Vai e Vivrai

La sopravvivenza è una grande religione, alla quale tutti dovremmo inchinarci. Dal regista di Train de vie

04 novembre 2005






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VAI E VIVRAI
di Radu Mihaileanu
 
La storia gioca strani scherzi. Il piccolo Schlomo per sopravvivere deve farsi passare per ebreo. E la sopravvivenza è una grande religione, alla quale tutti dovremmo inchinarci. Dal regista di Train de vie.

Nel 1984 Israele, con l'aiuto degli Stati Uniti, ha trasportato nella propria terra, con un audace quanto straordinario ponte aereo, i falasha, ovvero gli etiopi di religione ebraica, che da generazioni attendevano di potersi trasferire nella 'terra promessa'. La storia dei falasha, gli ebrei neri, e del loro epico viaggio è lo sfondo di questo film (il cui titolo originale è "Và, vivi e divieni"), che racconta come in quell'occasione un bambino etiope cristiano fu fatto passare per ebreo dalla madre (e accompagnato appunto dalle parole del titolo), per farlo fuggire dalla fame. Ribattezzato Schlomo dai genitori adottivi israeliani, apprende facilmente sia la lingua che la religione del suo nuovo paese, vivendo come gli altri neri la difficile integrazione dei falasha nella società israeliana, più evoluta ma piena di contraddizioni. Con il pensiero sempre rivolto alla coraggiosa madre, rimasta nel campo profughi in Sudan.
Divisa in tre periodi: bambino, adolescente e giovane-adulto (interpretata da tre attori diversi) la straordinaria vicenda del finto-ebreo Schlomo, montata con diversi spezzoni di documentari, è una specie di controcanto dissonante, che getta una luce diversa sulla Storia di Israele e sul significato stesso di essere ebrei.


Distribuzione Medusa
Durata 135'
Regia Radu Mihaileanu
Con Yael Abecassis, Roschdy Zem, Moshe Agazal
Genere Drammatico


Il treno della vita ha portato Schlomo dall'Etiopia a Israele
Intervista al regista Radu Mihaileanu (Chiara Ugolini - Kataweb Cinema)

Avevamo lasciato Schlomo, il protagonista del fortunato 'Train de vie' dietro le sbarre di un campo di concentramento. Lo ritroviamo cinque anni dopo il successo del film (David di Donatello come miglior film straniero) completamente cambiato.
Nel nuovo film del regista ebreo rumeno Radu Mihaileanu, Schlomo è un bambino nero, etiope, cristiano che sua madre fa passare come ebreo per salvarlo dalla fame.
Vai e vivrai racconta l'epopea degli ebrei Falasha dall'Etiopia all'Israele, quando il governo israeliano, attraverso un'operazione chiamata Operazione Mosé, decise di rimpatriare la grande comunità di ebrei etiopi.
Laggiù li attendeva sì una terra promessa (ricca e in pieno progresso) ma anche la difficoltà di farsi accettare come ebrei neri.

L'intervista al regista
Come è venuto a conoscenza della storia degli ebrei etiopi e perché ha scelto di raccontarla in un film?
Quando nel 1999 il mio film, 'Train de vie' ha aperto il festival di cinema ebraico di Los Angeles ho avuto la fortuna di essere seduto a tavola accanto ad un signore nero che mi ha detto di essere ebreo, etiope e israeliano. Avevo dei ricordi molto vaghi dell'operazione Mosé degli anni '84-'85. Abbiamo passato tutta la notte insieme, mi ha raccontato la storia della sua comunità e la sua storia personale. Lui ha perso tutta la famiglia sulla strada tra l'Etiopia e il Sudan, era solo al mondo. Non ho mai pianto tanto come quella sera. Come mai la più grande avventura del ventesimo secolo non è conosciuta per nulla? Solo perché sono neri, poveri non possono raccontare la loro storia? Non sapevo ancora che avrei fatto un film ma sono rientrato a Parigi e ho letto tutto ciò che ho trovato sull'argomento e poi sono partito per Israele e lì ho deciso di girare un film che fosse un ponte tra gli Etiopi e la loro storia meravigliosa e il pubblico di tutto il mondo. Volevo rendere giustizia a questa grande epopea sconosciuta.

Ci sono state difficoltà a girare in Israele?
Devo dire di no anche se io me le aspettavo perché il film attacca gli estremisti religiosi. Pensavo per esempio che il giorno in cui avremmo girato la scena della grande manifestazione degli etiopi ebrei di fronte al rabbinato di Gerusalemme, un fatto storico accaduto in quel luogo, gli estremisti avrebbero tentato di interrompere le riprese e invece non è successo. Nessuno ha manifestato contro il film nonostante il tema sia molto delicato.

Il pubblico italiano ha lasciato Schlomo, il protagonista di 'Train de vie' nel campo di concentramento e ora ritrova nel tuo film un altro Schlomo. Cosa hanno in comune?
Un giornalista mi aveva fatto una domanda all'epoca di 'Train de vie'. Secondo lei Schlomo è sopravvissuto o è morto perché il film finiva nel mezzo della guerra in un campo di concentramento. Prima non ci avevo mai pensato perché per me era vivo, se non lo dimentichiamo lui vivrà - gli ho detto. Non ne ero soddisfatto e allora quando ho scritto questo film ho capito di avere l'occasione di far uscire Schlomo dal campo. Anche se è di un altro colore e di un'altra religione per me Schlomo di 'Train de vie' non è che un figlio del nostro tempo, un figlio intelligente, sfortunato. E' lo stesso Schlomo, ha gli stessi occhi, lo stesso desiderio di sopravvivere, di combattere.

Presentato in concorso al 55mo Festival di Berlino (2005) nella sezione ''Panorama'' e vincitore del Premio del Pubblico

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04 novembre 2005

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