Un "Ponte-shopping" sullo Stretto

Dal Medio Oriente arriva il progetto di un giovane architetto che sullo Stretto vede abitazioni, centri commerciali, cinema...

28 aprile 2010

Un nuovo progetto per il Ponte sullo Stretto. Un progetto che prevede un ponte abitato e dove si potrà fare esclusivo shopping in mezzo al mare. L'idea, sicuramente suggestiva e dal sapore molto "Dubai", è dell'architetto Mor Temor, di Shaf-amer nella provincia di Nazareth. Arabo 36enne, Temor si è laureato in Italia al Politecnico di Milano 10 anni fa e da 8 dirige uno studio privato specializzato nella progettazione d’opere ad alto valore architettonico. Sul suo curriculum l'architetto scrive di essere in procinto di conseguire il dottorato di ricerca sui “ponti galleggianti” al "Technion - Israel Institute of Technology". Il Technion è l’istituto israeliano per eccellenza nel settore delle tecnologie avanzate (ingegneria, elettronica ed informatica in testa), con una spiccata tendenza alla ricerca nel settore militare, nucleare ed aerospaziale (nel solo periodo 2000-2007, Technion ha sottoscritto una decina di contratti con il Dipartimento della Difesa degli Usa per un totale di 525mila dollari per la fornitura di "servizi" e "attrezzature" top-secret).
Lo scorso autunno, nel mese di novembre, ha realizzato il progetto del Ponte Abitato Galleggiante nello Stretto di Messina, e l’ha inviato al Ministero delle infrastrutture senza però ricevere ancora risposta.

Nel ponte di Temor, costruito su delle
"piattaforme di calcestruzzo galleggianti", verrebbero costruite fra le travi e i piloni centinaia di case a schiera e decine di porticcioli turistici destinati a centri commerciali, uffici, alberghi, parcheggi, cinema. Tre milioni di metri quadri da costruire la cui vendita - è lo scopo del tutto - assicurerebbe le risorse necessarie per realizzare l'opera.
Il progetto ha scatenato l'ira degli ambientalisti che parlano di "ennesimo bluff, di innovativo c'è solo la riconversione immobiliare e commerciale dell'opera".

Al di là di tutto resta comunque un fatto: intorno al progetto-Ponte gravitano interessi internazionali che mettono insieme di tutto e di più. Dalla famiglia Bin Laden alla Goldman&Sachs, dalla Abn Amro a personaggi legati alla mafia siculo-canadese: l’inchiesta Brooklyn, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, parlava di un’operazione progettata da questi ultimi per investire 5 miliardi di euro provenienti dal traffico di droga.

Da Israele un Ponte-shopping sullo Stretto
di Antonio Mazzeo*

Giunge da Israele un nuovo progetto per il collegamento stabile nello Stretto di Messina. Si tratta di un Ponte basato su "Piattaforme di calcestruzzo galleggianti", dove travi e piloni saranno ancorati nell’acqua e ampi spazi del manufatto saranno destinati a centri commerciali, uffici, alberghi, parcheggi, parchi alberati, cinema, ecc.. Nel Ponte galleggiante si potranno costruire anche case a schiera per migliaia di residenti e finanche decine di porticcioli turistici che proteggeranno barche a vela e yacht dalle correnti e dai gorghi di Scilla e Cariddi. Più di 3 milioni di metri quadri di abitazioni con invidiabile vista sullo Stretto, la cui vendita assicurerà le risorse finanziarie necessarie a realizzare quella che è stata presentata come una «concreta alternativa» al Ponte da 7 miliardi di euro che governo e concessionaria statale hanno affidato al general contractor guidato da Impregilo.

