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Un errore che rema contro una giusta protesta

"Ecco il signor Franco, indagato dalle procure di Caltanissetta e Firenze", ma la notizia di Repubblica è infondata

28 maggio 2010

"L'uomo dei grandi misteri siciliani ha un volto. L'agente dei servizi che per 30 anni è stato l'ufficiale di collegamento fra la mafia e pezzi dello Stato è stato identificato. Chi investiga sulle stragi, finalmente ha scoperto chi è il fantomatico "signor Franco" di cui tanto ha parlato il figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino. Il suo nome, secondo indiscrezioni, è finito nel registro degli indagati fra la procura di Caltanissetta e - notizia dell'ultima ora - quella di Firenze che ha le inchieste sulle bombe in continente del 1993. Riconosciuto in una fotografia, il "signor Franco", che Massimo Ciancimino qualche volta ha sentito chiamare da suo padre anche "Carlo", è entrato in tutte le indagini che partono da Capaci e finiscono ai morti dei Georgofili. È un agente di alto grado della nostra intelligence. Il "signor Franco" è ancora in servizio. Tutto è avvenuto nelle ultime quarantotto ore. Con Massimo Ciancimino riascoltato d'urgenza dai procuratori di Caltanissetta e Firenze insieme, ieri l'altro, davanti a una foto. Un'immagine su una rivista ha incastrato lo 007 che gli investigatori braccavano da almeno due anni. La rivista è un numero di Parioli Pocket del 2006, magazine romano a distribuzione gratuita, che ha dedicato una pagina alla presentazione in Vaticano di una nuova automobile. Cerimonia di gala, tante autorità, qualche vip. Alle spalle di Gianni Letta e di Bruno Vespa (che naturalmente erano lì solo per l'evento e naturalmente nulla avevano a che fare con l'uomo ripreso sullo sfondo) c'era lui: il famigerato "signor Franco". Massimo Ciancimino l'ha riconosciuto. Ha detto che era proprio quello l'agente che fin, dai primi Anni Settanta, ha accompagnato don Vito nei tortuosi percorsi dove la mafia si incontra sempre con lo Stato. Guardie e ladri sono stati compari..."

Questo l'attacco dell'articolo pubblicato ieri da Repubblica e firmato da Attilio Bolzoni e Francesco Viviano. Una notizia che, a parte il riassunto di chi sia questo "signor Franco o Carlo", oltre alle notizie dell'ultim'ora - l'iscrizione nel registro degli indagati da parte delle procure nissena e fiorentina e che una sua foto si troverebbe nella rivista freepress Parioli Pocket - non ha aggiunto nulla di particolare, se così si può dire, alle informazioni che le buonissime inchieste dei due giornalisti ci hanno già dato.
Nel pomeriggio però arriva il colpo di scena: su Repubblica.it campeggia un titolo del tipo "Ecco il volto del signor Franco", accanto una foto sgranata di un tizio sormontata dalla parola 'ESCLUSIVO'.
Passano pochi minuti e arriva un Ansa: L'uomo che, nell'ombra, avrebbe "vigilato" sulla trattativa tra Stato e mafia, passata attraverso le stragi, non ha ancora un nome. Gli inquirenti smentiscono di averlo identificato grazie a Massimo Ciancimino, testimone e narratore degli incontri dell'agente col padre, l'ex sindaco mafioso di Palermo, protagonista del lungo dialogo tra pezzi delle istituzioni e Cosa nostra. E tanto meno di averlo iscritto nel registro degli indagati.

