Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto di Savoia vogliono essere risarciti dallo Stato Italiano

21 novembre 2007

Sembra uno scherzo, ma così non è... Figlio e nipote di re Umberto II di Savoia hanno chiesto ben 260 milioni di euro allo Stato italiano come risarcimento per i danni morali subìti in 54 anni di esilio: 170 milioni li vuole Vittorio Emanuele; 90 suo figlio Emanuele Filiberto...
Ebbene, se ciò vi potesse sembrare un assurdo, beh, sappiate che non è tutto: oltre agli interessi sulle somme richieste, i Savoia vogliono anche la restituzione dei beni confiscati dallo Stato al momento della nascita della Repubblica Italiana.
La rivelazione è andata in onda in un servizio andato in onda ieri sera su RaiTre a Ballarò.
Nel servizio Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto hanno detto di avere inoltrato la richiesta di danni circa 20 giorni fa con una lettera di sette pagine al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al presidente del Consiglio, Romano Prodi, tramite i propri legali, Calvetti e Murgia. Tra i motivi della richiesta di risarcimento illustrati nella lettera e spiegati da Emanuele Filiberto ci sarebbero i danni morali dovuti - udite udite! - alla violazione dei diritti fondamentali dell'uomo stabiliti dalla Convenzione Europea del 1948.

A sollevare qualche dubbio sull'opportunità di chiedere proprio adesso il risarcimento è stato anche un fedelissimo di casa Savoia, Sergio Boschiero, segretario nazionale dell'Unione Monarchica Italiana: ''L'avocazione allo Stato dei beni del re fu la prima grande rapina dopo la caduta della monarchia, ma non mi sembra il momento opportuno per rivendicazioni''.
Nessun dubbio, invece, per il portavoce di Casa Savoia, Filippo Bruno di Tornaforte, che ha ricordato cause simili intentate da altri ex regnanti: ''E' il caso della Grecia, che ha dovuto pagare un cospicuo risarcimento a re Costantino e alla sua famiglia per l'ingiusto esilio''.
L'ex famiglia reale è rimasta in esilio dal 1946, anno in cui si svolse il referendum che fece dell'Italia una repubblica, al 2003, quando rientrarono nel nostro Paese grazie alla legge costituzionale approvata l'anno prima, legge che cancellava gli effetti delle disposizioni transitorie della Costituzione. Gli anni di esilio sarebbero 56 ma per la richiesta di risarcimento i Savoia si basano sulla data di approvazione della Convenzione Europea, quindi sul 1948.
Se mai questo risarcimento ci sarà i proventi andrebbero a una neonata ''Fondazione Emanuele Filiberto di Savoia'' che li destinerebbe ''in opere di beneficenza e di sostegno alle fasce sociali più disagiate''.

Da parte del Governo italiano non c'è alcuna intenzione di risarcire i due. Il segretario generale della presidenza del Consiglio, Carlo Malinconico, ha fatto sapere che il governo ''non solo non ritiene di dover pagare nulla ai Savoia, ma pensa di chiedere a sua volta i danni all'ex famiglia reale per le responsabilità che ha avuto nella storia italiana''.

''Ecco perché vogliamo essere risarciti'' - ''Non voglio fare moralismi ma credo che non ci sia fatto più grave in un paese democratico di privare il cittadino dei suoi diritti civili e della libertà. Questo è accaduto alla mia famiglia e questo, purtroppo, spesso accade ingiustamente a molti italiani. La sofferenza patita per una vita intera ha un prezzo? Non per me, ma chi ha sbagliato è giusto che paghi''. Inizia così la lettera aperta in cui Emanuele Filiberto di Savoia spiega i motivi che hanno spinto lui e suo padre a presentare una richiesta di risarcimento allo Stato italiano per gli anni trascorsi in esilio.
Una riflessione ''lunga e sofferta'' che la stampa ha cercato ''di stravolgere cercando di dipingerci come degli individui bramosi di denaro che in barba alle tasche degli italiani vogliono ottenere indennizzi milionari''. Una ''scelta quanto mai difficile: fare causa al mio Paese'' ha scritto ancora Emanuele Filiberto, ma ''lo Stato ha avocato a sé tutti i beni privati di Casa Savoia: beni che provenivano dal patrimonio personale che nulla aveva a che fare con la dotazione del capo di Stato''. ''Questa causa - sottolinea il principe - verrà dibattuta nelle sedi di giustizia e sarà la giustizia a decidere se la ragione è dalla nostra parte. La Convenzione sui diritti dell'uomo lo ha già sancito e molti sono gli esempi di Stati che hanno dovuto versare indennizzi a famiglie reali ingiustamente private dei diritti civili''. Un esilio di ''cinquantasei anni per mio padre e trent'anni per me che - sottolinea - ci ha condannati ad un'esistenza di cittadini diseguali, privati, da una Costituzione iniqua, di ogni diritto civile''. ''In un mondo in cui i diritti dell'Uomo sono garantiti da un'apposita normativa internazionale - continua - l'Italia ha emanato una Costituzione contraria a queste leggi che ha modificato, sospendendo parzialmente gli effetti dei commi in contrasto, solo cinquantasei anni dopo la sua entrata in vigore''. Emanuele Filiberto ha chiarito infine che gli eventuali proventi di una vittoria processuale saranno devoluti alla Fondazione Savoia che li utilizzerà ''per azioni concrete a sostegno delle fasce deboli della popolazione italiana con particolare attenzione agli anziani, alle famiglie prive di reddito o con redditi inferiori alla soglia di sussistenza e a giovani a cui fornire gli strumenti per costruire un proprio futuro''. [Adnkronos]

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21 novembre 2007

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