Una firma per Amina affinché non siano i suoi ultimi trenta giorni

Entro un mese, Amina Lawal verrà sepolta fino al collo e lapidata

31 marzo 2003
È stata confermata dalla corte d'appello della sharia di Funtua, nello stato nigeriano di Katsina, la condanna a morte tramite lapidazione di Amina Lawal., la giovane donna che avrebbe avuto un figlio al di fuori del matrimonio.
La condanna è stata rinviata di un mese per l'allattamento del figlio. Entro un mese, Amina Lawal verrà sepolta fino al collo e lapidata.

Questa decisione è incompatibile con la costituzione nigeriana, con gli impegni internazionali per la difesa dei diritti umani firmati dalla Nigeria stessa e con la Carta africana dei diritti umani e dei popoli. La pratica della condanna a morte per lapidazione è una delle peggiori forme di punizione ed è proibita dal Patto internazionale sui diritti civili e politici e dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura.

Oltre ad Amina, altre tre persone, Ahmadu Ibrahim, Fatima Usman e Mallam Ado Baranda sono stati condannati a morte per lapidazione.
Secondo le informazioni pervenute ad Amnesty International, Ahmadu Ibrahim, Fatima Usman e Mallam Ado Baranda non avrebbero avuto alcun rappresentante legale durante i loro processi.

Ahmadu Ibrahim (32 anni) e Fatima Usman (30 anni) erano stati accusati di adulterio sulla base di un rapporto di polizia presentato alla corte della sharia di New Gavu (Stato di Niger) nel maggio di questo anno. In un primo momento erano stati condannati a cinque anni di carcere e a una multa. Le autorità giudiziarie dello Stato, considerando la pena troppo mite ed irrogata secondo un "vecchio codice", hanno ordinato un nuovo processo, terminato con la condanna alla lapidazione.

Ad Amina rimangono solo trenta giorni di tempo.

Si può e si deve combattere tanta ignoranza!
Con la raccolta di firme proposta da Amnesty International il destino di Amina Lawal, Ahmadu Ibrahim, Fatima Usman e Mallam Ado Baranda può cambiare, come è stato per Safya.

Chiediamo, quindi, di sottoscrivere l'appello di Amnesty all'indirizzo che vi segnaliamo, così da tentare di fermare questa barbarie.

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

31 marzo 2003

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia