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VIAGGIO IN SICILIA

Al Museo Archeologico di Gela un progetto per l'Arte e il Territorio

04 agosto 2005

''Viaggio in Sicilia''
progetto per l'arte e il territorio

Ideato e prodotto dalla famiglia Planeta e da Nuvole Incontri d'Arte
a cura di Raffaella De Pasquale
Artisti partecipanti: Gaetano Cipolla, Maurice Frey, Paola Gandolfi, Jan Hisek, Francois Houtin, Vincenzo Nuci,  Giorgio Ortona, Lanfranco Quadrio


''Viaggio in Sicilia''
, il progetto itinerante per l'Arte e per il Territorio, ideato e prodotto in collaborazione tra l'Azienda Planeta e l'Associazione Culturale Nuvole, approda sulle coste di Gela, in un lembo di Sicilia che rappresenta uno dei punti più stridenti di contrasto tra la bellezza della natura e la forza devastante dell'antropizzazione industriale.

Inizialmente ''Viaggio in Sicilia'' è nato dall'idea di trasformare il 'viaggio' che i Planeta compiono quotidianamente tra Noto e Sambuca; un viaggio di lavoro che è diventato il viaggio di otto artisti, attraverso i territori delle cantine e dei vigneti Planeta, luoghi dai nomi misteriosi e suggestivi: Dorilli, Bonivini, Dispensa, Ulmo.
Il paesaggio che si trasforma e il desiderio di guardare anche attraverso occhi diversi, con scopi diversi, con tempi diversi.
Gli artisti, scelti per matrici ed estrazioni artistiche tra di loro diverse, sono stati ''condotti'', attraverso questa terra Lanfranco Quadrio, ''L'anima, la foglia, il branco'', tecnica mista su carta, cm. 150 x 200per assorbirne le emozioni e gli stimoli, le impressioni visuali e gli spunti e generare così un primo nucleo di produzione artistica divenuto, nello scorso maggio, una mostra nella città di Palermo.
Il viaggio si è sviluppato, nella scorsa Estate e nel pieno del rito antico della vendemmia, in una delle zone più suggestive e ricche di fascino delle regione, quella costa meridionale - lungo la Statale 115 - che, partendo dalla zona sud-orientale della Val di Noto, tocca Vittoria ed il Ragusano, giungendo fino a Menfi e a Sambuca di Sicilia sul Lago Arancio, nell'entroterra dell'agrigentino. Tra le molte tappe intraprese, quella di Gela è stata una delle più ''sentite'' contribuendo fortemente alla ispirazione del lavoro di alcuni artisti.

Attraversando territori e paesaggi impregnati di Storia e di Natura, di Arte e di Sentori, che affascinano per la sua articolazione, complessità e varietà, gli artisti si sono confrontati con un paesaggio in cui l'uomo, da epoche remote, ha lasciato tracce sempre più evidenti e sovrapposte ed in cui convivono la modernità ed il retaggio secolare.
Paola Gandolfi, ''Esplorazione in Trinacria'', olio su tavola, cm. 80 x 60In questo ''itinerare'', essi hanno ''raccolto'' anche un filo sottile che lega millenni di storia sul quel territorio, rappresentato dalla vite. In quell'ambito, essa è la sintesi perfetta tra le radici ed il futuro, testimone imperitura di questa terra.
La produzione artistica che ne è scaturita, è la vera testimonianza della forte identificazione tra Cultura, Natura ed Impresa del progetto.

Il senso di questa nuova presenza della mostra sul territorio, dopo l'inaugurazione tenutasi a Palermo nello scorso maggio, è proprio quella di valorizzare il messaggio intrinseco che ''Viaggio in Sicilia'' contiene come progetto: l'Arte può ''salvare'' il territorio.
Non in modo diretto, probabilmente, ma creando e sviluppando una sensibilità ed una attenzione che poi si riflettano sulle scelte territoriali; le radici (Il museo Archeologico) ed il presente (la mostra ''Viaggio in Sicilia'') si trovano riuniti in un sol luogo per raccontare la visione di una terra, sospesa tra passato e futuro.

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La presenza dei Planeta, quali promotori del progetto, è la presenza discreta di chi è testimone autentico e moderno di un territorio, che lo vive come Impresa e come Famiglia, anche nel diuturno peregrinare tra una Azienda e l'altra, ed così che ha immaginato di rendere un tributo alla propria terra.
La Mostra è stata ospitata nelle sale del Museo Archeologico Regionale di Gela, per espressa volontà dell'Onorevole Alessandro Pagano Assessore Regionale ai Beni Culturali e Ambientali e della P.I. e del Direttore del Museo, D.ssa Enza Cilia Platamone.
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La Mostra a Gela, le ragioni di un perché.
di Enza Cilia Platamone, Direttore del Museo Archeologico di Gela

