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Un'estate di dolore

Sicilia e Puglia ancora disgraziatamente insieme a piangere il dolore grande della perdita

09 agosto 2005

Chefik Gharbi, il comandante dell'Atr 72 della Tuninter, non riesce a darsi pace dopo il tragico ammaraggio nel mare di fronte a Palermo. Tutti gli fanno i complimenti, ma lui non riesce a farsi una ragione delle vittime causate dall'incidente. ''Non sono stato bravo, perché ci sono stati troppi morti'', ha risposto al primario del reparto di Rianimazione dell'Ospedale Civico di Palermo, che gli aveva fatto i complimenti per la manovra di ammaraggio con cui è riuscito a salvare 23 passeggeri.
Le sue condizioni, che oggi sarà trasferito nel reparto di chirurgia plastica, sono migliorate. Il comandante Gharbi domenica è stato ascoltato dal Procuratore Pietro Grasso e dal sostituto Marzia Sabella, con i quali ha ricostruito le fasi precedenti all'ammaraggio: il blocco del primo motore, la richiesta di un atterraggio d'emergenza all'aeroporto di Punta Raisi, il blocco del secondo motore, il tentativo di ammaraggio e il tremendo impatto con l'acqua che ha fatto spezzare l'aereo in tre tronconi.
''Avrei voluto salvarli tutti'' ha ripetuto in un inglese stentato il comandante, parlando con medici e infermieri, e invece non è stato possibile.

Le inchieste. Chefik Gharbi, è stato iscritto nel registro degli indagati per ''disastro colposo'', nell'ambito dell'inchiesta sulla sciagura aerea. Sull'incidente in questo momento stanno indagando due Procure, quella di Bari e quella di Palermo. Il procuratore di Palermo Pietro Grasso, ieri, aveva affermato che ''una eventuale iscrizione sarebbe comunque un atto dovuto di garanzia. In presenza di accertamenti tecnici irripetibili si dà così modo agli interessati di nominare un legale''.
Intanto l'inchiesta della magistratura siciliana si va focalizzando sulla qualità del carburante usato per rifornire l'Atr 72 . La procura di Palermo, che avendo aperto per prima un fascicolo è titolare del coordinamento delle indagini svolte in parallelo con i colleghi di Bari, da dove l'aereo era partito, non esclude però che nell'incidente possa aver svolto un ruolo anche un eventuale errore del pilota tunisino.
''Tra le ipotesi su cui stiamo lavorando - ha spiegato il procuratore di Palermo - è che ci siano stati dei 'residui' nelle autobotti da cui è stato effettuato il rifornimento, 'residui' poi passati nell'impianto di distribuzione del carburante. Potrebbe essere questa la causa del blocco dei motori''. ''Non si può escludere - ha continuato il pubblico ministero - che il cherosene usato per il rifornimento fosse mischiato all'acqua. Quel che è certo è che il carburante non mancava''.
Questa circostanza è stata infatti riscontrata grazie alle verifiche sulle comunicazioni tra l'aereo e la torre di controllo di Punta Raisi. ''Ho ancora carburante - avrebbe detto il comandante prima di effettuare l'ammaraggio - Cosa ne faccio?''. Solitamente, infatti, effettuando questa manovra di emergenza si procede allo svuotamento dei serbatoi per evitare l'incendio del velivolo al momento dell'impatto con l'acqua. E proprio il rispetto delle procedure di ammaraggio è la seconda ipotesi su cui indaga la procura di Palermo. "Verificheremo - ha chiarito Grasso - se la condotta del pilota può essere una concausa del disastro".

Secondo il procuratore di Palermo comunque ''Quello che si può escludere è il cosiddetto cedimento strutturale del velivolo, come altamente improbabile è la rottura di entrambi i motori, evento che, come hanno spiegato i tecnici, si verifica una volta su un miliardo''.
Anche la pista che porta a possibili anomalie nel carburante presenta però degli aspetti di debolezza. L'autobotte che ha rifornito l'Atr aveva fatto il pieno infatti anche ad altri velivoli che non hanno segnalato problemi di volo. A svolgere gli accertamenti tecnici su questo aspetto dell'indagine sarà comunque la procura di Bari, che ha tenuto comunque a precisare che non risultano elementi che possano far pensare ad un sabotaggio.
A questo riguardo il pubblico ministero barese Giuseppe Scelsi avrebbe predisposto avvisi di accertamenti tecnici non ripetibili ai sensi dell'articolo 360 del codice di procedura penale. Una decisione che di fatto ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di diverse persone, a partire dal responsabile del deposito di carburante che fornisce cherosene all'aeroporto di Bari.

