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Vittime di un inferno quotidiano

Per la Sicilia un primato drammaticamente negativo, per i casi di violenza domestica sui minori

10 dicembre 2005

''Robert è un bambino di 5 anni che è arrivato a pensare che la violenza è normale. Quando disegna e gioca rappresenta in modo ripetitivo un bambino piccolo in balìa di incalzanti esperienze di violenza, senza distinzione tra vittime e aggressori.
Il vissuto che emerge è quello di un bambino non protetto, che deve difendersi da solo attraverso un'immagine di sé ipertrofica, aggressiva e ricorrendo alle armi della provocazione, del linguaggio osceno e volgare. Durante il ricovero intreccia con gli operatori sanitari relazioni possessive, vuole solo trattenere l'attenzione dell'adulto che lui sente sempre come rifiutante, distratto o violento. Robert disegna bombe atomiche che scoppiano, che dilaniano il bambino; disegna uomini che sono solo pupazzi e bambini che sono capaci di non dire niente anche se si fa loro del male. Ma allo stesso tempo con un filo di speranza chiede: davvero in ospedale non si ammazzano i bambini?''

Questo è solo uno dei tanti casi di pedofilia e di maltrattamento in ambito familiare ed extrafamiliare che Rosa Gemello, psicologa presso l'ospedale infantile Regina Margherita di Torino, ha visto passare sotto i propri occhi.[...] (da Tempomedico.it)

La violenza sui minori è purtroppo tanto diffusa e tanto endemicamente presente nel nostro tessuto sociale da poter affermare che l'inferno esiste ed è quello nel quale viviamo.
Picchiare un bambino, abusare sessualmente di lui, sfasciargli la vita all'alba di questa è mostruosità, è disprezzo assoluto per se stessi e per tutto il mondo circostante, è il male assoluto che spesso ha il volto di un familiare, è la fine di tutto. E questa fine è accanto a noi quotidianamente e ha spesso un'insospettabile aspetto.

Secondo i dati del servizio ''114 Emergenza Infanzia'', che dopo la fase di sperimentazione in sei regioni (Piemonte, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Sicilia), dal primo gennaio diventa il numero di riferimento nazionale per la segnalazione di situazioni in cui la salute psico-fisica di bambini e adolescenti è in pericolo o a rischio trauma, è la Sicilia a detenere il primato negativo per i casi di violenza domestica sull'infanzia. Un fenomeno che nell'intera nazione ha visto raddoppiare, dal 2004 al 2005, gli interventi degli operatori del 114. Quest'anno sono state oltre 550 le emergenze gestite.
Al 114 arrivano in media 2.100 chiamate al giorno. Un bambino su due è coinvolto in situazioni di abuso (fisico, sessuale, psicologico), o di disagio e maltrattamento (lavoro minorile, fuga da casa, tentativi di suicidio, sottrazione di minore, violenza domestica, prostituzione, sfruttamento). Autori sono spesso gli stessi genitori (42% madri, 38% padri) mentre le vittime sono principalmente i bambini più piccoli (60% fino a 10 anni).
Nella maggior parte dei casi si tratta di bambini e adolescenti italiani (75%) anche se il 114 ha rilevato una percentuale significativa di interventi su bambini e adolescenti stranieri (25%).

Tra le Regioni in cui il servizio è attivo, la Sicilia è al primo posto per quanto riguarda le segnalazioni di violenza domestica (22,6%) e al secondo posto per quelle riguardanti abuso fisico (22,6%) e i casi di trascuratezza (25,8%). Fatto 100 dei casi segnalati in Sicilia: il 25,8% riguardano casi di trascuratezza, il 22,6% violenza domestica pari merito con casi di abuso fisico, 12,9% abuso psicologico, 3,2% abuso sessuale e il 12,9% riguardano altre emergenze.
Il 114 è contattato principalmente da adulti, direttamente coinvolti (genitori 31%; nonni 11,4%) o a conoscenza della situazione di emergenza (vicino di casa 19,3%; estraneo 17,4%). Solo nel 9,8% dei casi le segnalazioni sono effettuate direttamente dai minori. Anche le istituzioni si rivolgono al 114: la scuola (60%) è uno degli osservatori privilegiati, così come le forze dell'ordine (56,4%) che si rivolgono al 114 per un supporto nella relazione con il minore vittima di abuso.

Tutti noi possiamo fare la nostra parte affinché l'inferno che avvolge troppi bambini si dilegui, e lo possiamo fare denunciando i casi di cui veniamo a conoscenza, senza cadere nella trappola dell'omertà e dell'indifferenza.
Da uno blog, dove oggi giorno il coraggio di dire le tante verità nascoste sembra avere trovato una corsia preferenziale, abbiamo estrapolato questo appunto: 
''Quando vado dal mio ragazzo mi ritrovo scene veramente da rabbrividire.
Uno dei suoi vicini PICCHIA VIOLENTEMENTE i propri figli.
L'ho visto io con i miei occhi... il padre che lo prende tre le ginocchia e lo picchia... forte... costantemente... e alla fine il bambino tra urla e pianti è rimasto a terra...
Credo che filmerò e fotograferò il tutto quando succederà di nuovo (perché purtroppo son certa che succederà), solo che poi non so' che fare...
Qualcuno sa dirmi in queste occasioni, e con del materiale in mano... cosa fare?''

La risposta a questa persona e a tutti quelli che assistano al dramma dell'abuso su di un minore è quella che se si hanno sospetti fondati di un avvenuto abuso, le strade da percorrere sono tre: sporgere denuncia alla Procura della repubblica presso il tribunale penale, segnalare il fatto al Tribunale per i minorenni o rivolgersi a un organo di polizia giudiziaria (polizia, carabinieri).
Spesso i timori e le perplessità portano a omettere le denunce o al massimo a rivolgersi solo all'assistente sociale. Se si hanno dubbi sulla fondatezza dell'abuso, perché magari i segnali rilevati sono ancora incompleti o ambigui nella loro interpretazione, la segnalazione va fatta al Tribunale per i minorenni il quale farà un primo vaglio e, se riterrà di dover escludere con certezza che vi siano condotte di reati penali, procederà solo sul piano della tutela. Viceversa informerà d'ufficio i colleghi del penale.
Ma la denuncia va fatta tempestivamente, per iscritto e non in forma anonima. Deve essere obiettiva, analitica e deve descrivere in modo fedele le condizioni sanitarie della vittima, la natura delle lesioni, le dichiarazioni, gli atteggiamenti e i comportamenti personali del minore, dati che all'inizio possono sembrare poco rilevanti ma che nel corso delle indagini possono rivelarsi fondamentali per la soluzione del caso. [L'obbligo della denuncia, da Tempomedico.it]

F.M.

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10 dicembre 2005
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