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X: la Croce del Sud

L'Italia di oggi è fatta anche da sei milioni di analfabeti, che vivono prevalentemente nelle regioni del Sud

15 novembre 2005

Nell'Italia che qualcuno ha definito delle tre ''I'' (Informatica - Inglese - Impresa) 6 milioni di persone (per la precisione 5.981.579) sono analfabeti. Ebbene sì, il 12 % della popolazione italiana è totalmente analfabeta o senza alcun titolo di studio.
E' questo il dato più allarmante che è emerso dalla ricerca ''La Croce del Sud - arretratezza e squilibri educativi nell'Italia di oggi'' condotta da Saverio Avveduto e pubblicata dall'Università di Castel Sant'Angelo dell'Unla (Unione nazionale per la lotta contro l'analfabetismo), dedicata all'analisi del sistema scuola-società nell'Italia dei nostri giorni.

La ricerca (illustrata ieri a Roma alla presenza del giornalista Sergio Zavoli e di Tullio De Mauro, ordinario all'Università di Roma La Sapienza ed ex ministro dell'Istruzione), basata sui dati Istat relativi all'ultimo censimento del 2001, evidenzia come i cittadini italiani, per quanto riguarda la scolarità formano una piramide appuntita. Al vertice, 7,5% di laureati, circa quattro milioni, alla base 36,5%, ben cinque volte, di italiani senza alcun titolo di studio o in possesso della sola licenza elementare: circa 20 milioni di italiani sui 53 censiti. ''Impressionante poi - ha sottolineato Avveduto - la platea degli analfabeti totali e dei 'nessun titolo' pari a 5.981.579. Quasi 12 italiani su 100, cioè, sono oggi analfabeti''.
Se a questo numero, certamente non indifferente, si sommano i possessori della sola licenza elementare o della sola scuola media, titoli del tutto insufficienti a vivere e produrre nel mondo di oggi, la popolazione di ''senza-scuola'', quelli che la ricerca definisce ''ana-alfabeti'' ovvero del tutto analfabeti o appena alfabeti raggiunge quasi 36 milioni di persone, pari al 66% degli abitanti del ''Bel Paese''.

Andando a guardare i dati nel dettaglio, regione per regione, i numeri che emergono sono allarmanti ma, ci permettiamo di dire, per nulla sorprendenti: ben nove regioni sono oltre il limite che gli studiosi considerano di allarme per popolazione senza titolo di studio, ossia l'8%, e queste sono tutte regioni del Centro-Sud.
La regione più analfabeta è la Basilicata con il 13,8%, seguita dalla Calabria con il 13,2%, dal Molise con il 12,2%, dalla Sicilia (11,3%), dalla Puglia (10,8%), dall'Abruzzo (9,8%), dalla Sardegna (9,1%) e, infine, dall'Umbria con l'8,4%: è quella che Avveduto definisce ''la Croce del Sud''.
Sorprendentemente è invece scoprire che alcune di queste regioni hanno anche un alto tasso di laureati. Contraddizione questa definita dall'autore ''tenaglia educativa''. Per fare un esempio la Calabria ha più laureati della Lombardia, del Piemonte, dell'Emilia Romagna e del Veneto.
Altra sorpresa, la distribuzione degli ana-alfabeti per grandi Comuni (oltre 250mila abitanti). In Sicilia i comuni più ''illetterati: Catania con l'8,4%, è la grande città più analfabeta d'Italia, seguita da Palermo (7,4), Bari (6,7) e Napoli (6,2).

La ricerca ci da anche un quadro internazionale posizionando il nostro Paese in una lista di paesi: l'Italia si trova al terz'ultimo posto tra 30 concorrenti, dietro a noi solo il Portogallo e il Messico. Non solo, in base a dati Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) che accertano il possesso di un titolo di istruzione superiore nella forza lavoro 25-64 anni, su 11 Paesi considerati il nostro Paese è all'ultimo posto per addetti alla produzione di merci e servizi in possesso di qualifica universitaria e oltre.
Secondo Saverio Avveduto, per far fronte a una tale situazione occorrerebbe agire su due direttrici: ''da un lato allargare l'utenza formativa scolastica al più alto numero di destinatari per fasce d'età, dall'altro recuperare le fasce oltre i 25 anni fuoriuscite dal sistema educativo e, nei grandi numeri, mai più esposte all'irradiazione formativa''. Secondo il presidente dell'Università di Castel Sant'Angelo, infatti, ''il nostro stivale cammina, scolasticamente parlando, su una gamba sola, quella degli scolarizzati fra i 3 e i 24 anni, con le progressive rastremazioni registrate dalla piramide educativa. Occorre, quindi, da un lato trasformare la piramide in un tronco di cono e, dall'altra impiantare la seconda gamba formativa, quella degli adulti. E' noto infatti - ha concluso Avveduto - che qualunque titolo di studio, se non esercitato ininterrottamente, dopo 5 anni in medi fa regredire chi lo possiede al titolo inferiore''.

Tullio De Mauro, ex ministro della Pubblica Istruzione, ha inoltre evidenziato come non solo è vero che in Italia vi sono pochi laureati ma è anche vero che questi sono anche sottoutilizzati dal mondo produttivo. ''Il trasferimento di risorse da una parte all'altra del paese - ha detto De Mauro - è inutile senza un alto livello di istruzione e un basso livello di microcriminalità''. Occorre quindi ''aggredire'' questa grande massa di analfabeti che ''non pesa solo sul sistema produttivo ma anche su quello scolastico''. Una possibilità può venire, sostiene De Mauro, dall'educazione permanente degli adulti. ''Gli investimenti nell'istruzione - ha concluso - sono investimenti a lungo termine, mentre gli investimenti in educazione degli adulti è un investimento immediato''. Anche brevi periodi di formazione, infatti, sono sufficienti a ''riattivare il livello di scolarità formale''.
Sergio Zavoli ha quindi proposto una maggior sinergia tra scuola e televisione: ''In un tempo in cui la rivoluzione non è più il cambiamento ma la velocità del cambiamento e noi abbiamo appreso che siamo tra i paesi più attardati, ha un suo fondamento il pessimismo che emerge dalla ricerca''.
Il sapere, ha sottolineato Zavoli, oggi ''non è solo l'acquisizione di informazioni ma l'approfondimento del senso'', occorre quindi realizzare ''una forte sinergia tra scuola e televisione nel senso non solo di informare ma di comunicare. L'informare, infatti, è far passare dati mentre comunicare è far passare valori. Oggi quel che fanno la scuola o la Tv sembra non avere tempo. Tutto si consuma in una coriadolarizzazione della realtà. Scuola e tv, quindi - ha concluso - devono ricostruire il rapporto tra il prima e il dopo, tra causa ed effetto''.

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15 novembre 2005
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