Una minaccia mondiale

L'Europa dei 25: ''Il virus dei polli è una minaccia mondiale. Serve una reazione internazionale coordinata''

19 ottobre 2005

A chi sosteneva che il virus H5N1, il virus aviario meglio conosciuto come ''influenza dei polli'', sarebbe arrivato (se sarebbe arrivato) in Europa la prossima primavera, si dovrebbero chiedere spiegazioni. Fatto sta che già prima dell'inverno il temuto virus è entrato in Europa dalla porta principale, e dopo Turchia e Romania, tra le ali, dentro il becco, nello stomaco degli uccelli migratori è atterrato anche in Grecia.
Qualche giorno fa, infatti, si è appreso del primo caso di virus dei polli nell'isolotto di Inunes, nei pressi dell'isola di Chio. Il caso è stato segnalato da un allevatore di tacchini dopo la morte di uno dei suoi animali. Successivi test hanno confermato la presenza del virus dei polli.
''C'é il forte sospetto che il virus individuato in Grecia sia lo stesso già registrato in Romania'', vale a dire l'H5N1. E' stata questa l'affermazione del portavoce della Commissione Ue, Francoise Le Bail.
In Romania, intanto, nuovi sospetti casi di influenza aviaria sono stati scoperti nella zona del delta del Danubio, nei pressi della frontiera con l'Ucraina. ''Un cigno è risultato positivo agli anticorpi - ha spiegato il ministro dell'Agricoltura rumeno Gheorghe Flutur - nel villaggio di C.A. Rosetti''. Altri due casi sono stati accertati in un cigno e in un'anatra selvatica a Maliuc e Ceamurlia de Jos.

Il virus è in Europa, si è spostato e si sposterà ancora.

''Il virus dei polli è una minaccia mondiale. Serve una reazione internazionale coordinata. Questo problema dovrà essere trattato simultaneamente nella Ue e alla sua fonte''.
Il vertice tra i ministri degli Esteri europei che si è tenuto ieri in Lussemburgo chiude con un comunicato che sottolinea tutta la preoccupazione per una pandemia legata al virus. L'appello ad azioni coordinate risuona come un monito ai Paesi stessi che per ora hanno agito poco e con scarsa convinzione sia sul fronte delle scorte di medicinali (che vanno approntate con molto anticipo, anche con il ''rischio'' o la speranza che siano inutili), sia nelle misure di prevenzione quando toccano interessi più o meno importanti (lo stop alla caccia, per esempio non è stato ancora deciso se non dove è stato trovato già il virus, come in Turchia).
Di fronte alla ''minaccia mondiale'' la conclusione dei ministri degli esteri tuttavia è povera di opzioni concrete. Si felicitano ''dell'elaborazione di soluzioni a medio e lungo termine, così come delle misure di preparazione immediata rese necessarie dalla minaccia di una pandemia''. Insomma, grandi complimenti dei ministri agli sforzi messi in atto dall'Oms (Organizzazione mondiale della sanità), dall'Oie (Organizzazione mondiale salute animale), dalla Fao, dalla Banca mondiale e dalla Commissione Ue. Però resta tutto da vedere cosa in concreto decidono di fare i singoli Paesi, da soli o insieme.

Di fronte al quadro che si sta prospettando, più schietto, prima dei lavori del summit, era stato il ministro britannico Jack Straw: ''Bisogna prepararsi al peggio'' aveva detto entrando all'incontro con i colleghi dei 25. L'Unione europea, aveva detto Straw, ''deve innanzitutto assicurare piani di emergenza in grado di affrontare un eventuale trasferimento del virus agli esseri umani. Fino a ora questo non è successo in tutta l'Europa allargata , ma bisogna essere pronti''.
Sul versante ''scorte di farmaci'', Markos Kyprianou, commissario alla Sanità, ha confermato in una conferenza stampa, la situazione e gli inviti dell'Ue ai Paesi membri, cercando tuttavia di tranquillizzare: ''L'arrivo del virus dei polli in Europa non aumenta i rischi di una pandemia negli uomini. Noi ci auguriamo che ciò non avvenga. In ogni caso dobbiamo essere preparati''.
Le indicazioni generali. I Paesi membri devono ordinare quantitativi di antivirali per il 25% della popolazione (l'Italia non li ha ancora ordinati e l'ultima indicazione del ministro Storace prospettava farmaci per il 10% degli italiani a carico dello Stato e un altro 10% a carico delle singole Regioni). Inoltre vanno intensificati i controlli su allevamenti e uccelli migratori. ''Possiamo dire che l'epidemia è trasmessa dagli uccelli selvatici. Pertanto non possiamo escludere che avremo altri casi nella Ue''. In particolare, il commissario non ha escluso la possibilità di nuovi contagi ''nella regione del Mediterraneo''. Per questo - ha sottolineato - ''serve un'azione coordinata, con piani nazionali e un piano europeo di coordinamento''.

