Un intero popolo che paga il pizzo... Nei ''pizzini'' di Lo Piccolo una lista nera contro gli imprenditori ''ribelli''

09 novembre 2007

AGGIORNAMENTO
Il procuratore aggiunto, Alfredo Morvillo, riferendosi ad un alcuni articoli di stampa, ha dichiarato che non esiste alcun manoscritto con i nomi di imprenditori palermitani aderenti all'associazione ''Addiopizzo'', fra le carte sequestrate al boss Salvatore Lo Piccolo. L'unica cosa vera - ha detto ancora il procuratore - è la presenza di un ritaglio di giornale, che riporta un articolo che parla solo in termini generici di ''Addiopizzo''.
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Nei ''pizzini'' rinvenuti dagli investigatori nella villetta dove sono stati stati catturati i boss Lo Piccolo vi erano scritti anche i nomi di venti imprenditori palermitani ''ribelli'' iscritti ad 'Addiopizzo', il comitato che ha sfidato Cosa nostra incitando i commercianti a ribellarsi al racket delle estorsioni.
Non è escluso che i boss mafiosi volessero punirli per avere aderito pubblicamente al Comitato, in origine costituito da un gruppo di giovani, e col tempo diventato un movimento d'opinione, che riempirono la città degli ormai celebri adesivi contro il pizzo con su la scritta: ''Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità''.

Proprio dall'esperienza di Addiopizzo è nata a Palermo la prima associazione antiracket costituita dagli imprenditori, su impulso del presidente onorario della Federazione nazionale antiracket (Fai) Tano Grasso: si chiama Libero Futuro-associazione antiracket Libero Grassi e sarà presentata domani, sabato 10 novembre al Teatro Biondo, alla presenza del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, dei sottosegretari agli Interni Ettore Rosato e Alessandro Pajno, del presidente della commissione Antimafia Francesco Forgione e di numerosi imprenditori provenienti da ogni parte della Sicilia.
Inoltre Addiopizzo e la Federazione nazionale antiracket, con l'aiuto degli avvocati Salvatore Caradonna e Salvatore Forello, hanno chiesto di costituirsi parte civile nell'udienza preliminare iniziata ieri davanti al gup Mario Conte nei confronti dei presunti estorsori del racket della Noce e di una decina di commercianti accusati di favoreggiamento per i loro comportamenti reticenti.

''Dopo gli arresti dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, che gestivano il grande business delle estorsioni, possiamo certamente affermare che Cosa nostra è più debole, e i comportamenti reticenti dei commercianti non devono essere più tollerati'', hanno detto i due legali che hanno specificato che le associazioni antiracket intendono costituirsi parte civile non solo contro gli esponenti del clan degli estorsori, ma anche nei confronti dei numerosi commercianti palermitani che si sono rifiutati di collaborare con gli inquirenti. ''Con il loro silenzio - hanno spiegato dicono Caradonna e Forello - questi signori hanno contribuito a isolare e a danneggiare la categoria degli esercenti che coraggiosamente a Palermo si ribellano all'imposizione del pizzo''.

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www.addiopizzo.org

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09 novembre 2007

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