Una viticoltura che guarda al passato per salvaguardare l'ambiente. Francesca Planeta a Chicago

07 novembre 2007











Berremo davvero Champagne inglese tra qualche anno? Le modificazioni climatiche attuali modificheranno irrimediabilmente il mondo del vino? Forse sì, ma non è detto che questo sia un male in assoluto e comunque l'Italia non subirà contraccolpi.
Questa è l'opinione di Serena Sutcliffe, master of wine e responsabile vini della casa d'aste Sotheby's al ''The Young Lions of Winemaking - The Legends of the future'', un progetto che si pone come obiettivo quello di coinvolgere e motivare i migliori winemakers sui temi fondamentali per il futuro del settore.
Undici le special guests protagoniste alla tavola rotonda di Chicago del 24 ottobre scorso promossa dal Vinitaly US Tour, tra cui quattro italiani: Albiera Antinori, Raffaele Boscaini, Francesca Planeta e Marco Caprai. Tra gli altri, Jeffrey Grosset (Grosset, Francia), David  Powell (Torbrek, Australia), Thomas Duroux (Chateau  Palmer, Francia) e Jean-Baptiste Lecaillon (Louis Roederer Champagne, Francia).

Quali potrebbero essere gli effetti dei mutamenti climatici e dell'innalzamento delle temperature in atto a livello globale? La degustazione-evento, svoltasi per la prima volta nel 2006 a Verona in occasione del 408° anniversario di Vinitaly, ha messo a confronto undici vini degli altrettanti produttori presenti, che per la loro visione del futuro possono già essere considerati ''leggende dell'enologia mondiale''. Di seguito riportiamo l'intervento di Francesca Planeta, esponente di spicco dell'enologia e dell'imprenditoria siciliana, al meeting di Chicago.

''Ciò che Planeta porta come propria esperienza su questo tema, si basa su una posizione centrale: ovvero che la viticoltura potrà svolgere un ruolo fondamentale nel contrastare i cambiamenti climatici, e limitare gli effetti del surriscaldamento. Considerando la premessa che il percorso della vite nella storia è da Sud a Nord, e non viceversa, esistono 3 strumenti possibili per affrontare e controllare gli attuali mutamenti climatici:
1. Lo sviluppo di energie rinnovabili e la conseguente riduzione di quelle fossili;
2. Lo svolgimento dell'attività agricola che ha rilevanza nell'assorbimento del carbonio;
3. L'affermazione di un'agricoltura sostenibile, attenta ai problemi ambientali.
Occorrerà rivedere la viticoltura nelle sue scelte, fare tesoro con un occhio al passato delle esperienze di chi ha lottato con la mancanza di acqua. Saranno importanti la preparazione dei terreni, i sesti d'impianto, la densità per ettaro, le forme di allevamento, la gestione della chioma e della produzione, la gestione dei suoli, e un corretto utilizzo dell'irrigazione. La scelta dei portainnesti sarà un altro aspetto molto importante. E' nostra opinione che torneranno alla ribalta i vecchi portainnesti del sud, siciliani in testa, già oggi diffusi nel nuovo mondo, pensati e selezionati in quei terreni della Sicilia e in quel periodo nel quale non esisteva l'irrigazione.

Le scelte varietali andranno riviste, e varietà del sud bianche e rosse avranno notevole successo, delle varietà selezionate in condizioni di caldo torrido. La ricerca è molto utile: problemi causati da un clima caldo potranno essere mitigati da selezioni varietali attente e rivolte a contenere questi problemi. Un esempio: se nel passato le selezioni ''massali'' si rivolgevano alla ricerca delle piante con più zucchero, domani la selezione avverrebbe nel senso opposto. Lo stesso nella scelta di lieviti  che dovranno trasformare meno, non più alcool, per essere scelti dagli enologi. I veri costi del cambiamento climatico andrebbero però analizzati considerando le piccole realtà, con maggiore attenzione laddove l'agricoltura sostiene ancora l'economia locale. Le grandi aziende rispondono prima ai cambiamenti, disponendo di migliori informazioni. Il problema è così trasferito sui piccoli produttori. Nel 2007 in Sicilia sono stati persi 2 milioni di ettari a causa della peronospora, sviluppatasi in seguito a delle copiose piogge primaverili, sulla quale essi non avevano sufficiente know-how sugli opportuni trattamenti. Un'adeguata formazione associata a selezioni di lieviti, alla conoscenza dei meccanismi delle fermentazioni malolattiche, e del controllo dell'equilibrio idrico della vigna, li aiuterebbe a difendersi meglio. E' utile ricordare che uno degli effetti che il settore agricolo produce è quello di ''consumare'' carbonio. Le piante con il processo di fotosintesi consentono di fissare temporaneamente il carbonio nelle ''biomasse'' e nel suolo, considerati delle vere e proprie riserve di carbonio (''carbon stocks'') del pianeta. Per citare qualche esempio, i boschi delle aziende agroforestali, secondo i dati del nuovo inventario forestale nazionale, con una superficie di 10 milioni di ettari, contribuiscono al miglioramento dei cambiamenti climatici assorbendo circa 10.2 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Data la loro importanza sarà bene seguire delle nuove priorità, due in particolare: la gestione delle risorse idriche, e la prevenzione contro gli incendi, che solo nello scorso mese di agosto in Italia, hanno distrutto 53.700 ettari di superfici a boschi e immesso in atmosfera 7 milioni e mezzo circa di tonnellate di CO2.

Crediamo che l'uomo abbia nelle sue mani il futuro, nelle vigne e nelle campagne in generale; dopo un cinquantennio di industrializzazione feroce nel quale gli agricoltori hanno perduto ogni rilevanza sociale e nella necessità di ricreare equilibri perduti, si tornerà a riconoscere al mondo agricolo un ruolo strategico, per l'ecosistema e per la società stessa''.

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www.planeta.it

 

 

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07 novembre 2007

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