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Una sentenza agghiacciante

Assolti i 4 imputati nel processo per l'omicidio del piccolo Francesco Ferreri, massacrato dopo essere stato abusato

11 maggio 2010

Il 16 dicembre del 2005, Francesco Ferreri, un ragazzino di tredici anni dalla faccia simpatica, tifoso della Juventus e sereno come solo un bambino di tredici anni può essere, veniva brutalmente ammazzato, nelle campagne di Barrafranca, in provincia di Enna. Il suo corpo martoriato venne scoperto in una scarpata nei pressi della diga Olivo. La prima ipotesi fu quella di un'assurda spedizione punitiva da parte di un gruppo di bulli, le indagini poi rivelarono una realtà ancora più raccapricciante: Francesco, infatti, fu ucciso con una quindici di colpi di chiave inglese alla testa dopo un tentativo di abuso sessuale di gruppo. Un gruppo formato da giovani e adulti. Una mostruosità inimmaginabile.
Gli imputati, Giuseppe Faraci, 25 anni, Calogero Mancuso, 46 anni, Antonio Lo Bue, 44 anni e Salvatore Randazzo, 24 anni, in primo grado erano stati tutti condannati, Faraci all'ergastolo come esecutore materiale del delitto, gli altri a pene dai 10 ai 12 anni, ma soltanto per violenza sessuale. Il procuratore generale aveva chiesto la conferma delle condanne di primo grado. Ieri la Corte d'appello di Caltanissetta ha assolto tutti e quattro gli accusati.

Gli imputati hanno ascoltato la sentenza, che è stata letta a porte chiuse, e poi sono scoppiati a piangere. L'assoluzione comunque non giunge del tutto inattesa. La sentenza di primo grado gettava ombre sull'impianto accusatorio e sulla ricostruzione delle fasi del delitto. Per la Corte d'assise d'appello l'assassino di Francesco è ancora sconosciuto.
I 4 imputati, tutti di Barrafranca, insieme a un minore T. R., condannato due anni fa a 8 anni di carcere per violenza sessuale dal tribunale per i minori e poi in appello dichiarato non imputabile perché incapace di intendere, furono arrestati il 15 maggio del 2006 con l'accusa di avere partecipato all'omicidio di Francesco. Ad accusare gli imputati era stato anche un testimone minorenne che sarebbe stato costretto, assieme a Francesco, ad assistere a rapporti sessuali e a subirli in una stalla.

Dopo la sentenza Anna Bonanno, la madre di Francesco, ha gridato il suo dolore in aula: "Non non mi fermerò, voglio giustizia per mio figlio - ha detto - Si può immaginare come mi senta. Ma andrò avanti. Non è possibile che per un giudice gli imputati erano colpevoli e per l'altro non c'entrino nulla". Poi si è chiusa in se stessa e si è rifugiata in casa con la sorella, che non l'ha mai lasciata sola dal giorno della tragedia. "Mio nipote oggi è stato ucciso per la seconda volta - ha detto lo zio di Francesco, Angelo Ferrigno, sindaco di Barrafranca -. Come può un giudice condannare all'ergastolo e l'altro assolvere? Questo vuol dire che la giustizia non esiste e questi da innocenti sono stati in carcere 4 anni".

A commentare la sentenza, quantomeno anomala, della Corte d'appello nissena, Don Fortunato Di Noto, il sacerdote fondatore dell'Associazione Meter:    "Francesco Ferreri ci chiede giustizia e le sue urla risuonano ancora nelle coscienze di tutti quelli che ritengono intoccabile qualunque ragazzino. In Italia come nel mondo". "Ancora non conosciamo le motivazioni che hanno spinto i magistrati nisseni a decidere in questo senso - ha osservato don Di Noto - ma questo non vuol dire che il caso sia chiuso. Invito gli inquirenti a riprendere le indagini da zero e garantire giustizia a una vittima di appena 13 anni. Le urla di questo ragazzino, ammazzato come ricordiamo con vari colpi alla testa, continuano e continueranno a risuonare nelle coscienze di chi ha compiuto questo gesto infame e in quelle di chi non farà il massimo per assicurare alla giustizia gli assassini di Francesco. Esprimiamo piena solidarietà, come abbiamo fatto in tutti questi anni, alla famiglia di Francesco".

- Un terribile delitto (Guidasicilia.it, 19/12/05)

- Addio Francesco (Guidasicilia.it, 23/12/05)

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11 maggio 2010
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