Via libera della Commissione Giustizia al ddl intercettazioni

Approvate le modifiche presentate da Giulia Bongiorno, mentre non passa la "Norma Falcone"

23 luglio 2010

Ieri, dopo quattro ore di seduta è arrivato il via libera dalla commissione Giustizia al ddl intercettazioni. Cinquanta gli emendamenti presentati: sono state approvate tutte le modifiche presentate dalla finiana Giulia Bongiorno, presidente della Commissione, e da Enrico Costa, capogruppo del Pdl.
La proposta di modifica dell'esecutivo è passata anche con i voti del Pd e dell'Udc. Dei gruppi di opposizione ha votato contro soltanto l'Italia dei Valori.

Tra le principali novità nessun privilegio per i parlamentari, l'obbligo di rettifica per i blog entro 48 ore e la proroga di 15 in 15 giorni per allungare la durata delle intercettazioni. E, soprattutto, si allenta il cosiddetto bavaglio alla stampa, attraverso l'emendamento Caliendo approvato ieri mattina. La modifica introduce l'udienza filtro, che consente di pubblicare le intercettazioni considerate rilevanti ai fini delle indagini al termine di una udienza tra gip, avvocato dell'accusa e della difesa. Approvato inoltre l'emendamento proposto da Giulia Bongiorno, che riguarda le intercettazioni ambientali e con cui si stabilisce il ritorno al concetto di "dimora privata". Nel testo del Senato si parlava di "luogo privato" e non sarebbe stato possibile piazzare una cimice in un'automobile o in un ufficio. In questo modo, invece, rimangono fuori soltanto le abitazioni private.
Questi, invece, le altre novità: dal comma D'Addario, all'obbligo di rettifica dei blog fino al no al ripristino della norma Falcone.

COMMA D'ADDARIO - Passa l'emendamento che riduce da quattro a tre anni la pena massima per le registrazioni nascoste e quindi considerate fraudolente. Un divieto sorto sull'onda del caso D'Addario ma applicabile anche ai giornalisti per le modalità della registrazione che, ad esempio, è anche quella delle trasmissioni basate sulla 'candid camera'.
BLOG - Nel ddl intercettazioni resta la norma che obbliga anche i blog a pubblicare entro 48 ore le rettifiche. "Per i siti informatici compresi i giornali e i periodici diffusi per via telematica le rettifiche sono pubblicate entro 48 ore dalla richiesta con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono". "Si tratta - ha commentato la democratica Donatella Ferranti - di un ingiustificato ostacolo ai nuovi strumenti di comunicazione. Si rischia così di paralizzare il blog".
NO PRIVILEGIO PARLAMENTARI - Non sarà più necessaria l'autorizzazione delle Camere per le intercettazioni indirette di parlamentari. Approvato all'unanimità un emendamento dell'Udc che sopprime la norma inserita nel ddl intercettazioni al Senato con la quale si estendeva la necessità dell'autorizzazione della Camera di appartenenza anche nel caso in cui le intercettazioni dovessero essere eseguite nei confronti di soggetti diversi dai parlamentari se, da qualsiasi atto di indagine, fosse emerso che tali operazioni fossero finalizzate ad accedere alla sfera di comunicazione del parlamentare.
NORMA FALCONE - Bocciata la "norma Falcone", che garantiva anche per le organizzazioni criminali non mafiose le stesse procedure di indagine agevolate previste per le associazioni mafiose. La decisione di non far valere "i sufficienti indizi di reato" per i reati di criminalità organizzata non mafiosa, era stata presa al Senato durante l'esame in seconda lettura del testo.

Soddisfazione è stata espressa da Enrico Costa, capogruppo Pdl in commissione Giustizia: "E' chiaro che l'opposizione nonostante le critiche e l'ostruzionismo non poteva sottrarsi all'approvazione di questo emendamento". Dal canto suo il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, auspica "se è possibile" che "si metta un punto definitivo" alla vicenda del ddl intercettazioni entro la pausa estiva. Con riferimento alla discussione in Aula del ddl, Alfano spiega che "i tempi li stabilisce la conferenza dei capigruppo e in prima battuta è già stato stabilito che il dibattito generale sulla riforma delle intercettazioni vada il 29 luglio".
Sui tempi però frena Italo Bocchino: "Votare entro l'estate non è un bel segnale dato ai cittadini. Che si tenga aperto il Parlamento perché dobbiamo fare la legge sulle intercettazioni, sembra quasi che lo tengono aperto per fare una cosa che interessa a loro".
Sul voto delle opposizioni è critico il leader dell'Idv Antonio Di Pietro: "La nostra - ha detto - è una scelta politica di fondo. Vogliamo che la norma su intercettazioni e pubblicazione degli atti non cambi" e "non accettiamo la logica del meno peggio".
"Di Pietro non accetta 'la logica del menopeggio' e sceglie la logica del 'tanto peggio tanto meglio'. Io credo invece che votare sì all'emendamento che apre un varco significativo all'affermazione della libertà di stampa, e che assume su questo la nostra proposta, ribadita nel corso della mia dichiarazione di voto al Senato, sia stato giusto e responsabile" ha dichiarato Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd.
E al leader Idv risponde anche Pierluigi Bersani. Per il segretario del Pd "la nostra linearità è fuori da ogni polemica. Il punto su cui loro hanno fatto marcia indietro, perché hanno fatto marcia indietro ed è bene ricordarlo, era una nostra proposta". Quindi, spiega, l'emendamento del governo è stato votato perché raccoglieva le indicazioni dei democratici quanto al resto, però, il giudizio rimane negativo. "Rimangono problemi rilevanti sul punto delle indagini. Lì ci sono ancora inciampi. Se non si risolve questo punto il nostro atteggiamento è negativo".
Sulle ultime modifiche al ddl intercettazioni è intervenuto anche il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione antimafia: "È una vergogna: una vera e propria offesa alla memoria di Giovanni Falcone. Il giorno prima, alle commemorazioni delle stragi, tutti in coro a dire che rafforzeranno l’impegno per combattere la mafia e la criminalità e il giorno dopo tutti pronti a cancellare in Parlamento un dispositivo voluto da Falcone per facilitare le indagini. Guarda caso, poi, si tratta di un’abrogazione che rende più difficili le investigazioni sulle cricche e la P3. Per loro, infatti, non bastano i 'sufficienti indizi di reato', ma occorrono i 'gravi indizi di reato'". "Questo provvedimento, malgrado le ultime modifiche, – ha aggiunto infine Lumia – continua ad essere un male per la giustizia, la legalità e la sicurezza del nostro Paese".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Repubblica.it]

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23 luglio 2010

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