Una delle priorità per la sicurezza italiana è la massima attenzione nei confronti di una ''nuova era mafiosa''

31 luglio 2007

Subito dopo il suo insediamento, il nuovo capo della polizia Antonio Manganelli, ha riferito alle Commissioni Affari Istituzionali di Senato e Camera qual'è la situazione della sicurezza in Italia e quali sono le priorità che politica e forze dell'ordine devono attenzionare senza troppi indugi.
All'inizio di luglio, nella sua audizione alla Commissione Affari costituzionali del Senato presieduta da Enzo Bianco, Manganelli ha posto l'accento sul vertiginoso calo che negli ultimi anni hanno subìto le risorse destinate alla sicurezza. Tra le priorità da affrontare quella della criminalità che opera nel Nord dell'Italia, soprattutto legata all'immigrazione clandestina, la criminalità di matrice pseudopolitica, mafia e violenza negli stadi.
Il nuovo capo della polizia ha poi lanciato l'allarme sul ''terrorismo fai da te'', nuova e non meno pericolosa espressione di Al Qaeda, che ultimamente ha mostrato le sue nefaste potenzialità in Gran Bretagna.

Altro motivo d'attenzione riguarda la Sicilia: c'è un allarme mafia, un allarme ''vero, imminente, grave''. Secondo Antonio Manganelli, ''a Palermo alcuni mafiosi, scappati perché avevano il 'foglio di via', sono rientrati. Dunque, qualcuno ha dato il proprio benestare al rientro e questo non è stato gradito dall'altra parte. Teniamo questo fenomeno in grande cosiderazione. Come osserviamo con attenzione gli omicidi accaduti di recente che non sembrano essere espressioni casuali, ma possono nascondere un progetto che non vogliamo far esplodere''.
L'attenzione riguardante la ''nuova era'' della mafia siciliana è stata ribadita da Manganelli anche nell'audizione della scorsa settimana davanti alla Commissione Affari Costituzionali della Camera. Mai, ha riferito Manganelli, ''si sarebbe immaginato che dai vertici di Cosa Nostra sarebbero stati autorizzati questi ritorni. Ciò è legato ad una fazione molto forte dell'organizzazione, ma non a tutta la mafia, quindi sono possibili scintille e noi stiamo particolarmente attenti''. In Sicilia, comunque, ha proseguito il capo della polizia, ''la mafia continua ad essere quasi silente, preferisce la penetrazione nei gangli della vita pubblica attraverso gli appalti, il controllo del territorio e le estorsioni a tappeto''. Per quanto riguarda il pizzo, ha aggiunto, ''si tratta di somme non tanto consistenti da spingere la vittima alla denuncia: l'estorsione è considerata quasi come un costo d'impresa''. La chiave per sconfiggerlo, ha osservato, ''è l'associazionismo, il non sentirsi isolati''.

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31 luglio 2007

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