We Want Sex

Svolazzi da commedia e un impegno sincero. L'Inghilterra del '68 tra "lotte operaie" e femminismo

03 dicembre 2010

Noi vi segnaliamo...
WE WANT SEX
di Nigel Cole

Dagenham, Inghilterra, 1968. Sotto la guida della loquace e battagliera Rita O'Grady, 187 operaie alle macchine da cucire della Ford decidono di entrare in sciopero per protestare contro le condizioni di lavoro insostenibili, e le lunghe ore rubate all'equilibrio della vita domestica. Con ironia, buon senso e coraggio, le operaie riusciranno a farsi ascoltare dai sindacati, dalla comunità locale ed infine, grazie alla battaglia della deputata Barbara Castle, anche dal governo per porre le basi della 'Legge sulla Parità di Retribuzione'.

Anno 2010
Tit. Orig. Made in Dagenham
Nazione Gran Bretagna
Produzione Number 9 Films
Distribuzione Lucky Red
Durata 113'
Regia Nigel Cole
Sceneggiatura William Ivory
Con Sally Hawkins, Bob Hoskins, Miranda Richardson, Geraldine James, Rosamund Pike, Andrea Riseborough, Daniel Mays
Genere Commedia


In collaborazione con Filmtrailer.com

La critica
"Oggi sembra facile. In quel finale di anni 60 - visti dall'esiguo reparto femminile dell'immenso stabilimento della Ford britannica di Dagenham - così distante dalla swinging London, in quello scorcio di '68 così distante dalle marce studentesche di Parigi, si consumò una di quelle rivoluzioni dimenticate che le minoranze coraggiose vincono per rendere migliore il futuro di tutti. È la storia ricordata da Nigel Cole (L'erba di Grace) in We want sex. Le 187 operaie addette alle tappezzerie non andavano a caccia di sesso durante lo sciopero che sfidò il colosso mondiale, il governo laburista di Harold Wilson, e la diffidenza maschile a ogni livello: quella dell'establishment sindacale (impreparato a una tale manifestazione di autonomia) e dentro le rispettive case e tra i compagni di lavoro in fabbrica. Quelle 187 donne, guidate dall'esile Rita O'Grady, protestarono contro l'ingiustizia che le declassava a "operaie non qualificate", rivendicavano la parità salariale con gli uomini, senza alcuna esperienza politica ingaggiarono una grande battaglia per i diritti. We want sex perché quando vanno a incontrare il ministro Barbara Castle lo striscione che innalzano non è del tutto srotolato e non si legge la parola "equality": non "vogliamo sesso" ma "vogliamo parità sessuale". La trattativa tra donne risulterà decisiva: nel '70 l'Inghilterra sarà all'avanguardia con la prima legge sulla parità. La qualità del film, a differenza delle commedie operaie alla Full Monty di cui non ha la rabbia maschile, è nel mettere in campo senza furbizie una visione femminile dei processi di trasformazione: aliena dal gioco delle parti nelle stanze del potere. Anche se molte esponenti del sesso femminile, negli anni successivi all'eroica lotta delle 187 di Dagenham, hanno preferito fare proprio lo stile maschile."
Paolo D'Agostini, 'la Repubblica'

"In We Want Sex si coniugano svolazzi da commedia e un impegno sincero, quasi alla Loach, per la causa trattata."
Davide Turrini, 'Liberazione'

"(...) è un film che si fa amare da tutti. Uomini e donne."
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

"Film bello e commovente, realizzato alla maniera di Ken Loach (...) tra gli interpreti ci sono gli stupendi Bob Hoskins e Miranda Richardson."
Lietta Tornabuoni, 'La Stampa'

Fuori concorso alla V edizione del Festival Internazionale del Film di Roma (2010).

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03 dicembre 2010

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