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Una giornata particolare...

La tolleranza, la cultura delle diversità, la voglia di legalità arriva con forza dal Sud dell'Italia

13 maggio 2005

Prima che l'Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) non ufficializzasse il contrario, il 17 maggio del 1990, l'omosessualità era presente nella lista delle malattie mentali. Già, forse in molti non sapevano questa verità, ma alla fine degli anni Ottanta un omosessuale era definito, visto, schedato, tacciato come un malato di mente.
C'erano gli schizofrenici, i maniaco depressivi, i fobici e gli omosessuali.
Poi c'erano i dottori che seguivano questi casi di disagio mentale con lunghissime sedute e assunzione di farmaci, quindi gli omosessuali, alla stregua di schizzati e paranoici, credendo di essere malati (lo diceva l'Oms) andava in analisi pensando di guarire.
Guarire dall'omosessualità è impossibile, come impossibile è guarire da una non malattia.
Ecco, all'inizio degli anni '90 l'Oms si accorse di questa ovvietà, e dalla lista ''nera'' depennò la voce ''omosessualità''.

Da allora cambiò il percorso del linguaggio, del modo di pensare, del modo di vivere, un cambio di percorso valido per tutti e non soltanto per i diretti interessati, molti dei quali dovettero curarsi dalle cure che la medicina aveva pensato dovessero seguire per curarsi da quello che non era un male (scusate il pasticcio linguistico, ndr).
Molto è cambiato in in 15 anni per gli omosessuali, e sono state tante le dure battaglie che hanno via via vinto per arrivare alla conquista dei pieni diritti alla ''NORMALITA'''. Cambiamenti avvenuti in tutto il mondo, alle volte anche insperati, e che hanno fatto pure bene a tutti quegli eterosessuali che volendo bene ad un loro conoscente gay venivano divorati dal disagio e dalla preoccupazione.
Certo non si può dire che i pregiudizi (questi sì vere malattie) contro gli omosessuali siano finiti, e forse dureranno per sempre come quelli nei confronti delle persone di colore. Esiste, infatti, ancora chi pensa che dall'omosessualità si può guarire e ha creato dei veri e propri ''corsi'' per convertire in ''etero'' gay e lesbiche, con apposite psicoterapie, ormoni e soprattutto la con la preghiera.
Può sembrare la classica ''americanata'' messa in atto dallo zoccolo duro degli iper fondamentalisti catto-omofobici, e invece questa plateale e assurda negazione di ciò che 15 anni fa ha sancito l'Organizzazione mondiale della Sanità la si può trovare anche nella Vecchia Europa, culla di paesi come l'Olanda e la Spagna (dove anche il re Juan Carlos ha deciso di ratificare la legge sul matrimonio omosessuale del governo Zapatero), e la si può trovare (potevano esserci dubbi?) in Italia, paese dove oggi i gay possono diventare presidenti di regioni anche nel Sud. (leggi l'articolo di Natalia Aspesi pubblicato da Repubblica).

Molto è cambiato e molto ancora deve cambiare per raggiungere una condizione di assoluta e normale convivenza tra tutti (certo non solo tra etero e omosessuali), ma i segnali che fanno ben sperare sono tanti e alcuni arrivano da luoghi che fanno accrescere la speranza ancora di più.
Per esempio in Italia, un segnale forte è stata la scelta fatta dai pugliesi nel nominare loro presidente Nichi Vendola, un altro segnale marcato arriva dalla Sicilia, e per essere precisi da un comune della provincia di Palermo divenuto tristemente noto per via di personaggi come Bernardo Provenzano. Parliamo di Bagheria.
E infatti proprio da Bagheria arriva un segnale di grande civiltà e apertura, dove gli assessorati alle Pari Opportunità, alla Cultura e alla Legalità della città, hanno accolto la richiesta del consulente del Sindaco per la realtà omosessuale, di organizzare il per 17 maggio  una ''Giornata mondiale contro l'omofobia'', un progetto politico di civiltà, volto a contrastare nel territorio tutti quei fenomeni patologici che hanno a che fare con l'omertà, la violenza del pregiudizio antigay, quella del malaffare, del crimine e di ogni illegalità.
Una giornata che ha lo scopo di sensibilizzare le coscienze sul permanere nella società di atteggiamenti fortemente omofobici che ledono il diritto alla sicurezza e all'inclusione sociale, spesso quello alla libertà, all'incolumità fisica e alla vita di un'ampia parte della popolazione gay mondiale, ma anche una giornata per la società civile bagherese che non vuole rinunciare ad una politica della legalità e della trasparenza.
A tal fine, il 17 maggio a Bagheria, nell'Aula della Giunta di Palazzo di Città, si terrà  una conferenza stampa/ dibattito dove verranno affrontati temi che tratteranno dell'insensatezza dell'omofobia e dell'assoluta esigenza di promuovere una cultura sana, di tolleranza, legalità e e una cultura delle differenze che diventano uguaglianze.

- Il Manifesto della Città di Bagheria sulla ''Giornata Mondiale contro l'omofobia''

- Intervista a Piero Montana, Consulente del Sindaco per la realtà omosessuale della Città di Bagheria

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13 maggio 2005
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