Villa S. Giovanni, una città contro il Ponte

Il Comune al di là dello Stretto fa ricorso al Tar della Calabria per l'annullamento del progetto preliminare del ponte

30 dicembre 2003
Il Comune di Villa San Giovanni (Reggio Calabria) ha chiesto in un ricorso presentato alla sezione di reggina del Tar della Calabria, come tra l’altro hanno fatto qualche giorno fa le associazioni ambientaliste, l'annullamento della delibera del Cipe (Comitato interministeriale per la Programmazione Economica) con la quale è stato approvato il progetto preliminare per il ponte sullo Stretto.
I contenuti del ricorso sono stati illustrati ieri alla stampa dal sindaco, Rocco Cassone, e dall'avvocato Vincenzo Cerulli Irelli.
Nel ricorso, nel quale si chiede anche la sospensiva, viene chiesto l'annullamento anche della proposta di parere di valutazione di impatto ambientale redatta dalla Commissione speciale di VIA, dei pareri del Ministero per i Beni e le attività culturali, dei pareri e delle intese resi dalla Regione Calabria sull'approvazione e localizzazione del progetto (e in particolare del parere del presidente della Giunta di consenso alla localizzazione dell'opera), della delibera del Cipe di approvazione del primo programma strategico di opere e di ogni altro atto connesso a questi.

Il ricorso, è scritto nell'atto redatto dagli avvocati Vincenzo Cerulli Irelli, Attilio Cotroneo, Luca De Lucia, e Giuseppina Caminiti, si basa sul fatto che "il procedimento seguito per l'approvazione del progetto preliminare e la localizzazione del Ponte sono stati viziati, in quanto il Comune non è stato messo in grado di esprimere il proprio parere. E ciò - prosegue il ricorso - nonostante il nuovo assetto costituzionale che riconosce la più ampia autonomia alle amministrazioni comunali.
La potestà di pianificazione del territorio è stata posta nel nulla; i programmi di rilancio economico del Comune sono stati completamente ignorati. Il territorio comunale sarà letteralmente tagliato in due e nessuno si è fatto carico di concordare con l'Amministrazione idonee misure compensative. La circostanza è particolarmente grave, se si considera che la realizzazione dell'opera comporterà lo spostamento di migliaia di abitanti. Inoltre mina alla base la certezza dell'assetto del territorio di Villa San Giovanni, con gravissimo pregiudizio per la collettività. A fronte di tutto ciò, il Comune non solo non è stato messo nelle condizioni di esprimere il suo parere in merito, ma la Giunta regionale non si è pronunciata, nè è stata convocata la conferenza dei servizi prevista dalla legge 19/02 con la localizzazione delle opere pubbliche e per la richiesta di misure compensative da parte dei comuni interessati".

La richiesta formulata nel ricorso è che "la procedura venga riaperta e gli atti vengano inviati all'autorità competente perché acquisisca il parere del Comune in ordine alla localizzazione dell'opera nelle forme previste dalla legge regionale 19/02 e segnatamente attraverso la convocazione della prescritta conferenza dei servizi".
Punto decisivo del ricorso, a giudizio dell'Ente, il vizio di forma derivante dalla violazione della legge regionale 19/02 che disciplina espressamente e analiticamente le modalità attraverso le quali il presidente della Giunta regionale può accordare l'intesa per la localizzazione di opere pubbliche statali e di interesse statale.

"Per localizzare un'opera pubblica in variante agli strumenti urbanistici vigenti (qual è il Ponte) - è detto nella normativa, secondo quanto riferito dall'ente - è necessario che il comune, previo voto conforme del Consiglio comunale, presti il proprio consenso nell'ambito di una conferenza di servizi convocata dalla regione". "Il principio secondo cui le grandi opere, come previsto dalla legge obiettivo, bypassino il concetto di autodeterminazione degli enti locali, unici depositari delle problematiche urbanistiche e culturali legate al territorio, nonchè rappresentanti delle istanze ed inquietudini della popolazione da essi rappresentata, non può essere condiviso in una comunità civile ed in una società moderna". A sostenerlo è stato il sindaco di Villa San Giovanni, Rocco Cassone, commentando la decisione di presentare ricorso al Tar contro la delibera Cipe di approvazione del progetto preliminare per il ponte sullo Stretto.
"Da qui - ha aggiunto Cassone - nasce la necessità di far sentire la voce dei villesi, che subiranno totalmente ed unicamente le conseguenze della realizzazione di questa grande infrastruttura. Il rispetto della normativa vigente in materia di localizzazione delle opere pubbliche e richiesta di misure compensative da parte dei comuni interessati ci avrebbe permesso di esprimerci in una conferenza dei servizi convocata ad hoc: nulla di tutto questo è stato fatto, negando al Comune di Villa la possibilità negoziale di valutazione dell'opera, del suo impatto e delle conseguenti misure necessarie a rendere compatibile il Ponte con l'assetto urbanistico del territorio".

Fonte: La Sicilia

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30 dicembre 2003

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