Una strage quotidiana, un bollettino di guerra

Le morti sul lavoro non conoscono confini nè limiti. In un anno oltre mille vittime in Italia

14 settembre 2010

Oltre mille morti in un anno, per un totale di 790mila infortuni. Entrati quasi nella routine dell'informazione quotidiana, non passa giorno o quasi, che non si verifichi un incidente sul lavoro, dal Nord al Sud dell'Italia. La tragedia di Capua, dove tre operai sono morti per le esalazioni mentre stavano lavorando all'interno di un silos, è solo l'ultima di una lunga scia di sangue paragonabile per la mole complessiva di vittime, a un bollettino di guerra.
Gli ultimi dati disponibili, raccolti dall'Inail, risalgono al 2009: un anno che fu definito storico per il calo infortunistico rispetto al 2008. Secondo i dati dell'Inail infatti nel 2009 ci sono stati 1.050 morti sul lavoro, in calo rispettivamente del 9,7% e del 6,3% rispetto al 2008. Sono questi i risultati più significativi di un anno che si può definire storico: era dal 1993 che non si registrava un calo infortunistico di tale livello. Significativo anche il fatto che la flessione sia stata più marcata per gli infortuni avvenuti nell'effettivo esercizio dell'attivita' lavorativa, che sono diminuiti del 10,2%, mentre quelli in itinere si sono ridotti del 6,1%.
Analoga, anche se in misura più contenuta, la flessione dei casi mortali: quelli in occasione di lavoro sono calati del 7,5%, quelli in itinere del 2,7%.
C'è da rilevare, tuttavia, come il consistente calo degli infortuni sia da correlare in parte agli effetti della grave crisi che ha colpito il Paese nel 2009, con pesanti riflessi sul piano produttivo e occupazionale.

Morti bianche, nessuna tregua in estate. Ad agosto 50 morti - Sono 358 le persone che hanno perso la vita al lavoro nei primi otto mesi del 2010. E la media giornaliera, drammatica, non ha rallentato il suo terribile iter neppure durante il periodo estivo. Cinquanta solamente in agosto. Almeno un decesso al giorno. Con settimane nere in cui se ne sono contati più di una decina. Lombardia e Veneto sempre prime nella graduatoria delle morti bianche rispettivamente con 54 e 40 vittime. Mentre la Sicilia risale dal quarto posto al terzo e con la Puglia, sempre sul podio, ne conta 29.
Sono questi i numeri dietro ai quali si celano quotidiani dolori e un’emergenza che ancora stenta ad essere contenuta. E’ questo il bilancio nero - di quelle che vengono definite morti bianche - elaborato mensilmente dall’Osservatorio sulla Sicurezza di Vega Engineering di Mestre.
Vicinissime al podio del dolore sono anche Campania e Lazio (23 decessi), Emilia Romagna (22) e il Trentino Alto Adige (20). Bolzano è la provincia in cui si è verificato il maggior numero di incidenti mortali (14 vittime), seguita da Brescia (11), Roma (11) Foggia (10), Padova, Milano e Varese (9), Vicenza (8). E ancora Bergamo, Bari, Napoli e Latina (7), Palermo e Treviso (6).
"E’ una strage che non conosce polarizzazioni nella nostra penisola - spiega il Presidente dell’Osservatorio Vega Engineering, Mauro Rossato - Le morti sul lavoro non conoscono confini e si diffondono da Nord a Sud".

Ancora quasi quattro vittime su dieci perdono la vita nei campi, mentre una su quattro nei cantieri edili. La caduta dall’alto è la causa più frequente degli incidenti mortali (23,5 per cento dei casi), seguita dal ribaltamento di mezzi e veicoli in movimento (22,3 per cento). La caduta di oggetti molto pesanti invece ha coinvolto il 10,9 per cento delle vittime.
E l’indagine condotta ed elaborata dall’Osservatorio di Vega Engineering prosegue con l’identikit delle vittime. Più del 91 per cento sono italiani e quasi il 9 per cento stranieri. Undici le donne decedute nei primi otto mesi del 2010.
Le fasce d’età maggiormente colpite sono quelle che vanno dai 40 ai 59 anni. Sono, infatti, 158 su un totale di 358. Ma anche per gli ultrasessantenni non va meglio. In questo caso le vittime sono state 105.
Infine anche una sorta di valutazione del rischio. "Sul fronte delle incidenze della mortalità calcolate sulla popolazione lavorativa, poi, i risultati del nostro Osservatorio diventano ancor più interessanti - prosegue Rossato - Perché le graduatorie cambiano. Lombardia, Veneto, Puglia e Sicilia vengono spiazzate da alcune delle più piccole e meno popolose regioni di Italia". E’ il caso del Molise che diventa la colonna portante della nuova classifica delle morti bianche e dove l’indice di incidenza calcolato su un milione di occupati è pari a 45; così come del Trentino Alto Adige (42,8) e della Valle D’Aosta (35,7).
I valori più bassi, invece, vengono rilevati in Toscana (9,6), Piemonte (10,2), Lazio (10,3) ed Emilia Romagna (11,2). In Lombardia e Veneto prime in termini assoluti, infine, l’indice di incidenza arriva rispettivamente a quota 12,6 e a 18,9.
Osservando, poi, l’incidenza dei casi di morte sugli occupati per provincia, la maglia nera spetta ad Isernia (92,8) seguita da Matera (76,7), Belluno (67,7) e Bolzano (59). Tra i meno elevati troviamo Roma (6,5), Milano (5,1), Bologna (6,8), Catania (6,5), Modena e Cremona (6,4), Ferrara (6,3), Reggio Emilia (4,1).

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, €conomiasicilia.com]

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14 settembre 2010

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