Una vera mazzata!

Raffaele Lombardo e Gaetano Armao bocciano la manovra economica: "Per i siciliani è una vera mazzata"

04 luglio 2011

"Il governo nazionale coniuga il verbo del risanamento mettendo le mani in tasca ai siciliani e all'intero Mezzogiorno mentre insiste con un federalismo ingiusto e penalizzante per il meridione, riducendo al minimo le perequazioni. La manovra da 47 mln dispiegherà effetti micidiali su bilanci della Regione, delle province regionali e dei comuni che verranno letteralmente falcidiati rendendo arduo il risanamento che stiamo portando avanti tra mille difficoltà. Una vera e propria mazzata. Mi chiedo dove si trovavano i ministri e i parlamentari siciliani quando sono stati approvati questi decreti. Oggi piu' che mai occorre che le Regioni del Sud facciano fronte comune".
E' quanto affermato dal presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, commentando le prime analisi relative all'impatto che la manovra avrà sui conti della Regione e degli enti locali isolani.

"Nel biennio 2013-2014 - prosegue Lombardo - su Regioni ed enti locali graveranno tagli per ulteriori 9,3 miliardi (un quinto della manovra). In particolare, alle regioni arriveranno 5,4 miliardi in meno, di cui 2,4 a carico delle ordinarie e 3 a carico di quelle a statuto speciale (1 miliardo di euro nel 2013 e due miliardi l'anno successivo), e delle province autonome di Trento e Bolzano, che si aggiungono a quelli già fissati dalla manovra del 2010. Gli altri 4,2 miliardi arriveranno dalle province (1,2 miliardi) e dai comuni (3 miliardi). La decurtazione delle risorse graverà soprattutto su Sicilia e Sardegna: il fondo sperimentale di riequilibrio e il fondo perequativo - previsti dal decreto sul federalismo municipale - sarà ridotto di 3 miliardi, sempre nel biennio 2013-2014, rendendo squilibrato un federalismo fiscale gia' penalizzante per il Mezzogiorno e le sue isole".
"In particolare - continua il governatore - si prevede (art.21 ddl) che il fondo sperimentale di riequilibrio, come determinato dalla normativa sul federalismo fiscale municipale (art. 2 d.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23), nonché il fondo perequativo (previsto dall'art. 13 del medesimo d.Lgs), ed i trasferimenti erariali, comprensivi della compartecipazione Irpef, dovuti ai comuni della Regione Siciliana e della Regione Sardegna sono ridotti di 1.000 milioni di euro per l'anno 2013 e di 2.000 milioni di euro annui per gli anni 2014 e successivi e così pure il fondo sperimentale di riequilibrio, (previsto dall'art.21 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68) ed il fondo perequativo (di cui all'art. 23 del medesimo d.Lgs.) ed i trasferimenti erariali, comprensivi della compartecipazione Irpef, dovuti alle province della Regione Siciliana e della Regione Sardegna, nell'ambito della disciplina sul federalismo fiscale applicato alle province, siano ridotti di 400 milioni di euro per l'anno 2013 e di 800 milioni di euro annui per gli anni 2014 e successivi".
"Comuni e province siciliane - ha infine sottolineato - dovranno così rinunciare nel 2013-2014 a circa 3,5 md di trasferimenti perequativi. Dalle simulazioni preparate dagli uffici risulta che gli obblighi di miglioramento del saldo fra entrate e uscite ammontano, per la sola Regione siciliana, a oltre 2 miliardi che si sommano ai seicento milioni già previsti della precedente manovra 2010 e al miliardo di euro di tagli sul programma Fas assegnato alla Sicilia (cifra che si raggiunge con l'ulteriore decurtazione di 360 milioni), e siamo a quasi 3,6 miliardi. Se a questo sommiamo poi i tagli per comuni e province regionali, per il periodo 2011-2014, superiamo complessivamente i 7 miliardi di riduzioni di risorse statali per i siciliani.E' un massacro, non possiamo subirlo!"

