Una questione di famiglia...

Arrestato il fratello di Totò Riina: secondo gli inquirenti Gaetano Riina sarebbe il nuovo capo del mandamento di Corleone

01 luglio 2011

Duro colpo al clan mafioso dei corleonesi. All'alba di oggi i carabinieri del Gruppo di Monreale e del Ros hanno arrestato a Mazara del Vallo (TP), il fratello del boss mafioso Totò Riina, Gaetano di 79 anni e due pronipoti. Secondo gli inquirenti, Gaetano Riina sarebbe "il nuovo capo del mandamento di Corleone". In carcere, insieme a Riina, altre tre persone accusate di associazione mafiosa ed estorsione, tra cui due pronipoti del boss e un'altra persona.
Dall'inchiesta, coordinata dalla Dda di Palermo, è emerso il ruolo di vertice che Gaetano Riina aveva assunto, nonostante vivesse da tempo a Mazara del Vallo, nel trapanese, anche grazie al capo di Cosa nostra. Secondo i magistrati Gaetano "rappresentava il mandamento e gestiva i rapporti, molto spesso delicati, con gli altri clan della provincia" oltre ad avere "una forza influente".

L'attività investigativa, durata circa 3 anni, ha permesso di delineare il nuovo assetto del mandamento mafioso di Corleone e delle storiche famiglie che avevano subito durissimi colpi con l'arresto dei capi storici e con il sequestro di numerosi beni, dopo l'operazione Perseo, sempre condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo. L'indagine, è stata coordinata dal procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Ignazio De Francisci, e dal pm, Marzia Sabella.
Le investigazioni da subito "hanno dimostrato la forte influenza di Gaetano Riina - dicono gli inquirenti - il quale, benché residente da anni a Mazara del Vallo, forte della sua esperienza e del rapporto di parentela con il capo di Cosa nostra, era la persona con il giusto carisma e ascendente per poter rappresentare degnamente Corleone nel rapporto molte volte complicato con gli altri mandamenti della provincia".
Tra le accuse a Gaetano Riina c'è un episodio di estorsione al mercato ortofrutticolo di Mazara del Vallo. Nell'inchiesta sono emerse anche altre estorsioni, sempre nella stessa zona, ma non sarebbero state riscontrate.
"Dall'inchiesta che ha portato all'arresto di Gaetano Riina emerge che dopo la cattura del fratello avvenuta nel '93, ha preso le redini economiche della famiglia di sangue e ha tessuto le strategie dell'organizzazione criminale di Corleone" ha detto il generale Teo Luzi, comandante provinciale dei carabinieri di Palermo. "Dalle indagini è inoltre emerso - ha proseguito Luzi - che Riina ha tessuto rapporti non solo sul territorio di Corleone ma anche di Mazara del Vallo, nel trapanese, dove abitava, con direttive e strategie per conto della famiglia di Corleone. Dava, inoltre, indicazioni sulla gestione del patrimonio familiare".

Gaetano Riina è stato arrestato nella sua casa di Mazara del Vallo: non ha opposto alcuna resistenza. Il blitz è scattato all'alba tra Corleone, Bagheria e Mazara del Vallo.
Come un tranquillo pensionato di provincia, Riina pensava di passare assolutamente inosservato. I giovani mafiosi però lo cercavano per un consiglio o per una raccomandazione. E lui non si tirava indietro, come fosse un vecchio padrino, anche se non ha mai avuto una condanna per mafia. Il fratello del 'capo dei capi', era ormai diventato un punto di riferimento per le nuove leve della mafia siciliana, che stanno cercando di riorganizzarsi dopo gli arresti e le condanne degli ultimi anni.
Per quasi due anni gli investigatori dell’Arma l’hanno tenuto sotto controllo, grazie a microspie e a intercettazioni telefoniche. I carabinieri della Compagnia di Corleone hanno seguito praticamente in diretta le ultime mosse di Cosa nostra. I summit, le estorsioni fra Corleone e Mazara del Vallo, e soprattutto la gestione dei proventi degli affari. Una parte dei soldi del pizzo e gli affitti di alcuni immobili intestati a prestanome sarebbero andati direttamente a Ninetta Bagarella, la moglie di Totò Riina. Ma è tempo di crisi per Cosa nostra, e la signora Riina si lamentava dell’esiguità della sua rendita, che serviva anche per le spese legali del marito.
Gaetano Riina non è mai finito in carcere, ma già nei primi anni Ottanta un giudice attento e intelligente gli aveva confiscato un immobile a Mazara del Vallo. Quel giudice era Alberto Giacomelli, fu ucciso quando era ormai in pensione, il 14 settembre 1988: i boss non avevano dimenticato che tre anni prima aveva fatto un affronto al capo di Cosa nostra, indagando sul fratello. Dopo quell'inchiesta, Gaetano Riina è sempre vissuto nell'ombra. Ma la sua condotta apparentemente irreprensibile non gli ha evitato la sorveglianza speciale.

"L'operazione che ha portato all'arresto di Gaetano Riina, mostra come Corleone fosse ancora un territorio fondante per Cosa nostra". Lo ha detto il procuratore capo di Palermo Francesco Messineo, nel corso della conferenza stampa sull'arresto di Gaetano Riina. "Quello di Corleone - ha proseguito Messineo - è un mandamento strettamente connesso gli altri mandamenti, ed è qui che la resistenza della mafia alle operazioni condotte dallo Stato si evidenzia con particolare forza".
Parlando delle indagini, che si sono avvalse di un significativo contributo di intercettazioni telefoniche e ambientali, Messineo spiega: "In un'intercettazione telefonica Gaetano Riina, parlando con un interlocutore, ha cura di specificare i confini precisi del mandamento. Con una precisione che ricorda quelle delle preture di paese, in cui si discutevano questioni di confini tra proprietari terrieri. Ciò - aggiunge - denota come la mafia continui ad essere uguale a sè stessa, coltivando e ricercando il radicamento territoriale, senza mostrare la minima intenzione di mutare le sue forme. La mafia trae dal territorio la sua forza". Infine Messineo ha sottolineato come con questo arresto eccellente, "il pensiero corra subito a Corleone, ma la Corleone di oggi - ha concluso Messineo - non è certamente quella di 5 o 10 anni fa. La società civile ha fatto enormi passi avanti".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, ANSA, Repubblica/Palermo.it, TMNews]

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01 luglio 2011

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