Voler dipingere il cielo e il mare di Gela  è fin troppo facile, conservarne il fascino di antica città  è fortemente Vincenzo Nucci, ''La luce della luna sul lago arancio'', olio su tela cm. 93 x 73impegnativo e dal continuo divenire del suo passato e dalle sue  vicende  storicamente più recenti formuliamo il potente messaggio della sua attualità...
Dedicata anche a Gela è la mostra che il Museo Archeologico ospita, attratto dalla pittura contemporanea, che è la meravigliosa arma di geniali scrittori del paesaggio e delle emozioni, dei colori e delle corti di vigne e alberi che ancor oggi sono il motivo di orgoglio di isolani abituati al bello, molto più a quello perduto nei secoli che a quello vivente...
Al tanto amato percorso nelle città d'arte, la casa vinicola Planeta ha legato il suo nome condividendo del viaggio il tema ma non sottovalutando i temi verdi, i temi di un ritratto diverso, continuo incanto per chi, come i poeti, ha un talento nel ''vedere'', che non è di tutti...
Ecco perché, a chi ha descritto la Gela antica e moderna rendiamo il doveroso omaggio di un riconosciuto merito, di aver illuminato, per sempre, con un occhio attento alla realtà e uno alla poesia, varie realtà coesistenti e forti emozioni di elementi di viaggio, per colore e ritmo considerato sorridente e leggero, per contenuto e forma, denso di amore per la Sicilia, amore condiviso ed esaltato nel solo modo in cui  genialità ed estro si uniscono: nell'arte.
Arte di ieri, al Museo Archeologico, arte di genialità perenne nella bella mostra che lega il committente al suo arduo e diverso impegno, di accennare appena alle ricche vigne, al vino, ottimo, perché così voluto per passione e condividere della terra il bello della cantina e dei paesaggi, con amore di Siciliani e di viticultori che molto a questa terra sono legati.
Prosit!

Gela ed il suo Museo Archeologico

La città di Gela

Giorgio Ortona, ''Cantieri siciliani'', olio su tavola, cm. 60 x 140Poche città possono vantare nella storia tre nomi e tre identità come Gela.
Nata con questo nome ad opera di coloni rodio-cretesi, secondo Tucidide, nel 689-688 a.C., la città divenne ben presto una delle più importanti dell'isola fino a rivaleggiare con la stessa Siracusa, nella quale si affermò il potere dei tiranni geloi della famiglia dei Dinomenidi.
Fondatrice di Akragas (Agrigento) nel 581 a.C.,estese il proprio dominio fino allo stretto.Attaccata più volte dai Cartaginesi fu distrutta e spopolata nel 405 a.C., grazie ai coloni dedotti da Timoleonte fu ricostruita nel IV sec. A.C. e risorse a nuova vita. Fu successivamente oggetto di attacchi da parte di Siracusa, fin quando tra il 285 e il 282 a.C. fu distrutta dal tiranno agrigentino Phintias che trasferì i suoi abitanti presso Licata.
Dopo secoli di abbandono rinacque a nuova vita con il nome di Eraclea nel 1200 ad opera dell'Imperatore Federico II di Svevia e con popolazioni provenienti da luoghi diversi. In poco più di un secolo Eraclea o Terranova, come fu denominata più genericamente, divenne rapidamente una della maggiori città della Sicilia medievale rioccupando l'area dell'antica città classica. Alla fine del '300 fu nuovamente distrutta e spopolata a seguito di un'incursione barbaresca ma  nel corso del '400 si ripopolò lentamente e da allora è cresciuta senza più sosta fino all'industrializzazione del '900.

Il Museo Archeologico di Gela
Situato  nei pressi dell'acropoli della città antica è tra i più ricchi della Sicilia. E' frutto di diverse allestimenti l'ultimo dei quali risale al 1995.
Attraverso un ampio excursus cronologico è possibile seguire lo sviluppo della città antica dal primo insediamento dei coloni rodiocretesi ai non sempre facili rapporti con gli indigeni, all'espansione sul territorio fino a Capodarso, a Lavanca nera etc.
Testimonianze di vita pubblica si alternano a quelle di vita quotidiana attraverso gli oggetti consacrati alle divinità nell'acropoli o nel santuario di Bitalemi, attraverso gli  oggetti d'uso comune o i giocattoli.
Testimonianze di committenza colta e raffinata oltre allo splendido auriga in bronzo del donario del santuario di Delfi sono le ricche collezioni di vasi greci d'importazione (formatesi nell'800), che provenendo dalle necropoli documentano lo stile di vita dei geloi ed indirettamente i loro commerci.
La ricchezza della terra e delle produzioni agricole sono alla base di quei floridi commerci che la città antica intratteneva con tutti i paesi del bacino del mediterraneo; questi traffici sono testimoniati dalle ricche raccolte di anfore, dai vasi dipinti a figure nere o a figure rosse e importati, dagli edifici di cui restano solo scarse tracce e soprattutto dalle monete del ricco monetiere del Museo. Gli stessi traffici sono testimoniati dai resti di navi ritrovati nel mare antistante Gela e dall'emporio ubicato sulla spiaggia dove erano conservate le arule fittili di Bosco Littorio. Le arule di diverse dimensioni da quelle miniaturistiche a quelle di grandi proporzioni come i prodotti della coroplastica e i grandi sarcofagi in terracotta restano testimoniare anche la grande abilità tecnica dei vasai dell'antica Gela.
I manufatti di epoca romana e altomedievale provenienti da Sofiana e quelli medievali  ritrovati nell'area di Gela documentano la vitalità del territorio fino ad epoca normanna e la vivacità della città medievale con le sue protomaioliche colorate, la sua ricchezza e la sua nuova vita. La stessa città, nella successiva epoca aragonese, si aprirà alle frequentazioni di dignitari ed alti funzionari del governo che recano con sé la sfavillante ceramica a lustro dorato, rinvenuta tra Castelluccio (fortezza di epoca sveva posta sulla pianura a nord di Gela) e la città, unica traccia di mense fastose, nel segno di della continuità della bellezza che Gela ha sempre posseduto.

- Viaggio in Sicilia

- Planeta

Nuvole Incontri d'Arte

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04 agosto 2005
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