Analisi in negativo anche da parte dell'assessore regionale per l’Economia, Gaetano Armao. "Con una manovra che scarica sui siciliani nei prossimi anni 7 miliardi di minori risorse disponibili, oltre a ticket sanitari ed altri oneri, spero sia chiaro, adesso, anche per i più ossequiosi sostenitori di queste scelte, che così come si stanno costruendo federalismo e manovra soffocheranno la Sicilia, in spregio allo Statuto, condannandola al sottosviluppo. Così il federalismo fiscale da incompleto diventa iniquo per i siciliani". "Siamo pronti - ha aggiunto Armao - e la Sicilia lo ha già dimostrato con il bilancio 2011, ad adottare le misure necessarie a contribuire al risanamento economico del Paese, ma per realizzare questo obiettivo è necessaria la piena responsabilità da parte di tutti i livelli della Repubblica tenendo conto delle differenze economiche e degli obblighi di solidarietà, così come prescrive l’art. 119 Cost. Nell’incontro tra le Regioni speciali – ha concluso Armao - annunciato per la prossima settimana, dovranno essere adottate misure di drastica reazione a questa iniquità che colpisce, soprattutto le isole del Mezzogiorno, quelle che dovrebbero ottenere una perequazione e che invece vengono chiamate a pagare il conto più esoso".

Una sintesi dell'intervista di Giovanni Pepi (GdS.it) all'assessore Gaetano Armao
MANOVRA, ARMAO: ALLA SICILIA POTREBBE PESARE 4 MILIARDI

Quanto costerà alla Regione questa manovra dello Stato?
«C'è un taglio sui fondi Fas pari a circa 400 milioni di euro. Se poi si replicheranno, come pare, i tagli alle Regioni già operati dalla finanziaria del 2010, verranno meno altri ottocento o novecento milioni. Se ancora aggiungiamo i preannunciati tagli ai comuni, dal 2010 al 2014 alla Sicilia potrebbero sottrarsi 4 miliardi. Una cifra di rilievo che dà la percezione di come si faccia un risanamento che pesa molto al Sud, senza tuttavia fare quegli investimenti che il Sud aspetta per diventare competitivo».

Ci tolgono soldi e ci lamentiamo. Ma spendiamo lentamente o non spendiamo affatto quelli che abbiamo, a cominciare dai fondi che vengono dall'Europa.
«Il risanamento delle casse regionali è un passaggio inevitabile. L'ultima finanziaria è la prima dopo oltre 15 anni che arriva in aula senza alcun cambiamento agli importi delle entrate e delle uscite proposti dalla giunta. Un segnale importante: l'Assemblea si è resa conto che su una manovra di risanamento non si potevano effettuare grandi movimenti. Abbiamo riportato la spesa al 2001: dopo anni di incrementi, in Sicilia adesso si spende tanto quanto nel 2001 e nel frattempo sono raddoppiati gli investimenti. Adesso si è resa la Sicilia più credibile. Senza credibilità, non ci sarà nessuna possibilità di negoziare un federalismo equo e solidale, come è giusto che sia per una regione a Statuto speciale. Ad esempio, abbiamo operato un contenimento del numero delle società. Attraverso la dismissione e le concentrazioni di consigli di amministrazione, collegi sindacali e quanto altro, siamo passati 34 a 14. In merito ai fondi europei, per ora non abbiamo perso un euro. Ma c'è il rischio che, laddove non si lavori bene, qualche risorsa si perda. La struttura di programmazione sta lavorando per spendere tutto e bene entro la fine dell'anno».

