Una strada per Bettino

L'Italia dovrebbe dedicare o no una via a Craxi, il leader socialista fuggito in Tunisia da Tangentopoli?

29 dicembre 2006

Con le ammissioni di responsabilità di Bettino Craxi si ufficializzò l'epoca di ''Mani Pulite''. Il fatto che i partiti politici venissero finanziati in maniera illecita diventò lo verità che fece tremare l'Italia, un terremoto tanto grande da far cadere quella che venne chiamata la ''Prima Repubblica''. Erano gli anni Novanta, e su di un gran numero di politici piovvero avvisi di garanzie e accuse gravissime. I politici erano veramente di ladri, tutti lo sospettavano, ma ora c'erano le prove. Crollarono allora uomini e partiti, e Bettino Craxi, non accettando di essere il capro espiatorio di tutta la corruzione politica nazionale, fuggì in Tunisia, ad Hammamet, e qui si autoesiliò e alla fine vi morì.    
Una fine ingloriosa per un grande statista. Una fine infame di cui in molti si dovrebbero vergognare, dice chi negli ultimi anni, con forte enfasi revisionista, tenta di condannare oggi chi ebbe il compito di smascherare e condannare ieri. Una fine meritata, per chi non ha cambiato idea su ''Tangenpoli'' e la fine di un periodo oscuro per la politica italiana.
Insomma, Bettino Craxi e l'ultimo suo tempo fanno discutere più che mai, e l'Italia sempre divisa su tutto si divide - anzi si è sempre divisa - tra chi demonizza e chi santifica il grande socialista che riparò in Africa e che da lì non si spostò mai per non finire i propri giorni dentro le patrie galere.

E fa discutere e dividere, per l'ennesima volta l'eventualità di dedicare o meno una via d'Italia a questo personaggio, di cui nessuno, comunque, mette in discussione la grandezza.
Ma andiamo per ordine e cerchiamo di spiegare quello che è avvenuto in questi giorni...
Il presidente tunisino Zine El Abidine Ben Alì ha deciso di dedicare una strada di Hammamet a Bettino Craxi. La cerimonia ufficiale è prevista il 19 gennaio prossimo, settimo anniversario della scomparsa del leader socialista.
Ad annunciarlo all'Italia l'ambasciatore tunisino Habib Mansour. Un annuncio ed un evento carico di un forte significato politico, che i familiari di Craxi non hanno mancato di sottolineare: ''Ringraziamo il presidente tunisino, amico sincero dell'Italia e profondo conoscitore della nostra storia passata e recente, per il chiaro omaggio dall'alto e forte significato storico-politico''.
Ed ecco che le vecchie dispute fra giustizialisti e garantisti sono risbucate all'improvviso come funghi avvelenati.

A dire il vero sono emerse anche nuove posizioni sul rivedere la storia politica dell'Italia degli anni Novanta, posizioni più disponibili a riflettere sull'attività politica dell'ex leader socialista. Per esempio, il vicepresidente della Camera, Pierluigi Castagnetti, uomo di spicco della Margherita, dice che dedicare una via a Craxi anche in Italia: ''Si possa fare. Ormai i tempi delle polemiche sono alle nostre spalle. Ovviamente si ricorderebbe il Craxi statista e non il Craxi che ha pur commesso degli errori. Non avrei nulla in contrario''.
Dal centrosinistra si leva un'altra voce favorevole. ''Credo che i tempi siano ormai maturi perché una grande città italiana dedichi una strada a Bettino Craxi'', ha detto infatti il diessino Peppino Caldarola.
Ma nell'Unione c'è chi non è d'accordo. Indovinate chi? Ma Antonio Di Pietro. Infatti l'ex pubblico ministero, uno dei grandi accusatori di Mani pulite, è nettamente contrario. ''Craxi è stato un amico della Tunisia e ad Hammamet gli dedicano una strada. Da noi in Italia, però, è stato condannato da una sentenza definitiva: pace all'anima sua'', ha detto l'ex pm milanese, oggi ministro.
E Gerardo D'Ambrosio, coordinatore di Mani pulite, oggi senatore ds, aggiunge: ''In Tunisia facciano pure, ma in Italia no, nessuna via perché sarebbe andare contro la questione morale e del rispetto della legalità, principio su cui deve basarsi uno Stato civile e democratico''.

