Videocracy - Basta apparire

Un documentario su trent'anni di televisione italiana per spiegare l'Italia agli stranieri? Agli Italiani?

09 settembre 2009

Noi vi segnaliamo...
VIDEOCRACY - BASTA APPARIRE
di Erik Gandini

Uno spietato ritratto degli ultimi trent'anni della televisione italiana, dall'avvento delle tv private al primo decennio del 2000, per dimostrare quanto il sistema televisivo e alcuni suoi protagonisti abbiano influenzato la società, i costumi e soprattutto la politica del nostro paese...

Anno 2009
Tit. Orig. Videocracy
Nazione Svezia / Italia
Produzione Erik Gandini, Mikael Olsen, Axel Arno per Zentropa Entertainment7, SVT Swedish Television
Distribuzione Fandango
Durata 80'
Regia Erik Gandini
Genere Documentario


In collaborazione con Filmtrailer.com

La critica
"Videocracy - Basta apparire" (...) nel tentativo di dimostrare che 'Silvio Berlusconi ha creato un binomio perfetto, caratterizzato dall'unione fra politica e in trattenimento televisivo', è alla prova dei fatti molto poco 'documentario'. Pur partendo da non originali ma in larga parte condivisibili considerazioni sul gusto spesso vacuo e volgare di molti programmi delle tv commerciali, non riesce alla fine ad approfondire in maniera davvero soddisfacente e originale il tema annunciato. Peggio: nel tentativo di farlo, dà ampio spazio proprio a quei criticabili personaggi che hanno contribuito al suddetto imbarbarimento (...) Alla fine, insomma, ci si trova con un lavoro a metà. Non abbastanza profondo per indagare davvero l'annunciato binomio (...) e non abbastanza originale per risultare un interessante operazione cinematografica, pur con la sua valenza militante. Rai e Mediaset hanno rifiutato gli spot del film. E in questo modo gli hanno dato un ulteriore valore politico. Ne valeva davvero la pena?"
Giacomo Vallati, 'Avvenire'

"Difficile immaginare che cosa uno spettatore scandinavo capirà dell'Italia contemporanea vedendo "Videocracy"(...) (perché) "Videocracy" sceglie una narrazione sommaria e per molti versi superficiale della cultura dell'apparenza e dell'apparire che ha caratterizzato l'Italia berlusconiana, quella nata (o raccontata?) con le tv private e gli spogliarelli di "Colpo grosso" e culminata, secondo il documentario, con il sultanato di Lele Mora e la dannazione mediatica di Fabrizio Corona, raccontati come mostri contemporanei direttamente collegabili al sistema di disvalori promossi dal premier quando era ancora "solo" un imprenditore televisivo. (...) Il problema del documentario, oltre ad una inspiegabile lentezza nel montaggio e a uno scarso senso estetico nel posizionare la cinepresa, è quello di non arrivare veramente al nocciolo della questione nel descrivere l'importanza del controllo delTimmagine nell'ascesa di un potente, come invece ha fatto magistralmente (e con essenziale brevità) Marco Belpoliti nel suo saggio "Il corpo del capo". E nel contempo arrivare al limite della glorificazione di ciò che Gandini apparentemente disprezza: Fabrizio Corona viene raccontato come un modello, negativo sì, ma efficace e carismatico. Quanti ragazzi, vedendo "Videocracy", avranno voglia di imitarlo?"
Paola Casella, 'Europa'

"(...) Eccola l'Italia spiegata a uno straniero da un italiano che all'alba dell'Era Berluscoide è andato in Svezia. Gandini non è come noi, non si è abituato. Non ha smesso di indignarsi solo perché il futuro sarebbe stato peggiore del presente. Ha la filmografia (da "Gitmo" a "Sacrificio", passando per la Bosnia) di chi conosce l'orrore di un mondo che precipita sorridendo. E non ha paura di sporcarsi le mani per scendere negli ingranaggi e arrivare al sistema. Il nemico non è Berlusconi, ma questa Italia. Un Paese di morti viventi che merita solo una Corona di spine."
Boris Sollazzo, 'Film TV'

"(…) L’unico momento cinematograficamente forte di "Videocracy " è un’intervista a Lele Mora nella quale il noto agente di personaggi televisivi, dopo aver paragonato Berlusconi a Mussolini a tutto vantaggio di quest’ultimo, si dichiara 'mussoliniano' e mostra alla telecamera il display del suo telefonino sul quale, al suono di "Faccetta nera", appaiono svastiche, croci celtiche e orrori del '900 assortiti. E dietro tutto ciò, il volto di Mora, sorridente e pacioso. Ecco, quello è un momento in cui si ha la sensazione di guardare negli occhi il Male, un Male tanto più pericoloso in quanto ridicolo e apparentemente innocuo. Sono cose che sapevamo, ma che è utile ripassare. In Svezia, penseranno che l’Italia è un manicomio in cui i pazzi hanno preso il potere, e forse andranno in ferie altrove. A voler censurare Gandini dovrebbero essere gli albergatori, non la Rai."
Alberto Crespi, 'l'Unità'

Evento speciale (in collaborazione con le 'Giornate degli Autori') alla 24ma 'Settimana Internazionale della Critica (Venezia 2009).

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09 settembre 2009

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