Un treno chiamato desiderio

Le Ferrovie italiane rischiano il fallimento: ai signori passeggeri l'onere di salvarle dalla chiusura

21 novembre 2006

Anche chi non frequenta i treni abitualmente, sa per certo che le Ferrovie italiane sono pietose da molti punti di vista: moltissimi treni soffrono una fatiscenza incommensurabile; le linee ferroviarie in alcune regioni d'Italia sarebbero impraticabili ma si praticano ugualmente; un treno che arriva in orario fa quasi parte di quelli che si chiamano ''fenomeni paranormali''; e i servizi minimi sono così carenti che se ne lamentano anche le pulci (quelle vere e non metaforiche) che viaggiano molto spesso insieme ai passeggeri...
Già, c'è tutto questo, e ci sono anche persone che dopo aver avuto incarichi importantissimi, come quello di ''ad'' (amministratore delegato), si è dimesso non avendo fatto assolutamente niente di buono (anzi lasciando buchi abissali), prendendosi però una buonuscita milionaria. (leggi)

Ma non vogliamo parlare degli esorbitanti (e vergognosi) risarcimenti che ad e consiglieri si slurpano senza tanti complimenti, bensì di quello che la scorsa settimana siamo venuti a sapere: ''Siamo sull'orlo del fallimento. Le Ferrovie si sono svenate, non hanno più risorse e lo sbilancio è tale che non permette più di andare avanti in una situazione di indebitamento finanziario''.
E' stato questo il quadro tratteggiato con velocità e nettezza da Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, in audizione davanti la commissione Lavori Pubblici del Senato. Moretti ha ricordato anche che ai tagli e allo sbilancio va aggiunta una situazione difficile per Trenitalia: ''Lo sbilancio per il 2006 è stimato a 1,707 miliardi'', ha spiegato Moretti, ''è assolutamente indispensabile per noi la ricapitalizzazione di Trenitalia altrimenti corriamo il rischio, non in tempi lunghi, ma brevi, di portare i libri in tribunale''.
''Se lo Stato decide di tagliare i trasferimenti - ha aggiunto Moretti - può farlo, ma deve però decidere a quali servizi rinunciare. Siamo sull'orlo del fallimento'', ha ripetuto.

L'ad Moretti ha sottolineato che la drammatica situazione in cui le Ferrovie versano, riguarda sì la scarsa capacità imprenditoriale e gestionale, ma perché cagionate dalle precedenti gestioni, inefficienti e dannose. ''Lo Stato ha tutto il diritto di ridurre i trasferimenti ma ha anche il dovere di dirci quali servizi debbano essere ridotti. Se vuole - ha detto Moretti - può ridurre i trasferimenti, questa è una libera scelta. Ma se si vuole così, bisogna poi dire cosa tagliare. Non si può perpetuare una situazione che ci ha portato sull'orlo del fallimento''.
Davanti la commissione ce andato anche il presidente delle Fs, Innocenzo Cipolletta, che ha fornito un'analisi analoga a quella di Moretti. All'intero sistema ferroviario, ha spiegato, necessitano circa 6,1 miliardi di euro. ''A determinare tale squilibrio - ha detto Cipolletta - è stata sia la riduzione dei trasferimenti dalla Finanziaria 2006 sia l'aumento dei costi in larga parte attribuibili ai servizi Trenitalia''. ''La Finanziaria 2007 - ha aggiunto il presidente delle Fs - assegna maggiori risorse, ma non riesce a soddisfare tutte le esigenze del sistema ferroviario. Mancano 3,5 miliardi per l'alta velocità, 1,4 miliardi per la rete convenzionale, 500 milioni di euro per le convenzioni e 700 milioni per la ricapitalizzazione di Trenitalia, che è necessaria per non portare i libri in tribunale''.

Quindi, affinché le Ferrovie Italiane non vadano in tribunale per dichiarare fallimento ci vorrebbe qualcuno pronto a donare 6,1 miliardi di euro, 12 mila miliardi delle vecchie lire, su per giù quanto metà della finanziaria che l'ex ministro Tremonti dice poteva bastare per sistemare tutto per l'anno avvenire... 

Insomma, come si fa, per non far fallire concretamente (perché già simbolicamente le ferrovie italiane sono fallite da un pezzo) le Ferrovie? Aumentando le tariffe!
L'annuncio lo ha dato lo stesso Cipolletta. ''Opereremo modifiche tariffarie perché le tariffe sono ferme dal 2000, cioè da sei anni, e sono la metà di quelle di altri paesi europei'', ha annunciato Cipolletta in un intervento su Radio 24, venerdì scorso. Gli aumenti, ha precisato il manager, riguarderanno però ''solo quelle tariffe che non hanno una convenzione con lo Stato e gli enti locali'' e dunque ''Eurostar e alcuni Intercity''.
Vogliamo però fare un osservazione: che le tariffe siano ferme al 2000, e che da sei anni non ci siano stati aumenti non è del tutto vero, infatti rincari sui biglietti ferroviari di tutti i generi ne sono stati fatti più di uno, ogni volta però motivazioni e nomenclature date agli aumenti sono state attribuiti ad altre motivazioni.
Cipolletta ha poi parlato del bilancio delle Ferrovie dello Stato: ''Il disavanzo che prevediamo per quest'anno è pari a 2 miliardi di euro'', ha detto, un disavanzo che si trova principalmente in Trenitalia.
Inoltre il presidente delle Fs ha anche assicurato che, quando lascerà l'incarico, non incasserà una maxiliquidazione analoga a quella del suo predecessore, Elio Catania. ''Se me ne dovessi andare, lo farò come se ne vanno tutti gli altri: abbiamo convenuto così con l'azionista''. ''In generale - ha detto ancora Cipolletta - i manager delle aziende pubbliche dovrebbero essere più responsabilizzati, ma questo va scritto nei contratti: altrimenti è inutile lamentarsi se le persone si attengono al contratto''.

- In ritardo un treno su due (Corriere.it)

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21 novembre 2006

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