Un no secco, quello della Procura di Caltanissetta, molto preoccupata delle continue fughe di notizie sulle inchieste in corso. Allarme condiviso dai pm di Palermo che, insieme ai colleghi, vagliano le dichiarazioni di Ciancimino tentando di accertare le implicazioni dei Servizi nelle stragi di Capaci e via D'Amelio e nel fallito attentato all'Addaura a Giovanni Falcone, antefatto imprescindibile, questo, per comprendere la lunga stagione stragista culminata nelle bombe del '93.
"Piccole porzioni di verità in mezzo a notizie per lo più false che rischiano di inquinare o rendere inefficaci indagini delicate": così i magistrati definiscono le indiscrezioni recentemente pubblicate. Ultima: quella del riconoscimento del signor Franco, che non sarebbe avvenuto.
A Massimo Ciancimino, che aveva detto agli investigatori di avere trovato una foto della rivista Parioli Pocket in cui l'agente sarebbe comparso insieme a un politico, gli inquirenti, nei giorni scorsi, hanno mostrato una pagina del periodico. Si tratterebbe, però, di un'immagine diversa da quella indicata dal teste. Nella foto, che risale al 2006, tra gli altri compaiono Gianni Letta e Bruno Vespa, alla presentazione, in Vaticano di una nuova auto. Davanti al magazine Ciancimino avrebbe mostrato perplessità. "Non credo di riconoscere il signor Franco - avrebbe detto riferendosi a un uomo che si intravede alle spalle di Vespa -. Non sono sicuro che sia lui, non lo so". Incertezze, quelle del teste, che sarebbero incompatibili con qualunque iscrizione nel registro degli indagati. In attesa che il testimone consegni ai pm la sua copia del magazine - quella in cui il signor Franco sarebbe riconoscibile senza alcun margine di dubbio - restano poche perplessità sul coinvolgimento di pezzi dell'intelligence nella stagione delle stragi. Un dato, questo, che il procuratore di Caltanissetta ha più volte ribadito, pur nel riaffermare la segretezza delle indagini. Che la Dda nissena, che ha riaperto le inchieste sulle stragi del '92, scavi in questa direzione lo conferma l'iscrizione nel registro degli indagati, per concorso nella strage di via D'Amelio, di un funzionario del Sisde, ora in servizio all'Aisi.

Insomma, sul signor Franco o Carlo il giallo è ancora fitto, mentre Repubblica ieri sera, dopo aver rimosso l'immagine, ha scritto: "Nel pomeriggio di oggi, per circa venti minuti, Repubblica.it ha pubblicato la foto agli atti dell'inchiesta sulle stragi del '93, in cui veniva indicato il "signor Franco", l'agente dei servizi più volte citato da Ciancimino junior come parte attiva delle trattative fra mafia e Stato, prima della morte di Falcone e Borsellino. L'uomo, come ha rivelato Repubblica, è indagato dalla procura di Caltanissetta. La foto di qualità scadente e molto sgranata, scattata nel corso di una cerimonia pubblica, è agli atti dell'inchiesta ed è stata sequestrata dagli inquirenti. Secondo Ciancimino jr. in quella foto c'è l'agente segreto. Per un errore redazionale, Repubblica.it ha purtroppo indicato una persona assolutamente estranea all'inchiesta giudiziaria.
A questo proposito ci scusiamo con la persona ritratta nell'immagine e pubblichiamo la lettera del suo avvocato..."
(LEGGI)

A noi sembra che l'errore commesso da Repubblica, in questo preciso periodo nel quale in molti lottano contro la possibilità che il ddl sulle intercettazioni diventi legge, si stato veramente grave. Più che altro perché non capiamo (forse perché vi parliamo da piccola realtà del mondo dell'informazione on line quale siamo) a cosa può servire questa corsa allo scoop in un'inchiesta alla quale Repubblica stessa, e i suoi serissimi giornalisti, hanno dato un significato importante per le coscienze degli italiani. Ci è sembrata una ciarlataneria che con vigore può remare contro la protesta nei confronti del 'ddl intercettazioni' di cui Repubblica è fervida sostenitrice della prima ora.
A noi è dispiaciuto quanto è successo, perché abbiamo bisogno di verità  e non di scoop.

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28 maggio 2010
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