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Vorrei andare a vivere in campagna...

L'ex presidente della Regione Totò Cuffaro dal carecere di Rebibbia: "La mia carriera politica è finita. Il mio futuro è la campagna"

09 aprile 2011

"Quest'esperienza pone fine alla mia carriera politica. Ho la serenità per capire che si è chiusa una pagina bellissima e affascinante della mia vita. Sette anni di galera sono tanti. E io sono realista. Ricevo migliaia di lettere e le visite degli ex colleghi. Ma non vivo nell'iperuranio. Oggi parlare di Totò Cuffaro interessa, ma fra qualche anno sarò solo un numero. Il mio futuro è la campagna. E una volta uscito da qui farò l'agricoltore, come ho sempre sognato". Sono queste le parole di Salvatore Cuffaro intervistato per Panorama da Antonio Rossitto.
A tre mesi dall'ingresso nel penitenziario romano di Rebibbia (LEGGI), dove sconta una condanna a sette anni per favoreggiamento aggravato, Totò Cuffaro racconta come passa le sue giornate nella cella di 16 metri quadrati che condivide insieme altri tre detenuti, nel braccio G8 del penitenziario.
Si sveglia alle sette, si fa la barba, poi si siede al tavolino e comincia a rispondere a chi gli scrive. Ad oggi ha ricevuto circa 2.500 lettere e la visita di una sessantina tra deputati e senatori. "Ricevo almeno una quarantina di lettere al giorno, da tutt’Italia", racconta Cuffaro. Poi impiega il suo tempo, tra studio ("mi sono iscritto a Giurisprudenza"), libri ("Ho letto la biografia di Ingrid Betancourt, la politica colombiana sequestrata per sei anni dalle Farc"), e lunghe docce calde ("ci posso rimanere quanto tempo voglio. Mi piace questa sensazione di pulizia. Dopo mi rimetto a scrivere e leggere fino a quando non aprono la cella").

Dal carcere, Cuffaro rivendica la sua innocenza: "Sono convinto che la sentenza sia ingiusta, ma devo accettarla. Sono arrivato in Cassazione pessimista, sicuro della condanna. Convinto che qualcuno mi stesse usando per lanciare un monito ai potenti". Rivendica il suo modo di fare politica: "Con quel 'vasa-vasa' mi hanno marchiato, volgarizzando ogni mia manifestazione d'affetto. Come se baciare e abbracciare le persone fosse esecrabile". Nell'intervista Cuffaro attacca Raffaele Lombardo, suo successore alla guida della Regione Siciliana: "Il suo tradimento è stata la cosa che mi ha fatto soffrire di più nella vita. Mi ha usato: deve a me la sua elezione, ma il giorno dopo la vittoria ha rotto scientificamente ogni rapporto". "Mi è rimasto un gran dispiacere. Per me era un fratello. Il suo tradimento è la cosa che più mi ha turbato nella vita".
Poi, alla domando su cosa intende fare in futuro, una volta scontata la pena, Cuffaro risponde: "Il mio futuro è la campagna: fichi d’India, uva e olive. Farò l’agricoltore, come ho sempre sognato".

- L'intervista di Antonio Rossitto a Salvatore Cuffaro (Panorama)

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09 aprile 2011
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