Un Paese allo sbando: la riflessione di Enzo Biagi dopo la strage di via D'Amelio. Dal Corriere della Sera

19 luglio 2007

Né chiacchiere né bandiere
di Enzo Biagi (Corriere della Sera, 21 luglio 1992)

Potrebbero, almeno, risparmiarci le chiacchiere. I soliti discorsi, la consueta antologia di parole fruste, che diventano insopportabili e impudiche.
Si può ancora parlare di esecrazione, dolore, allarme, dopo una fila allucinante di bare? Ed è decente riferire di un ''clima carico di tensione'', di un ''grande sgomento''? Due giudici accoppati in due mesi, otto agenti dilaniati dalle bombe: e i vertici, che puntualmente si riuniscono, che cosa dicono? Abbiamo un estenuante bisogno di gente normale, di regole chiare, di sentimenti profondi, e non declamati.

Ancora lenzuola alle finestre? Le hanno già distese nell'estate del 1943: ed erano un segno di resa.
Allora ha ragione il vecchio magistrato Caponnetto che piange i giovanotti del suo tribunale, e dice davanti a un microfono impietoso: ''E' tutto finito''. E si parla di ''indicibile strazio'', di ''nuova indignazione'', e visti i risultati delle precedenti ribellioni si procede: non basta lo sciopero di un'ora, adesso, astensione generale. Ma contro chi? Contro questo Stato agonizzante? Ma non lo abbiamo ridotto così , tutti insieme, a colpi di lupara, e anche di retorica?
E in questa ondata di sospetti, di rampogne, di vendette e di promesse, il silenzio ammonitore della moglie e dei figli di Paolo Borsellino: vogliono funerali privati, senza discorsi, senza le autorità, con le facce di circostanza, e se Oscar Luigi Scalfaro decide di andare, si presenti pure: ma come cristiano, come cittadino.

Niente bandiere. Ora scoprono che l'ultimo delitto è un ''atto di guerra''. Prima, evidentemente, si trattava di scaramucce. Precisano che questo è ''un attacco alle istituzioni'', una sfida: Scaglione, Chinnici, Scopelliti, Falcone, Borsellino, quante toghe, prima umiliate dalle perfidie e dai veleni del Palazzo, poi colpite dal tritolo o dalle pallottole.

Esami di coscienza. Ma nessuno, invece dei proclami, fa esami di coscienza? E vero o no che c'è la consueta gelosia tra carabinieri e poliziotti, e chi comanda alla Dia? E vero o no che la Superprocura stava sullo stomaco del Csm? E esatto: i pentiti non si sentono protetti, aiutati, difesi abbastanza? E da quanti anni i grandi latitanti, i Riina, i Santapaola, la sorella del camorrista Cutolo, vivono, procreano, se la spassano, e comandano, e intrigano, e forse uccidono? Ma si può ancora distinguere tra ''cadaveri eccellenti'' e salme non esimie? Le scorte come vanno considerate? Di chi è la colpa se la cupola dei mafiosi ha più forza del governo della Repubblica? Chi ha screditato la classe politica, i fatti o i giornali? Dobbiamo smetterla di dire male di chi comanda per ''recuperare credibilità''? Ed è comodo, e anche ingiusto, dare la colpa a prefetti e a questori se Cosa Nostra quando vuole colpisce.
Siamo seri: hanno ucciso un presidente degli Stati Uniti, e un fratello candidato alla Casa Bianca, hanno ferito Reagan, hanno accoppato un leader a Nuova Delhi e un altro al Cairo. Il ''disastro umano'', come si legge nelle cronache, nasce dalla nostra situazione. Non siamo la ''Repubblica delle banane'', come scrive con orgoglio un commentatore, ma è solo una questione botanica: siamo quella dei fichi d'India.

Promesse non mantenute. Tutto è in crisi: l'economia, i partiti, la credibilità del Paese. Che non sa più a chi credere: le terrificanti esplosioni fanno sgonfiare anche le promesse non mantenute, i propositi non rispettati, i programmi rimasti sulla carta. ''Guai a chi si arrende'' ammonisce il presidente Scalfaro. Ha ragione. Ma in linea di principio sarebbe bello se quelli che hanno lasciato che l'Italia cadesse in questo ''incubo raccapricciante'', invece, si togliessero di mezzo. Tra i ladri di Milano, di Venezia e dintorni (beata Roma che fino ad oggi, prodigio, è quasi innocente) e gli assassini della Sicilia c'è un qualche rapporto di parentela. Tutti insieme hanno incoraggiato, o voluto, ''la strategia della tensione''. Soltanto Vizzini, a nome dei socialdemocratici, ha detto che si vergogna. Bel gesto.

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19 luglio 2007

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