Per quanto riguarda l'eventuale blocco della caccia, il commissario Kyprianou ha escluso per il momento l'introduzione di un divieto europeo. In Italia il ministro Storace ha invece deciso di anticipare i tempi: ha firmato un'ordinanza che entrerà in vigore subito e che blocca l'utilizzo di esche vive nell'esercizio venatorio.
Una misura confermata ieri sera dallo stesso responsabile del dicastero alla Salute al termine dell'incontro con la delegazione delle Regioni, presenti gli assessori alla Sanità. Una decisione maturata durante il summit, nel pomeriggio, con rappresentanti delle associazioni ambientaliste e di quelle venatorie e con i tecnici della direzione veterinaria del ministero.
Rinviata al confronto con l'Unione europea, in programma a Londra oggi e domani, la decisione di un eventuale blocco parziale o totale dell'attività venatoria.
Dagli assessori all'Agricoltura di sei regioni, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Campania e Puglia, parte un appello per lo stop alla caccia ai migratori. Spiegano che ''è nostro dovere individuare misure prudenziali per evitare la diffusione della malattia prima sugli animali e poi sull'uomo''.
In attesa delle decisioni della Ue, l'Istituto nazionale della fauna selvatica suggerisce comunque al governo ''una moratoria alla caccia agli uccelli acquatici, quale atto di precauzione e responsabilità''. Il Codacons, invece, chiede che tutti i piccioni vengano allontanati dalle città, per ''evitare contagi''.

Appello della LAV alla Regione Siciliana
Influenza aviaria, subito moratoria della caccia: ''Sicilia punto nevralgico della migrazione degli uccelli dall'Est''
Subito la moratoria della caccia su tutto il territorio regionale come misura precauzionale per ostacolare la diffusione dell'influenza aviaria. Lo chiede la LAV all'assessore regionale all'Agricoltura, on. Innocenzo Leontini, in base all'art. 18 della legge regionale n. 33 del 1997, che affida all'Assessore il potere-dovere di vietare la caccia ''per sopravvenute particolari condizioni ambientali'' o ''per malattie o per altre calamità''. E' ormai accertato che gli uccelli migratori possono essere portatori del virus dell'influenza aviaria e lo possono facilmente trasmettere agli uccelli d'allevamento. E dagli animali d'allevamento può passare all'uomo che ne entra in contatto nelle fasi di maneggio delle carni o degli uccelli feriti a caccia.
La LAV chiede a Leontini di accogliere l'appello del Vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini, esponente di spicco dello stesso partito dell'Assessore, per il quale '''fra le misure anche drastiche contro il virus dei polli non escludo la sospensione della caccia perché ormai è chiaro che sono gli uccelli migratori che molto spesso trasmettono il virus''.
Proprio la stessa Regione Siciliana, nel ''Piano regionale faunistico venatorio'', dichiara che ''è universalmente noto il ruolo fondamentale della Sicilia e delle piccole isole che la circondano per l'avifauna migratoria'' in quanto vi si riversano stagionalmente ''grossi contingenti provenienti da altre parti d'Europa''; inoltre, ''durante l'autunno giungono nella regione almeno 61 specie che vi svernano regolarmente''. La Sicilia, infatti, ha una posizione strategica circa le rotte migratorie dell'avifauna, essendo un 'ponte' naturale nel Mediterraneo per i contingenti migratori provenienti anche dall'Europa dell'Est, dove il virus è già diffuso.

- Gli uccelli che portano la malattia (Corriere.it)

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19 ottobre 2005

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