzino, di 45 anni e da tempo malato, che si è sparato un colpo di pistola alla tempia.
Erano stati entrambi condannati all'ergastolo con sentenze definitive per associazione mafiosa, omicidi, rapine, estorsioni e altri reati. L'operazione è stata condotta dai reparti operativi del Gis di Messina e Catania, coordinati dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Messina.

Concitate le fasi del blitz dei carabinieri dei gruppi di intervento speciale, che dopo avere circondato il casolare hanno più volte intimato ai Mignacca di arrendersi prima di fare irruzione nel covo sfondando la porta di ingresso e immobilizzando Calogero che aveva una pistola. Vincenzino, che si trovava in un'altra stanza, alla vista dei militari coperti dagli scudi protettivi si è ucciso.
I due figuravano nella lista dei 30 più pericolosi latitanti in Italia. L'ultima sentenza per loro era divenuta definitiva il 25 luglio 2008, quando si erano resi irreperibili.

Originari di Montalbano Elicona, un paesino dei Nebrodi, inizialmente allevatori poi titolari di una impresa di materiale edile, erano stati protagonisti di un'ascesa criminale inarrestabile.
I Mignacca erano stati condannati, tra l'altro, come esecutori materiali dell'uccisione di Maurizio Vincenzo Ioppolo, indicato come esattore delle tangenti per conto del clan dei Bontempo Scavo nella zona di Brolo. Gli investigatori avevano dato la caccia ai due latitanti sui Nebrodi, in Calabria e nel siracusano, dove ieri sono stati individuati.

Gli investigatori ritengono che i ricercati possano aver avuto delle coperture da parte di pastori della zona. Oltre alle due pistole i militari hanno sequestrato nel covo altri due fucili. Il casolare, con i muri non ancora intonacati, era molto spartano; i carabinieri lo hanno perquisito alla ricerca di elementi utili alle indagini.
Calogero e Vincenzino Mignacca ebbero un ruolo di primo piano nella faida mafiosa che tra l'inizio degli anni '70 e la  fine degli anni '80 ha causato centinaia di morti nei paesi  della fascia tirrenica del messinese.

[Informazioni tratte da ANSA, Lasiciliaweb.it, GdS.it]

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11 novembre 2013

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