Un passo avanti e due dietro...

La Regione ridimensiona gli ospedali, ma l'Ars insorge e il piano dei tagli viene ritirato

19 dicembre 2013

Scoppia la polemica in commissione Sanità all'Assemblea regionale siciliana sul nuovo piano sanitario regionale, e prima ancora della discussione la Regione ritira il documento per l'eccessiva quantità di errori.
Una mappa della sanità nell'Isola che prevede la razionalizzazione della rete ospedaliera, accogliendo i principi della legge Balduzzi. Ma il testo dell'assessore regionale Lucia Borsellino, appena approdato a Palazzo dei Normanni, ha registrato già il fuoco di fila di parlamentari di diverso schieramento politico. Il documento, infatti, che prevede ancora l'accorpamento dei piccoli ospedali, penalizzerebbe alcune province più di altre. Soprattutto Catania.

In sintesi, la nuova mappa della sanità siciliana disegnata dall'assessorato alla Salute e arrivata in sesta commissione all'Ars prevede che diminuiscano i posti per le emergenze nei più grandi ospedali urbani dell'Isola, ma crescano quelli in provincia. In ballo c'è la rimodulazione di 1.500 posti nel pubblico e nel privato in base ai nuovi parametri ministeriali. L'obiettivo è ridurre i posti letto per acuti, che costano al sistema circa mille euro per ogni giorno di ricovero, trasformandoli in posti per lungodegenza e riabilitazione, che invece valgono la metà e di cui la Sicilia è carente.
Questo è bastato a far ritirare la bozza e a farlo rinviare alle Asp ed alle Aziende ospedaliere di competenza per la correzione degli errori riscontrati: lo ha concordato il presidente della commissione sanità all'Ars, Pippo Digiacomo e l'assessore Lucia Borsellino. "Ci è sembrato un atto opportuno - dice il presidente della commissione Digacomo - il documento presentava troppi elementi inspiegabili che era necessario correggere per evitare di seminare il panico".

La filosofia alla base della bozza presentata all'Ars era accorpare i piccoli e medi presidi di provincia in "Ospedali Riuniti" con percorsi integrati e complementari e ridurre il numero dei reparti. Un obiettivo da conseguire, per esempio, sopprimendo o accorpando le unità operative "doppione". A imporlo è la legge Balduzzi, che prevede che i posti per acuti debbano essere non più di tre ogni mille abitanti. Secondo i nuovi standard, nell'Isola dovrebbero essere 15.035 posti letto così suddivisi: 11.134 negli ospedali pubblici e 3.280 in quelli privati. La fotografia attuale è però diversa: nel pubblico i posti per acuti attivati sono 10.708 e nel privato 3.671. Quindi nel privato i posti per acuti da tagliare sarebbero 391, nel pubblico si potrebbero addirittura aumentare. Ma nel piano consegnato all'Ars si prevede una rimodulazione che coinvolge tutti gli ospedali pubblici, con alcuni che potranno attivare nuovi posti, altri invece che dovranno chiuderli.

Gino Ioppolo, parlamentare regionale del gruppo Lista Musumeci promette già battaglia. Il deputato siciliano, che bolla come "inaccettabile" la proposta avanzata dall'assessorato, punta il dito soprattutto contro "l'ispirazione meramente aziendalistica ed economicistica" del testo. "Non ci piace per nulla - aggiunge - il trattamento riservato da Crocetta alla provincia di Catania, che nella proposta del Governo regionale perderebbe centinaia di posti letto per malati acuti e malati post acuti, senza alcun plausibile motivo".
Duro anche il giudizio di Marco Falcone, vice capogruppo del Pdl, aderente a Forza Italia, secondo il quale il rischio è che il decreto di riordino della rete ospedaliera in Sicilia si trasformi in "una ulteriore mannaia per il diritto alla salute dei siciliani e, specificatamente, per i cittadini della provincia di Catania che pagherebbero un prezzo troppo alto in termini di tagli di posti letto e più in generale di Lea, livelli essenziali di assistenza". Infatti secondo il parlamentare azzurro, se da un lato è "giusto razionalizzare ed efficientare la spesa sanitaria", dall'altro è necessario "non mortificare un sistema sanitario, che oggi presenta numerose lacune con tagli che solo nella provincia di Catania superano i 260 posti letto per acuti".

Ma la bocciatura arriva anche dal deputato della maggioranza Totò Cascio (Articolo 4), che bolla il piano come "improvvisato e completamente scollegato dal territorio. Si registra un accentramento dei servizi nelle città metropolitane ed aree limitrofe e si sguarniscono del tutto le periferie, azzerando, tendenzialmente, i servizi nel territorio" dice. "Non si comprende - prosegue - come è possibile che nel rimodulare i posti letto non si tenga conto del reale indice di utilizzo e specializzazione delle strutture ospedaliere". E Cascio fa esempi precisi: "In una provincia come quella di Agrigento, nella quale complessivamente il piano prevede un incremento dei posti letto, paradossalmente i posti diminuiscono nel distretto di Sciacca Ribera. In particolare, l'ospedale di Sciacca attualmente conta 26 posti fra Utic e cardiologici con un indice di utilizzo del 125%. Quindi la richiesta è superiore all'offerta. A fronte di ciò i posti vengono tagliati. Altrove, con indici di riempimento del 70%, quindi con quasi un terzo dei posti che restano inutilizzati, la disponibilità viene incrementata. Scelte fuori da ogni logica che vengono replicate in varie altre strutture in diverse province".

Allora per il parlamentare di Articolo 4 servirebbero "scelte più coraggiose", valutando le strutture ospedaliere ed assegnare "maggiori posti specialistici là dove ci sono eccellenze e capacità piuttosto che procedere con un vecchio modo di fare politica sanitaria 'generalista'. Sono certo - conclude - che in Commissione potremo lavorare proficuamente con l'assessore Borsellino al miglioramento di questo piano per legarlo alle specialità ed alle esigenze del territorio". [Fonte: Repubblica/Palermo.it]

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19 dicembre 2013

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