Una falsa soluzione governativa per l'affidamento gestionale dell'area marina di Ustica

Secondo Legambiente il ministero per l'Ambiente ha trovato per Ustica una soluzione pasticciata

23 novembre 2005

''Gli enti locali pretendano protagonismo e rispetto della legge''. Tanto tuonò che piovve.
Dopo tre anni di commissariamento di fatto dell'area marina protetta di Ustica, è arrivata la soluzione tanto attesa per l'affidamento in gestione dell'area. Ma è un vero e proprio pateracchio che rischia di rimandare indietro di anni tutta la vicenda.
''E' incredibile! Ci sono voluti ben tre anni di tempo per partorire una soluzione pasticciata, di sapore elettoralistico e, a nostro avviso, anche di dubbia legittimità che rischia di compromettere definitivamente il futuro dell'isola'', questo il commento secco di Sebastiano Venneri, della Segreteria Nazionale di Legambiente al decreto firmato dal Ministro per l'Ambiente Matteoli che riaffida la gestione dell'area marina protetta al Comune senza passare dal controllo di legittimità della Corte dei Conti. ''La procedura adottata - aggiunge Venneri - rischia di ingarbugliare ancora di più la situazione e di innescare una bomba ad orologeria, aprendo un conflitto istituzionale con la Corte dei Conti dal quale usciranno sconfitti soprattutto i cittadini di Ustica e il loro territorio''.

La vicenda prese l'avvio nel marzo del 2003 quando il Ministro, con un atto unico nel suo genere, tolse al Comune la gestione dell'area marina protetta a causa di presunti abusi amministrativi diventati oggetto di contenzioso legale fra Comune e Ministero.
''In quell'occasione - ha spiegato Venneri - fummo facili profeti pronosticando l'inevitabile avvio della stagione delle polemiche e dei ricorsi e, per conseguenza, il declino dell'area. E infatti il personale della riserva è rimasto appiedato, le attività si sono azzerate, le strutture e gli uffici sono stati chiusi e l'area marina protetta è scomparsa letteralmente alla vista di turisti e residenti''.

E' bene sottolineare che il contenzioso legale non si è ancora risolto e quindi il Ministero avrebbe affidato la gestione dell'area protetta a un soggetto istituzionale sul quale grava ancora un'inchiesta.
''A distanza di quasi tre anni da un provvedimento a nostro avviso eccessivo e probabilmente condizionato da motivazioni politiche - afferma Mimmo Fontana, Presidente di Legambiente Sicilia - non è ancora stata risolta la situazione nonostante la straordinaria coincidenza di colore politico a Roma, alla Regione Sicilia, alla provincia di Palermo e financo nel piccolo comune dell'isola. E' evidente allora che c'è qualcosa che non funziona e che per superare l'impasse c'è bisogno di elementi più forti della stessa coesione politica''.
Già nel giugno del 2004 del resto il Ministro Matteoli aveva tentato di riaffidare la gestione al Comune, subendo l'altolà dalla Corte dei Conti che dichiarò illegittimo il provvedimento per un vizio formale legato alla mancata applicazione della legge quadro sui parchi. Dopo un anno e mezzo ecco la nuova soluzione: nascondere il decreto al vaglio dell'organo di controllo, emanare un provvedimento di soppiatto, magari solo per illudere gli abitanti dell'isola e catturarne il consenso confidando nel fatto che altri, fra qualche mese, dovranno farsi carico dei problemi che si creeranno.

''E' un modo di governare fantasioso e arruffone - continua Fontana - che non affronta i problemi, ma li complica. Chiediamo a questo punto il ritiro del provvedimento e di studiare insieme a Comune e Provincia di Palermo una soluzione gestionale efficace, che restituisca dignità e centralità alla comunità isolana e torni a far vivere un territorio che fino a qualche anno fa era un felice modello di gestione''.
''Quello che risulta sempre più evidente - conclude Fontana - è la necessità di avere enti gestori strutturati e stabili che prevedano una consistente rappresentanza per la comunità locale, ma riescano anche a prescindere dalle dinamiche politiche locali che si ripercuotono drammaticamente sulla vita dell'area marina protetta. A questo proposito c'è un'area, proprio in Sicilia, a Siracusa, dove la tenacia e la buona volontà di un gruppo di persone ha avuto ragione di orientamenti politici contrapposti. Lì, a pochi chilometri da Ustica e nella nostra stessa Regione, una provincia di centrosinistra e un comune di centrodestra hanno dato vita a un consorzio per gestire insieme l'area marina protetta. E' pensabile replicare a Ustica questo piccolo miracolo o saremo costretti a considerare quello di Siracusa uno di quegli esperimenti che riescono una volta sola?''

Fonte: Legambiente

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23 novembre 2005

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