Unified Protector

Le operazioni militari in Libia passano alla Nato mentre Usa, Francia, Gran Bretagna e Germania discutono, mettendo da parte l'Italia

29 marzo 2011

Il comando delle operazioni militari in Libia "dagli Stati Uniti alla Nato avrà luogo mercoledì". Lo ha ribadito il presidente americano Barack Obama nel discorso tenuto ieri alla National Defense University. Obama ha sottolineato come gli Stati Uniti non abbiano agito da soli, e che altri Paesi hanno partecipato alle operazioni, citando la Gran Bretagna, la Francia, il Canada, la Danimarca, la Norvegia, l'Italia, la Spagna, la Grecia, la Turchia, il Qatar e gli Emirati Arabi.
Pur con il trasferimento alla Nato del comando delle operazioni militari in Libia il compito degli Stati Uniti non è "completato", ci tiene a sottolineare Obama nel suo discorso. E ha ricordato che gli Usa continueranno a sostenere lo sforzo militare nel quale avranno "un ruolo di supporto, che comprende azione di intelligence, supporto logistico, assistenza per le operazioni di ricerca e salvataggio e capacità di disturbare le comunicazioni del regime". Inoltre, ha sottolineato il presidente Usa, grazie alla transizione verso la Nato, "i rischi e i costi di questa operazione, per i nostri militari e per i contribuenti, verranno ridotti in maniera significativa".

Dal canto loro gli Usa "perseguiranno attivamente" la cacciata del leader libico attraverso "mezzi non militari", ha continuato Obama sottolineando come "non vi sia dubbio che la Libia e il mondo staranno meglio con Gheddafi lontano dal potere". Gheddafi, ha spiegato Obama, è stato "fortemente indebolito" e la sua avanzata militare contro le forze ribelli è stata fermata dalla coalizione internazionale. Tuttavia, ha avvertito il presidente, ci potrebbe voler tempo per la sua caduta. "Potrebbe non accadere stanotte, perché seppur gravemente indebolito, Gheddafi cerca disperatamente di aggrapparsi al potere". "Ma deve essere chiaro a chi è vicino a Gheddafi, e a ogni libico, che la storia non è dalla sua parte". L'amministrazione americana ha già congelato 33 miliardi di beni libici, sulla base delle sanzioni decise dall'Onu. Questo denaro, ha detto Obama, sarà usato per ricostruire la Libia e non verrà mai restituito al Colonnello. "Questo denaro non appartiene a Gheddafi o a noi, appartiene al popolo libico", ha affermato.

Intanto oggi a Londra una conferenza riunirà una quarantina fra paesi e organizzazioni internazionali per discutere del futuro della Libia. Una conferenza anticipata ieri sera da una videoconferenza dei leader di Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Germania senza l'Italia. Un fatto che non ha mancato di suscitare polemiche. "E' stato un tentativo da parte di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti di riagganciare una Germania problematica", afferma il ministro degli Esteri Franco Frattini il quale ha ricordato che la Germania si è astenuta all'Onu sul voto che ha autorizzato la missione internazionale in Libia. "Credo - ha poi spiegato - fosse necessario da parte degli altri tre membri del Consiglio di sicurezza di fare quello che molti di noi hanno fatto, l'ho fatto anch'io a livello bilaterale, contattando i tedeschi e evidentemente ottenendo sempre una risposta molto chiara: non parteciperemo a questa missione internazionale. Ma un tentativo evidentemente era necessario". "Non era una videoconferenza per prendere decisioni o alcunché - ha rimarcato il ministro - oggi a Londra si prenderanno le decisioni. Ci sarà un gruppo di contatto permanente in cui l'Italia ci sarà e quello sarà il gruppo decisionale".

Dal canto suo Gheddafi - proprio al gruppo di contatto riunito a Londra - dice: "Fermate l'offensiva barbara che state conducendo contro il mio paese, siete come Hitler". "Lasciate la Libia ai libici, state eseguendo un'operazione di sterminio di un popolo in sicurezza e distruggendo un paese in via di sviluppo", ha aggiunto il Colonnello.

