Una Repubblica fondata sulle province

Da destra a sinistra, tutti hanno parlato dell'abolizione delle province, che però intanto non si toccano...

06 luglio 2011

Costose. Dispersive a livello burocratico-politico. Eccessivamente, ed inutilmente esose. Insomma, buone da eliminare. Da destra a sinistra, passando tra i vari centri (vari ed eventuali), quella dell'eliminazione delle Province è stato un progetto-intenzione più volte annunciato. Ebbene, quando alla Camera si presenta l'occasione concreta per portare a termine e realizzare ciò che si è detto solo a parole, la politica politicante che fa? Boccia e dice no alla proposta di legge sulla loro abolizione. Le province, ancora, non si toccano.
La proposta di legge, presentata dall'Idv, è stata respinta con i voti contrari del Pdl e la decisiva astensione del Pd. Un risultato che accende la polemica all'interno delle opposizioni, visto che non solo il partito di Antonio Di Pietro ma anche il Terzo Polo ha invece votato a favore.
Per essere precisi e puntigliosi: la Camera ha respinto innanzitutto il mantenimento del primo articolo del testo, quello che cancellava le parole "le province" dal Titolo V della Costituzione (225 i voti contrari, 83 quelli a favore, 240 gli astenuti). Poi, è stata bocciata l'intera proposta di legge dell'Idv.

L'accaduto ha scatenato le ire di Antonio di Pietro: "Oggi si è verificato un tradimento generalizzato degli impegni e dei programmi elettorali fatti da destra a sinistra", ha spiegato il leader dell'Idv rispondendo ai cronisti. "Hanno fatto a gara nel far sognare gli italiani durante la campagna elettorale, sarebbe stato il primo passo per eliminare gli sprechi della casta e ridurre i costi della provincia", ha ricordato. Non solo. "Dell'abolizione delle Province si parla dal 1960", ha detto, "ma c'è stato un comportamento patetico anche nella nostra coalizione, qualcuno ha chiesto l'ennesimo rinvio per riflettere". La verità, ha aggiunto, "è che c'è solo un'enorme distanza tra la chiacchiera elettorale e i fatti istituzionali. C'è una maggioranza trasversale che possiamo chiamare 'maggioranza della casta', tipica da Prima Repubblica". In questo, ha insistito, "spiace che la Lega che parla tanto di sprechi e costi della politica poi è in prima fila quando si tratta di sistemare le cadreghine locali".
Di Pietro insomma è arrabbiato con tutti, ma più di tutti col Pd, che nel suo programma elettorale 2008 così dichiarava: "Eliminazione, entro un anno, di tutti gli Ambiti Territoriali Ottimali, settoriali e non, attribuendo le loro competenze alle Province. Eliminazione delle Province là dove si costituiscono le Città Metropolitane".

A rincarare la dose il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini: "Mi dispiace molto perché il Pd ha perso l'occasione per fare una cosa saggia, visto che se avessero votato a favore il governo sarebbe andato in minoranza". "Avremmo dato un segnale", ha sottolineato uno degli esponenti del Terzo Polo, "e non sarebbe stato un peccato di lesa maestà suddividere le competenze delle Province tra Comuni e Regioni". Più duro il suo alleato di Futuro e Libertà Enzo Raisi: "Ancora una volta l'asse conservatrice del Paese, Pd, PdL e Lega ha bocciato in Aula la norma che prevedeva l'abolizione delle Province, questo a dimostrazione che, al di là dei programmi demagogici, quando si tratta di posti di potere da conservare forze teoricamente distinte e distanti si ritrovano unite".

Pronta la replica del segretario del Pd Pier Luigi Bersani: "Noi abbiamo le nostre proposte, non ci facciano tirate demagogiche", ha detto l'ex ministro dello Sviluppo Economico. "La nostra proposta è di ridurre e accorpare le Province perchè bisogna anche dire come si fa perché alcune cose nelle Province sono inutili e altre utili come ad esempio il fatto che si occupino dei permessi per l'urbanistica".
Secondo indiscrezioni però l'astensione finale sarebbe il frutto di un difficile compromesso tra diverse anime del partito. La decisione sarebbe giunta dopo una assemblea di oltre quattro ore svoltasi nel primo pomeriggio alla Camera. Una riunione che avrebbe visto alcuni democratici opporsi all'astensione. Tra questi, l'ex segretario Walter Veltroni, intervenuto in assemblea sottolineando che sarebbe stato "un errore per il Pd votare con Pdl e Lega" e spiegando il rischio di dare un brutto messaggio agli elettori, proprio in un momento in cui "dovremmo dare un segnale al paese sui costi della politica".
In difesa delle Province è intervenuto il capogruppo del Carroccio a Montecitorio Marco Reguzzoni, spiegando che si tratta di enti eletti dal popolo a differenza dei prefetti, definiti "la longa manus del centro". "Mi chiedo - ha detto Reguzzoni - perché si parla tanto di abolizione delle Province e nessuno fa notare che andrebbero soppressi i prefetti". L'esponente leghista ha quindi rilanciato: "Torniamo in aula, magari a fine settembre-primi di ottobre, con una nostra legge che ridisegni non solo le Province ma tutti gli enti collegati".

[Informazioni tratte da Corriere.it, Repubblica.it, Il Fatto Quotidiano]

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06 luglio 2011

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