Il progetto del Ponte-shopping è frutto delle ricerche dell’architetto israeliano Mor Temor, una laurea al Politecnico di Milano, a capo di uno studio privato specializzato nella progettazione di grandi opere con sede a Shaf-amer, cittadina nei pressi di Nazareth. «Il governo italiano deve sforzarsi per cercare un’alternativa molto più conveniente, economicamente e finanziariamente sostenibile, al tempo stesso socialmente più desiderabile», dichiara Mor Temor. «Il 15 novembre 2009 ho inviato via e-mail il progetto del Ponte Galleggiante Abitato al Ministero delle infrastrutture italiano, ma finora non ha ricevuto alcuna risposta. Eppure grazie alla possibilità di costruire gran parte delle piattaforme in un cantiere navale che poi saranno trascinate galleggiando sull’acqua, si risparmierà nei costi e nei tempi di costruzione». «L’impatto ambientale del Ponte Galleggiante – aggiunge l’architetto - è di molto inferiore rispetto a quello degli altri progetti proposti (si pensi alle non necessarie opere di raccordo, gallerie viarie e ferroviarie per circa 27Km, movimento terra, ecc). Il vantaggio economico ottenuto si farà sentire ad ogni livello non solo per il miglioramento dell’attraversamento tra Reggio Calabria e Messina, ma anche per il prevedibile sviluppo regionale su entrambi lati dello Stretto, in particolare nel settore dell’industria del turismo».
In verità a guardare il breve cartone animato sul progetto, postato da Temor su Youtube, resta forte il dubbio di trovarsi di fronte all’ennesimo bluff della lunga sacra dei Ponti e dei tunnel sullo Stretto, dove d'"innovativo" c’è solo la riconversione dell’opera a megacomplesso immobiliare e commerciale. Non la pensano tuttavia così politici, sindacalisti e docenti universitari che interverranno al seminario di presentazione del Ponte Galleggiante organizzato dallo studio privato israeliano domani 29 aprile all’Altafiumara Resort e Spa di località Cannitello di Villa San Giovanni (Reggio Calabria). Tra essi spiccano i nomi del Sindaco di Villa San Giovanni, Rocco La Valle; del Vicepresidente della Provincia di Reggio Calabria, Gesualdo Costantino; del Presidente della I Commissione (assetto del territorio) del Comune di Reggio Calabria, Pasquale Molisani; del responsabile del Dipartimento Ambiente e territorio della CGIL Nazionale, Antonino Granata; di quattro professori degli Atenei di Messina e Reggio.

Sul suo curriculum vitae, Mor Temor scrive di essere in procinto di conseguire il dottorato di ricerca sui "ponti galleggianti" al "Technion - Israel Institute of Technology", sotto la guida dei professori Michael Burt e Yehiel Rosenfeld. Un particolare che non è certo di poco conto. Il Technion (con sede ad Haifa) è infatti l’istituto israeliano per eccellenza nel settore delle tecnologie avanzate (ingegneria, elettronica ed informatica in testa), con una spiccata tendenza alla ricerca nel settore militare, nucleare ed aerospaziale. Nel solo periodo 2000-2007, Technion ha sottoscritto una decina di contratti con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per un monto totale di 525.000 dollari, relativamente alla fornitura di "servizi" e "attrezzature" top-secret. Alcuni dei contratti vedono come committente il FISC - Fleet & Industrial Supply Center che ha sede presso il Comando dell’US Navy di Sigonella (Sicilia).
Per lo sviluppo dei Sistemi di Gestione Integrata della Sicurezza, l’istituto tecnologico israeliano ha sottoscritto recentemente un accordo di collaborazione con l’Università del Massachusetts, nell’ambito di un programma promosso dalla task force sulla commercializzazione delle tecnologie militari della U.S.-Israel Science and Technology Commission (USISTF), con fondi del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e dell’omologo ministero israeliano. Altro importante settore chiave finanziato dall’USISTF è quello relativo allo sviluppo delle micro e nano-tecnologie militari (tra cui le cosiddette "armi nucleari di quarta generazione"), già sperimentate da Israele nelle operazioni di guerra in Libano e Gaza. Parallelamente alla ricerca avanzata sulle nano-tecnologie, il Technion ha ottenuto grossi successi internazionali nella realizzazione dei più avanzati sistemi di spionaggio e di guerra "anti-terrorismo". Il 16 giugno 2009, il Corriere della Sera ha dedicato un’ampia inchiesta al "serpente robot" messo a punto dai ricercatori dell’istituto tecnologico di Haifa e utilizzato dall’esercito israeliano con compiti d’intelligence e di lotta contro le milizie di Hamas. Il robot, lungo due metri, è dotato di telecamera e sensori e striscia sul terreno come un vero e proprio rettile, mimetizzandosi con la vegetazione e il suolo. Controllato a distanza, il "serpente" può avanzare anche all’interno di tunnel e cavità naturali e può essere caricato con piccole quantità di esplosivi ad alto potenziale. Nei piani degli scienziati del Technion è prevista a breve termine finanche la costruzione di robot militari a forma di gatti e cani.

*Antonio Mazzeo, militante ecopacifista ed antimilitarista, ha pubblicato alcuni saggi sui temi della pace e della militarizzazione del territorio, sulla presenza mafiosa in Sicilia e sulle lotte internazionali a difesa dell’ambiente e dei diritti umani. Ha inoltre scritto numerose inchieste sull’interesse suscitato dal Ponte in Cosa Nostra, ricostruendo pure i gravi conflitti d’interesse che hanno caratterizzato l’intero iter progettuale. Con Antonello Mangano, ha pubblicato nel 2006, "Il mostro sullo Stretto. Sette ottimi motivi per non costruire il Ponte" (Edizioni Punto L, Ragusa).

- I Signori del Ponte di Antonio Mazzeo (Guidasicilia.it, 30/03/2009)

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28 aprile 2010

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