Una nuova trattativa di pace per il Medio Oriente

Barack Obama si offre come cardine per la tanto sperata pace tra israeliani e palestinesi

02 settembre 2010

Il presidente americano Barak Obama ha ricevuto ieri alla Casa Bianca il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, nel primo di una serie d'incontri che ha tenuto con leader mediorientali in vista dell'avvio delle trattative di pace dirette fra israeliani e palestinesi.
Obama ha poi incontrato il presidente dell'Autorità Nazionale palestinese, Mahmoud Abbas, e successivamente il re di Giordania, Abdullah II, e il presidente egiziano Hosni Mubarak. Terminati gli incontri vi saranno una dichiarazione di Obama e una cena di lavoro con tutti i leader.
"Sono stati fatti progressi" nei colloqui di pace per il Medio Oriente, ha annunciato Obama, mentre nella cena che ha preceduto l'inizio dei lavori Netanyahu ha assicurato che intende mettere fine al conflitto una volta per tutte e rivolgendosi ad Abu Mazen lo ha definito suo "partner per la pace". Netanyahu ha avvertito che "la pace deve anche essere difesa dai suoi nemici". "Il nostro obiettivo è forgiare una pace sicura e duratura tra Israele e palestinesi, non cerchiamo un interludio tra due guerre", ha sottolineato Netanyahu "cerchiamo una pace che metta fine al conflitto tra noi una volta per tutte". "Questa è la pace che il mio popolo vuole, questa è la pace che tutti ci meritiamo". Poi rivolto ad Abu Mazen: "Ogni pace comincia dai leader. Presidente Abbas lei è il mio partner per la pace. Spetta a noi di vivere uno accanto all'altro e con l'altro".

Sul fronte dei colloqui intanto è giunta un'autorevole apertura dal ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, che in un'intervista ad Haaretz ha detto che Israele è pronta a cedere Gerusalemme est ai palestinesi nel quadro di un accordo di pace. La divisione di Gerusalemme dovrebbe includere, secondo Barak, un "regime speciale" per la gestione dei luoghi sacri della città. "Gerusalemme Ovest e 12 quartieri ebraici che ospitano circa 200mila persone saranno nostri - ha spiegato il ministro - I quartieri arabi, in cui vive circa un quarto di milione di palestinesi, saranno loro". "Ci sarà un regime speciale concordato per la città vecchia, il monte degli ulivi e la città di Davide", ha aggiunto, precisando che un accordo di pace dovrebbe assicurare la sicurezza di Israele anche tramite l'installazione nella valle del Giordano, la frontiera orientale della Cisgiordania, di "soluzioni tecnologiche".
Israele ha preso il controllo di Gerusalemme est nel 1967, ma l'annessione non è mai stata riconosciuta dalla comunità internazionale. L'idea di dividere la città tra israeliani e palestinesi era al centro anche dei colloqui di pace gestiti dall'ex primo ministro israeliano Ehud Olmert, interrotti circa due anni fa. L'attuale premier, Benjamin Netanyahu, non si è mai espresso a favore di questa soluzione.

Il presidente egiziano Hosni Mubarak, che prenderà parte al summit, in un'editoriale pubblicato sul New York Times ha scritto: "In molti sostengono che questo nuovo round sia destinato a fallire come i precedenti ma il più grande ostacolo al successo è psicologico. Anni di violenza e l'espansione degli insediamenti israeliani hanno portato a una crisi di fiducia da entrambe le parti. Perché i colloqui abbiano successo, dobbiamo ristabilire la fiducia e il senso di sicurezza". A questo scopo, secondo Mubarak, bisogna risolvere la questione di Gaza e l'Egitto è pronto a mediare per "uno scambio di prigionieri tra Israele e Hamas", "la fine del blocco israeliano" imposto al territorio e "«la riconciliazione tra Hamas e Fatah".

La ripresa dei negoziati avviene dopo la sparatoria dell'altro ieri in cui sono stati uccisi quattro coloni in Cisgiordania, fra cui una donna incinta.
Dagli Stati Uniti, Netanyahu ha esortato i coloni ad evitare escalation della tensione e a rispettare la legge. Alcuni coloni avevano infatti minacciato di metter subito fine al congelamento dell'attività edilizia negli insediamenti, in vigore fino al 26 settembre, e il cui prolungamento sarà uno dei temi al centro dei colloqui.
Un dura condanna per l'attentato è arrivata anche dall'Autorità nazionale palestinese. "L'Anp si oppone agli attacchi contro i civili di entrambe le parti, sia israeliani che palestinesi" ha affermato il presidente palestinese Mahmoud Abbas. Questi gesti hanno l'unico obiettivo di "ostacolare il processo diplomatico" ha aggiunto Abbas, arrivato a Washington per l'avvio dei negoziati di pace diretti insieme al premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Le forze di sicurezza dell'Anp hanno eseguito decine di arresti tra gli uomini vicini a Hamas.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Aki, Repubblica.it, Corriere.it]

 

 

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

02 settembre 2010

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia