Verso i Sud del mondo

Oggi a Palermo un convegno nazionale per celebrare il centenario della nascita di Carlo Levi

06 novembre 2002

Si apre oggi a Palermo un convegno per celebrare i cento anni dalla nascita di Carlo Levi.

Il convegno, cui parteciperanno specialisti e studiosi italiani (tra questi Giovanni Levi, Carmine Donzelli, Salvatore Lupo, Gigliola De Donato, Nicola Tranfaglia, Clara Gallini, Giovanni Russo, Natale Tedesco, Giulio Ferroni) si intitola "Verso i Sud del mondo".


Palermo
6 - 8 novembre 2002
Palermo, 6 novembre, ore 15,30 Sala Magna Palazzo Steri
Partinico, 7 novembre, ore 9,30 Palazzo del Carmine
Palermo, 8 novembre, ore 9,30 Facoltà di Lettere e Filosofia

CARLO LEVI
Torino 1902-Roma 1975,
pittore e scrittore
Nato a Torino il 29 novembre 1902 da famiglia agiata, la madre Annetta, era figlia di Claudio Treves, si è laureato in Medicina, ma le sue condizioni agiate non lo hanno mai indotto ad esercitare la sua professione di medico. Sua professione preferita è stata, invece, la pittura, e sin dal 1923 ha avuto un notevole successo come pittore. Ma egli rivelava presto più larghi e vari interessi politico-culturali, facendo parte del gruppo di Piero Gobetti e di "Rivoluzione Liberale". Antifascista, fu amico di Carlo e Nello Rosselli e insieme a Carocci collaborò attivamente per la diffusione delle idee di "Giustizia e libertà" e a Torino animò il centro interno "C.L.". Con Nello Rosselli dirigeva un giornale clandestino "Lotta politica". Questa preparazione di base determinerà il suo orientamento culturale e le sue future scelte, e in un certo senso preparerà quella profonda etica politica e umana che è al fondo dei suoi libri migliori e più impegnati.
Nel 1934 veniva arrestato e l'anno dopo mandato al confino in Lucania (di qui il suo libro di memorie Cristo si è fermato a Eboli). Molti quadri, dipinti nel periodo dell'esilio, vengono esposti nelle personali alla Galleria del Milione (Milano 1936) e Galleria della Cometa (Roma 1937). Nel 1936, nell'euforia fascista della conquista etiopica, veniva graziato. Ma subito riprendeva il lavoro politico ed emigrava in Francia, rimanendovi fino al 1942. Rientrava in Italia nel 1943, per prender parte alla Resistenza; qui fu arrestato una seconda volta. Nel 1944 condirigeva "La Nazione del Popolo" di Firenze, organo del C.T.L.N.; nel 1945 era a Roma come direttore del giornale del Partito d'Azione "Italia libera". In seguito al successo vastissimo del suo Cristo si è fermato a Eboli, che fu tradotto subito in molte lingue straniere, e spinto dalla sua grande passione per i gravissimi e irrisolti problemi dell'Italia meridionale, Levi continuava attivamente e coraggiosamente la sua attività di giornalista, partecipando ad inchieste e polemiche politico-sociali sulla arretratezza del Sud e indagandone e denunziandone le cause economiche e culturali. Di qui la pubblicazione di altri notevoli volumi, tra cui Le parole sono pietre.
Scrisse per molti anni su "La Stampa" di Torino, dimostrando la sua tendenza ad affrontare i problemi più scottanti del tempo stando al di sopra delle parti. Nel 1954 aderiva al gruppo neorealista alla Biennale di Venezia, offrendo notevoli quadri in chiave realistica come la sua narrativa. Negli anni Sessanta imprime una svolta stilistica alla sua pittura e amplia i valori espressivi in senso più poetico e universale, suscitando un rinnovato interesse da parte del pubblico e della critica, anche internazionale, che gli decreta il successo. Nel 1963 e nel 1968 fu eletto al Senato come indipendente nelle liste comuniste.

Opere
La sua prima opera è stata Paura della libertà, scritta nel 1939 e pubblicata nel gennaio del 1946. Si tratta di una raccolta di saggi che nel complesso vogliono essere una descrizione generale della crisi contemporanea. La seconda opera di Levi, certamente la più nota è stata Cristo si è fermato a Eboli (1945), racconto memoriale e saggio sociologico insieme, in cui Levi, in una struttura narrativa di alto livello letterario e stilistico, riesamina la sua esperienza umana e sociale nel confino in Lucania, precisamente a Gagliano. Il titolo sottolinea la polemica di fondo che lo ispira, secondo cui si denunzia ad apertura di pagina l'abbandono in cui sono vissute e continuano a vivere le popolazioni contadine del Meridione, anzi della Basilicata.
Nel 1950 ha scritto L'orologio: Luigini e contadini, una distinzione socio culturale economica in cui la distinzione fra contadini e borghesi appare più chiara nella contrapposizione degli uomini in Luigini e contadini. I Luigini (dal nome del podestà di Cagliano di cui ha parlato in Cristo si è fermato a Eboli) sono la grande maggioranza della sterminata, informe, ameboide piccola borghesia, con tutte le sue specie, sottospecie e varianti, con tutte le sue miserie, i suoi complessi di inferiorità, i suoi moralismi e immoralismi, e ambizioni sbagliate, e idolatriche paure. Le parole sono pietre (1956), premio Viareggio, consta di tre saggi, scritti rispettivamente nel 1951, nel 1952 e nel 1955, in seguito a tre viaggi compiuti in Sicilia. Si tratta di saggi-inchiesta a carattere politico-sociale sulla situazione e sulla condizione dei contadini e degli operai siciliani, le cui aspirazioni vengono infrante dalla mafia, con la connivenza del potere politico. Nel 1956 scrive Il futuro ha un cuore antico al ritorno del suo viaggio in Russia. Anche questo viaggio, come i precedenti, lo porta direttamente all'indagine della vita del popolo, al di là di quelle che possono essere le sue strutture politiche.
La doppia notte dei tigli (1959) è il resoconto di un viaggio nella Germania Occidentale. Tutto il miele è finito (1960) è un libro nato da appunti sommari su di un viaggio in Sardegna compiuto dall'autore nel 1952, a cui si sono aggiunti o sovrapposti resoconti di altri viaggi effettuati successivamente nella stessa regione. Il titolo deriva da un canto funebre, in cui una madre allude alla morte del figlio, che per lei era il miele della casa.

Poetica
L'opera di Carlo Levi va intesa in questa duplice chiave: quella linguistica, tipica del letterato settentrionale che scopre innanzitutto un linguaggio del tutto inedito e sconosciuto alla civiltà, e di questo linguaggio sottolinea tutta la carica amara e ironica e talvolta grottesca e animalesca; e quella sociologico-politica, secondo cui si denunzia e si evidenzia, attraverso il realismo descrittivo e l'analisi oggettiva del racconto, la condizione di miseria e di disperazione in cui vivono in quelle terre abbandonate sia i galantuomini (cioè i possidenti) che i poveri.
Lo stile pertanto riflette lo stato d'animo "di stupita, ferma, limpida scoperta di un mondo primitivo accompagnata da un sentimento di desolazione, e di qui nascono appunto i caratteri della sintassi, del lessico, della struttura stilistica: la forma semplice, spesso più propriamente dimessa, ma controllata e chiara. Chiarezza che è anche una caratteristica permanente del Levi scrittore per un preciso desiderio di essere inteso da molti [ ... ].

Bibliografia
C.L. Ragghianti, Carlo Levi , Firenze, 1948. Carlo Levi- Disegni dal carcere 1934- Materiale per una storia, catalogo della mostra, Roma, 1983; Carlo Levi. Opere dal 1923 al 1973, catalogo della mostra, Perugia, 1988; Gardens and Ghettos, catalogo della mostra a cura di .V. B. Mann, contributi di E. Braun, F.R. Morelli, New York 1989, Ferrara 1990 (con il titolo I Tal Yà); Arte della libertà, caytalogo della mostra a cura di F. Sborgi, Genova 1996.

In figura: Carlo Levi. Autoritratto. Paesaggio

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06 novembre 2002

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