Sulla condotta del comandante indaga anche l'Agenzia Nazionale Sicurezza del Volo (Ansv). Gli esperti hanno escluso sia l'ipotesi del sabotaggio, che non trova riscontro alcuno, sia quella dei fattori ambientali, poiché le condizioni meteorologiche erano tali da non avere alcun effetto sul volo programmato. In via teorica dall'Ansv, non viene scartata neppure l'ipotesi di un errore umano seguito al guasto tecnico che ha determinato lo spegnimento del primo motore. ''Quando uno dei due motopropulsori di un aeromobile risulta non essere più attivo - è stato fatto rilevare in via generale - il pilota provvede ad azionare una serie di valvole che mettono in comunicazione i serbatoi di carburante ubicati nelle due ali, affinché l'afflusso del carburante all'unico motore rimasto funzionante avvenga in maniera equilibrata, pescando sia dal serbatoio di un'ala, sia dal serbatoio dell'altra ala''. ''Sempre in via teorica - è stato fatto rilevare - l'errata manovra di azionamento delle valvole potrebbe aver determinato il mancato afflusso di carburante all'unico motore rimasto funzionante, che si sarebbe quindi spento''.

Per quanto riguarda il recupero della scatola nera dell'Atr, che potrebbe essere ad oltre 1200 metri di profondità, la procura di Palermo non ha ancora deciso come comportarsi, trattandosi di un'operazione molto costosa. ''Stiamo cercando di capire se sarà necessario - ha spiegato il procuratore Grasso - Al momento abbiamo il relitto, le testimonianze, quindi potrebbero anche non servire''. ''La Marina Militare - ha concluso il magistrato - ha intanto inviato dei mezzi per cercare di individuare le scatole nere, quando le avremo trovare verrà posizionata una boa nella zona. Poi si deciderà''.

Intanto prosegue la ricerca delle tre persone ancora disperse. Da Taranto è arrivata una nave idrografica della Marina militare che dovrebbe coadiuvare le unità già da tempo impegnate nella zona dell'incidente nello scandagliamento del fondo.

Oggi i funerali delle vittime
Ventinove minuti di strazio e di dolore: è il tempo che è stato necessario per far scendere le bare dall'aereo atterrato sulla pista dell'aeroporto di Bari-Palese, lo stesso aeroporto da dove l'Atr 72 era partito per andare incontro a quello che doveva essere un viaggio di rilassatezza e pace. Qui l'Hercules C130 dell'Aeronautica militare, 48 ore dopo, ha portato a casa 12 bare.
Per 23 passeggeri la salvezza è stata affidata ai giubbini di salvataggio e alle ali dell'aereo; per 16 persone non c'è stato nulla da fare. Tredici sono le vittime identificate finora, tra cui il capo cabina dell'Atr, Moez Bouguerra; tre i dispersi, sono il meccanico di bordo, Harbaoui Chokri, Raffaele Ditano, di 35 anni, di Fasano (Brindisi), che era salito su un aereo per la prima volta, insieme con la moglie e la figlia di 11 anni, che si sono salvate e Francesco Cafagno.

Nell'aeroporto si è tenuta una cerimonia semplice, officiata dall'arcivescovo di Bari, mons. Francesco Cacucci, che ha benedetto i feretri man mano che scendevano sostenuti dagli avieri. Solo la seconda bara, quella della giovane Antonella Capurso, è stata portata in spalla da sei carabinieri perché il padre della 22enne appartiene all'Arma.
Le bare erano accolte da gruppi di familiari accompagnati da un operatore della Seap, uno della Protezione civile e da uno psicologo.
In un silenzio rotto dai pianti sono stati salutati Enrico Fallacara, il piccolo imprenditore edile di 39 anni di Bitonto (Bari), partito per la Tunisia insieme con la moglie, Benedetta Ranieri, rimasta ferita; Maria Grazia Berenato, di 23 anni, di Gioia del Colle (Bari), che era con il fidanzato Donato Salvatore Cetola che è tra i feriti; Paola Di Ciaula, geometra, di 27 anni, di Modugno (Bari), Giuseppe Francesco Scarnera, di 25 anni, e Antonella Capurso, di 22, i due fidanzati di Gioia del Colle, Anna Maria Palmisano, di 53 anni, di Crispiano (Taranto), partita con la futura nuora e il figlio, rimasti feriti. E ancora un abbraccio per Barbara Balducci, di 23 anni di Bari, partita con il suo fidanzato Francesco Cafagno del quale non si hanno più notizie, e Isabella Ruta, di 31 anni, impiegata dell'Università di Bari, che era in viaggio per la Tunisia con il fidanzato, Gianfranco Basile, rimasto ferito. Una carezza sulla bara anche per Elisabetta Aquaro, di 44 anni, e per la figlia Chiara di soli quattro anni, per Carmela Amoruso, di 53 anni, la baby-sitter della piccola Chiara e per Rosa Santoro, di 46 anni, di Canosa di Puglia (Bari).

Disgraziatamente, dopo la strage di Sharm el-Sheikh, la Puglia e la Sicilia, di nuovo, si ritrovano a piangere insieme la morte di persone innocenti.

(Foto in alto a sinistra: Il disegno della piccola Maria Grazia, diventato il simbolo della tragedia)

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09 agosto 2005
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