Nel centrodestra la notizia è stata accolta con grande favore da un ex socialista come Fabrizio Cicchitto, oggi vicecoordinatore di Forza Italia. ''Credo che Roma o Milano dovrebbero dedicare una strada a Bettino Craxi. Ad ogni modo, al di là di questo gesto, la scelta del governo tunisino riapre una vicenda tutt'altro che risolta'', ha detto Cicchitto.
Si è detto addirittura entusiasta Carlo Giovanardi, ex ministro dell'Udc, secondo il quale ''visto che in Italia ci sono centinaia di strade dedicate a Gramsci, a Togliatti, non ho la minima remora a dire che Bettino Craxi ne merita almeno 20 di più''.
Nella Casa della Libertà però, non sono tutti dello stesso avviso, anzi, chi un tempo gridava ''Roma ladrona'' e ancora oggi, alla minima occasione, è pronto a gridare ancora più forte quello slogan, una  tale eventulaità proprio non gli va bene. Dalla Lega, per esempio, tramite il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, fanno sapere: ''A Bettino Craxi basta la strada che gli hanno dedicato in Tunisia''. A prendere le distanze anche quelli di Alleanza nazionale: ''Ha fatto bene Ben Alì a intitolare una strada a Bettino Craxi che aveva con la Tunisia un rapporto forte. Da noi è un personaggio controverso, lì no'', ha detto Ignazio La Russa, capogruppo di An alla Camera.

Insomma, la situazione è complicata, ma non per il presidente del Consiglio, Romano Prodi, che proprio l'altro ieri durante la conferenza stampa di fine anno ha detto che secondo lui ''Dedicare una via a Craxi sarebbe giusto''. E non solo! Ha suggerito anche dove sarebbe opportuno intitolare una via al premier socialista: ''A Sigonella, cioè nel luogo simbolo della più difficile crisi diplomatica del suo governo: il braccio di ferro tra truppe italiane e americane per impedire la cattura del palestinese Abu Abbas, per mano americana su territorio italiano, dopo la vicenda dell'Achille Lauro''.
Mino Santagati, sindaco di Motta Sant'Anastasia, Comune del catanese dove ricade Sigonella, si è detto ''pronto a farlo, ma non perché lo dica il premier, semmai perché è stato un importante esponente della prima Repubblica e io, democristiano di allora, sento di appartenervi ancora''. Ma, sottolinea: ''Prodi dovrebbe, però, avere chiaro cosa è Sigonella: un agglomerato militare dove non ci sono strade''.

''Penso che mio padre debba essere ricordato in tutte le grandi e piccole comunità visto che ha lavorato 40 anni per il suo Paese'', ha commentato così Stefania Craxi, le parole di Prodi. Parlando della scelta del luogo, però, la figlia del leader socialista non nasconde di avere ''sempre un sospetto che qualcuno cerchi un 'Craxi anti Usa', quando mio padre non lo è mai stato. Mio padre - ha aggiunto - è un uomo dell'Occidente. Ben venga qualsiasi gesto per ricordare mio padre ma, a parte le strade, io credo che sia ora di aprire un dibattito politico visto che mio padre non è morto in esilio per caso''.
La proposta di una via a Sigonella, secondo il deputato di Forza Italia e questore della Camera, Francesco Colucci, metterebbe in evidenza soltanto ''l'astio di Prodi nei confronti di Bettino Craxi, i cui meriti vanno ben oltre alla vicenda di Sigonella''.

Per finire, vorremmo sottolineare un piccolo particolare che sembra essere sfuggito un po' a tutti i politici che continuano a discutere se in titolare o meno una strada a  Craxi. Un particolare che non è sfuggito però a ''la Repubblica'', che ha segnalato l'esistenza di una via intitolata a Bettino Craxi a Ficarolo, piccolo comune in provincia di Rovigo, un via inaugurata da un'amministrazione di centro destra il 29 novembre del 2003.

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29 dicembre 2006

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