Abbiamo detto dei soldi che si spendono lentamente o non si spendono. Quel che si spende poi si spende male. Parliamo della questione più citata: il personale. I dipendenti sono troppi. E lavorano poco, fatte salve lodevoli eccezioni. Servono svolte importanti.
«È una questione che salta sempre all'occhio quando si parla di regioni del Mezzogiorno. Questo ha svolto una funzione di ammortizzatore sociale. In uno o due anni non è possibile invertire una rotta pluridecennale. Stiamo cambiando però. Stiamo contenendo i costi. Per la prima volta la Regione ha una pianta organica: prima non si sapeva quanti dipendenti ci dovessero essere e ci fossero tra i ranghi dell'amministrazione. Abbiamo anche istituito un fondo pensioni: mentre fino all'anno scorso queste erano pagate nel bilancio corrente. Si tratta di correttivi necessari per ricondurre la spesa per il personale a proporzioni sopportabili. Quando ci dicono che il numero dei nostri dipendenti è tre o quattro volte quello della Lombardia, al netto di taluni effetti di ammortizzatore sociale, non possiamo non ricordare che la Sicilia ha competenze che la Lombardia non ha: Come i geni civili e le sovrintendenze. Si tratta di un paragone inappropriato. Resta comunque l'esigenza di una drastica inversione di tendenza». (Testo raccolto da Paola Pizzo)

LA MANOVRA VOCE PER VOCE

Taglio ai costi della politica, via libera alla delega fiscale, intervento sul regime fiscale delle imprese, stretta sugli impiegati pubblici, election day per ridurre le "spese della democrazia". Sono alcuni dei punti che compongono la manovra da 47 miliardi di euro approvata dal Consiglio dei ministri di giovedì.
Ecco una panoramica dei contenuti del provvedimento, quali si ricavano dalle dichiarazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, più alcune indiscrezioni attendibili.
Entità - La manovra ha un valore globale di 47 miliardi di euro, così suddivisi: 1,5 miliadi nel 2011, 5,5 nel 2012, 20 miliardi nel 2013 e nel 2014.
Delega alla Riforma fiscale - Nessun aumento dell'Iva ma soltanto la "revisione graduale delle attuali aliquote, tenendo conto degli effetti inflazionistici prodotti da un aumento". È quanto prevede la bozza del ddl delega per la riforma del fisco. Tre aliquote Irpef, del 20%, 30% e 40%, che saranno finanziate, tra le altre voci, anche attraverso l'eliminazione di alcune agevolazioni fiscali. Per quanto riguarda le rendite, l'obiettivo di portarle a una tassazione del 20% (escludendo però i titoli di Stato). La riforma si disegnerà da qui ai prossimi tre anni.
Risparmi - Riduzione del personale degli uffici Ice di almeno 200 unità (attualmente l'Istituto per il commercio estero impegna 1200 persone, 600 in Italia e 600 all'estero). Gli uffici Ice in Italia, attualmente 14, scenderanno a 2, uno a Roma e uno a Milano. Il finanziamento pubblico ai partiti sarà decurtato di un altro 10%, si istituirà l'election day, che prevede l'accorpamento delle elezioni nazionali e amministrative (esclusi invece i referendum, che per Costituzione devono essere autonomi). Per quanto riguarda gli "aerei blu", saranno riservati al capo dello Stato, al presidente della Camera, a quello del Senato, a quello del Consiglio e al presidente della Corte Costituzionale, mentre gli altri ministri ne potranno usufruire solo per viaggi istituzionali all'estero. Per quanto riguarda le auto blu, vanno usate e rottamate quelle che ci sono ora. In futuro ne avranno diritto i presidenti, ma non quello della Corte Costituzionale e comunque non si potranno usare quelle superiore a 1.600 di cilindrata, fatte salve le esigenze di sicurezza. Gli stipendi dei parlamentari saranno parificati a quelli europei.
Stretta sui dipendenti pubblici - Stretta sulle assenze dei dipendenti della pubblica amministrazione. Controlli immediati se la "malattia" si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative.
Superbollo auto - Sparita l'ipotesi di tassa sui Suv, resta una maggiorazione di imposta sui superbolidi, quelli oltre i 225 kw, pari a 301 cavalli (tra cui anche l'Audi A8 di Berlusconi).
Fiscalità delle imprese - Sarà istituito un forfait fiscale al 5%, (per Tremonti «il più conveniente d'Europa»), che riguarda le imprese fatte dai giovani fino a 35 anni per cinque anni.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, ANSA, LiveSicilia.it, GdS.it, Corriere.it]

- Costi della politica, ecco i tagli (pdf)

- LA MANOVRA (Guidasicilia.it, 29/06/11)

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04 luglio 2011

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