Nel delicato scacchiere internazionale è intanto di nuovo tensione tra la Russia e la coalizione che ha preso le armi per intervenire in Libia. Mosca ha ribadito anche ieri che l'intervento della coalizione nella guerra civile in Libia non era contemplato dalla risoluzione 1973 dell'Onu. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha detto che l’intervento sta andando oltre il mandato, sollecitando anche una "urgente verifica" delle notizie di vittime civili dei raid. La Russia, che si era astenuta dal voto della risoluzione al Palazzo di Vetro, aveva già espresso dubbi, per voce dello stesso ministro degli esteri e del premier Vladimir Putin, sui raid della coalizione. Un 'niet' di Mosca, ribadito, che è tra i temi al centro dell’incontro in videoconferenza tra Usa, Gb, Germania e Francia. Mosca ha poi detto di approvare la decisione da parte dei 28 alleati di fare assumere il comando di tutte le operazioni in Libia alla Alleanza atlantica ("La decisione dell'Alleanza atlantica di guidare l'operazione in Libia rispetta la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1973", ha detto sempre Lavrov). La Nato dovrà difendere i civili e le aree popolate del Paese dalle minacce di attacchi delle forze del Colonnello. L'operazione 'Odissea all'alba' è così diventata 'Protezione unificata'.
Intanto da Tripoli arrivano nuove accuse all’azione militare degli alleati: civili innocenti sono un obiettivo dei raid aerei condotti dalla coalizione internazionale impegnata contro le truppe di Gheddafi, ha denunciato ieri il portavoce del governo libico a Tripoli, Ibrahim Moussa, che tramite la Bbc ha accusato l'alleanza occidentale di andare oltre il proprio mandato di proteggere i civili, come stabilito dalla Risoluzione 1973 votata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

I "lealisti" stupratori - Una nuova casa e molto denaro per convincere la figlia - Iman al-Obaidi, che sabato ha denunciato davanti ai giornalisti stranieri di essere stata violentata da un gruppo di militari fedeli a Muhammar Gheddafi - a cambiare versione dei fatti. L'offerta sarebbe stata fatta a Aisha Ahmed da un funzionario del governo di Tripoli, con una telefonata arrivata nella casa di Tobruk della donna alle tre del mattino di domenica. A riferirne, ha scritto il Washington Post, è Hasan Modeer, un ribelle attivista che si trovava a Tobruk con la madre di Iman. "Le hanno detto che le avrebbero dato una nuova casa e molto denaro e qualunque cosa avesse voluto", ha dichiarato Modeer, spiegando che la donna ha riferito il messaggio alla figlia per telefono, e questa ha rifiutato: "Preferisco morire piuttosto che cambiare quanto ho detto".
La donna intanto sarebbe stata rilasciata ed il caso sarebbe oggetto di indagini, con quattro persone finite agli arresti sulla base della sua denuncia, stando ai portavoce di Tripoli. "La donna non ha commesso alcun reato particolare. E' solo entrata in un luogo in cui non sarebbe dovuta entrare", ha dichiarato il portavoce del governo Moussa Ibrahim citato dalla Cnn.
Secondo la versione fornita di Ibrahim, la donna - che si è presentata ai giornalisti stranieri e ha raccontato di essere stata fermata ad un posto di blocco e quindi sequestrata e violentata per due giorni perché originaria di Bengasi, roccaforte dei ribelli - sarebbe una madre divorziata che si guadagna da vivere "organizzando party con gli uomini" e conosceva i suoi assalitori. I giornalisti hanno chiesto a Ibrahim di poter incontrare la donna per parlarle e risentirla ma secondo il portavoce la famiglia di Obaidi finora lo avrebbe impedito. Affermazioni negate dal padre di Obaidi, Atiq Saleh al-Obaidi, secondo il quale una simile richiesta non è mai arrivata. "L'unico contatto che abbiamo avuto è stato alle tre del mattino" con la telefonata in cui è stato offerto del denaro. Falso, ha poi aggiunto il padre, anche il fatto che la figlia sia divorziata e abbia figli. Per la madre della giovane, Iman ha compiuto un gesto eroico. "Sono molto orgogliosa". "Inshallah, la vedrò ancora. Francia, Obama, America, per favore venite e salvate mia figlia".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing]

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29 marzo 2011

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